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Come aumentare l’autonomia della batteria del proprio smartphone Android

Ott 27, 2015

Come aumentare l’autonomia della batteria del proprio smartphone Android

Sappiamo bene quanto sia sentito il problema “batteria” dai possessori di smartphone Android (ma anche quelli iPhone e Windows Phone non scherzano) ed oggi cercheremo di indirizzarvi verso alcune soluzioni alla portata di tutti. Questo vuol dire che non saranno necessari ne i permessi di root, ne particolari abilità o conoscenze.

Ovviamente non potremmo garantire per tutti gli smartphone una “lunga durata”, perché spesso i problemi di autonomia sono insiti nella progettazione e quindi impossibili da superare. Ci preme essere chiari su questo punto; non vogliamo infatti millantare poteri magici o soluzioni definitive, ma semplicemente darvi dei consigli per aggiustare l’aggiustabile.

Detto questo, vediamo come procedere passo passo.

Analisi dei Consumi

Il primo step da compiere è analizzare i consumi. Detta in termini differenti, capire quali app o servizi scaricano maggiormente la batteria.

Questa parte è la più noiosa, perché richiede tempo e pazienza, ma allo stesso tempo è fondamentale. E’ chiaro: risulta impossibile trovare soluzioni ad un’autonomia insufficiente senza conoscerne le cause.

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Per compiere la nostra analisi ci appoggeremo su un software gratuito disponibile sul Play Store: GSam Battery Monitor.

 

GSam Battery Monitor

 

L’applicazione in questione è tra le più complete e funzionali, poiché racchiude numerosi dati in un’interfaccia semplice da fruire. Una volta installata sul vostro smartphone Android, apritela e, se volete, disattivate la notifica persistente dalle impostazioni (accessibili dai tre puntini in basso a destra).

Nella schermata principale di GSam BM troverete tutti i consumi di sistema, cioè tutti quelli in cui non rientrano applicazioni; premendo su “uso app”, o sulla scopettina in basso, avrete il battery drain dei singoli applicativi. Il bello di queste statistiche è che, oltre al classico consumo percentuale, vi verrà specificato il tempo d’uso della CPU, illustrandovi più chiaramente il dispendio di risorse a cui andate incontro.

Compreso il funzionamento dell’app è ora di farla lavorare con calma. Lasciatela installata ed essa raccoglierà i suddetti dati d’uso che, prima di mettere lo smartphone in carica, dovrete salvare con uno screenshot (sia delle app che del sistema).
Ripetendo questa procedura per 4-5 giorni potrete valutare in modo preciso i consumi del vostro device, andando ad estrapolare un vostro “uso medio“. Ovviamente più durerà il monitoraggio e più precisa sarà quest’elaborazione.

Valutazione dei Consumi

Completata l’acquisizione dei dati (più difficile a dirsi che a farsi), dovrete valutare quali sono gli elementi che mediamente consumano di più.

Specifichiamo “mediamente” perché posso subentrare dei consumi eccessivi casuali, di cui non ci si deve preoccupare più di tanto. Ad esempio: in una giornata particolarmente ricca di chiamate od una in cui avete giocato maggiormente, risulteranno molto preponderanti i consumi del “Telefono” e del gioco in questione.

Compiuta questa valutazione, vi ritroverete con 3 “Categorie” di consumo, necessarie per capire su cosa si possa migliorare:

  • Servizi
  • Hardware
  • Applicazioni
  • Sistema
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Per “servizi” intendiamo tutte quelle funzioni, offerte da Google o dai produttori, presenti di default sui dispositivi. Esse agiscono “nascoste” all’interno del device, non essendo visibili nell’elenco delle app attive. In questo caso, tralasciando gli aggiornamenti periodici, non ci sono soluzioni per l’eccessivo draining.

Il secondo punto è abbastanza semplice e rappresenta tutti i componenti del vostro smartphone smartphone Android (display, modulo telefonico ecc), facilmente riconoscibili nell’elenco dei consumi.

Abbiamo poi le applicazioni, delle quali conoscerete sicuramente funzioni ed essenza. Il loro consumo può avvenire in foreground (primo piano) od in background (secondo piano). Nel primo caso è l’utente stesso a “lanciare” l’app (cliccandoci sopra) e, usandola in primo piano, provoca il consumo della batteria. Nel secondo caso l’applicazione incide sull’autonomia indipendente dall’interazione dell’utilizzatore, poiché si auto avvia e non compare all’interno del multitasking.

Un’ultima precisazione va fatta sulla voce “Sistema“.
Volontariamente ignoreremo tutte le voci correlate a questo aspetto (quali “Android OS” e simili) perché, purtroppo, l’unica soluzione a questa tipologia di draining è la correzione del produttore via software (come avviene per i servizi).

E’ ovvio che vi consigliamo vivamente di aggiornarne sempre all’ultimo update il vostro terminale, ma oltre a questo non possiamo fare di più. Purtroppo tale genere di consumi (cosiddetti di sistema) è molto pesante su Android Lollipop ed è stato parzialmente ridimensionato con Marshmallow (6.0).

Soluzioni

Dopo questo ampio (ma dovuto) preambolo, arriviamo al succo della guida: le soluzioni. Come detto, i rimedi non porteranno stravolgimenti dell’autonomia perché, purtroppo, le colonne portanti di questo comparto rimangono l’hardware ed il sistema operativo.
Però, nonostante non stiamo parlando di risultati stravolgenti, questi accorgimenti potrebbero portare a miglioramenti ben visibili.

Il consiglio generale è di sfruttare questi consigli in base all’uso che fate dello smartphone e tenendo conto dei consumi che avete appurato in precedenza.

Hardware

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Le soluzioni per limitare i consumi dell’hardware sono le più semplici, ma spesso vengono tralasciate dagli utenti. Non tanto per ignoranza, quanto per pigrizia.

In primo luogo, per massimizzare l’autonomia, è consigliabile disattivare tutti quei componenti che non si stanno usando: staccate il Wi-Fi se non siete sotto una rete conosciuta, disattivate il Bluetooth se non siete in pairing e la localizzazione GPS se non ne avete bisogno. Tenete presente che in questo caso è possibile, da Android Lollipop in poi, regolare la precisione della stessa. In questo modo, pur avendo una posizione di qualità inferiore, potrete sfruttare i servizi correlati limitando il consumo della batteria.

Per facilitarvi nei compiti di on/off esistono app ad hoc come Smart WiFi Toggler, che attivano o disattivano Bluetooth o Wi-Fi in base alla vostra posizione, limitando la necessità di interazione con lo smartphone.

Per quanto riguarda i dati il discorso cambia. Disattivando totalmente la connessione non potrete più sfruttare i servizi di messaggistica istantanea e tutte quelle app che sfruttano la rete per inviarvi notifiche (mail, Facebook, Twitter, ecc).
La soluzione è quella di eliminare la rete 3G/4G, lasciando esclusivamente in gioco la “E” (2G o Edge). Non tutti sanno che in questa modalità i dati più “leggeri” verranno comunque scaricati, non inficiando le funzioni più importanti degli smartphone. In concreto, potrete sfruttare Whatsapp e Co, ma non potrete navigare in internet (a meno di non riattivare le reti veloci).

Gli unici casi in cui vi consigliamo di disattivare totalmente i dati (anche il 2G), sono quelli in cui vi troverete in situazioni di scarsissima ricezione o segnale molto variabile.
Il modulo telefonico si dovrà “sforzare” molto per mantenere stabile la connessione e cercare di scambiare “pacchetti dati”, andando ad incidere molto sul consumo di batteria e sul riscaldamento del terminale. In questi casi l’annullamento totale della funzione è la soluzione ottimale, per evitare un inutile dispendio di risorse (visto che effettivamente i servizi saranno “a singhiozzo”).

Un altro componente fondamentale è il display. La sua voce di consumo è quasi sempre in cima alla classifica delle più esose, visto il ruolo che occupa all’interno dei terminali. L’incidenza sull’autonomia è strettamente correlata ai minuti d’uso dello schermo ed è ovvio che più lo utilizzerete e più il consumo sarà alto. Il modo per limitare comunque il draining è quello di disattivare la luminosità automatica (se presente), affidandosi allo slider manuale presente nella tendina delle notifiche.
La soluzione non solo migliorerà l’efficienza energetica del componente, ma potrebbe aumentare anche il comfort visivo visto che sarà l’utente stesso a settare la sua luminosità ideale.

Applicazioni

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Per il consumo in primo piano (foreground) la valutazione chiave da fare è semplice: più utilizzate un’applicazione e più consumerà. In questo caso non ci sono accorgimenti particolari da darvi, perché il drenaggio della batteria è strettamente collegato alla quantità d’uso che l’utente fa. E’ ovvio che ci sono app più esose di risorse (come i giochi che sfruttano molto CPU e GPU), ma il discorso rimane il medesimo.

Il reale problema è rappresentato da tutto ciò che “gira” in background, perché non è controllabile direttamente dall’utente e per quello lo lascia spesso spiazzato. Moltissime app si avviano infatti in automatico e, non comparendo nell’elenco del multitasking, non possono essere chiuse.

Ma quali sono queste app? Moltissime, anche quelle che non offrono alcun servizio che necessiti un’esecuzione forzata in secondo piano. Le più aggressive sono però quelle di messaggistica ed i social network, che continuano a riaprirsi ad intervalli molto stretti per segnalarvi le notifiche correlate.

Per diminuire gli effetti di queste riattivazioni possiamo sfruttare alcuni accorgimenti:

  • Aumentare l’intervallo di notifica
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    In moltissime app del genere è possibile stabilire un intervallo per la segnalazione delle notifiche, andando così a diminuire la frequenza di riattivazione.
    Questa opzione è disponibile su numerosi servizi: Facebook, Twitter, G+, Gmail e molti altri.
  • Disattivare le notifiche 
    Se il primo punto non dovesse bastarvi eliminate totalmente le notifiche.
    In questo moto potrete ricevere informazioni e messaggi sono all’apertura dell’app, ma risparmierete moltissime risorse.
  • Utilizzare il browser quando possibile
    Questa soluzione prevede l’utilizzo del browser in luogo dell’app corrispondente, ovviamente nel caso in cui esista questa possibilità. Volete usare Facebook o Twitter? Disinstallate l’app e utilizzateli da Chrome.
    Può sembrare un rimedio alquanto drastico, ma è molto funzionale ed efficace. Risparmierete un’ingente quantità di risorse (sia a livello di batteria che di memoria di sistema), non inficiando comunque l’esperienza utente.
  • Greenify
    Quest’app da il meglio di se con i permessi di root ma, anche con telefoni di serie fa il suo lavoro abbastanza bene.
    Essa permette di ibernare le applicazioni, evitando che si riattivino senza l’espressa volontà dell’utente. Una volta installata dovrete segnalare quali applicativi ibernare e, una volta cliccato sull’apposito tasto, tutti verranno congelati.
    Per riattivarli vi basterà riaprire le app corrispondenti (che sia facebook, twitter o altre). Il problema è che, in questa versione non-root, l’ibernazione non è automatica, ma richiede l’interazione dell’utente, attraverso l’app di greenify od il rispettivo widget (molto funzionale). Vi ricordo che “congelando” le app esse non potranno più scambiare dati, quindi non vi sconsigliamo di includere nella lista servizi da cui volete ricevere notifiche.
  • Leggere le recensioni
    Leggete sempre le recensioni presenti sul Play Store prima di installare applicazioni poco conosciute. Il feedback degli utenti può spesso rappresentare una cartina di tornasole per la bontà di un’app. Molto spesso vi eviterete il download di prodotti progettati male, che consumeranno batteria per l’incuria dello sviluppatore.
  • Aggiornare Sempre
    Mantenere aggiornate le applicazioni è sempre fondamentale perché, su segnalazione degli utenti, gli sviluppatori vanno sempre più a considerare il lato consumo quale aspetto chiave delle correzioni.

Conclusioni

In conclusione, per migliorare l’autonomia del vostro smartphone occorre fare attenzione ai dettagli.
Non servono stravolgimenti o rimedi particolari, ma basta armarsi di pazienza e limare quelle imperfezioni che intaccano più o meno pesantemente l’autonomia dei nostri dispositivi.

In questa guida abbiamo volutamente mantenuto una linea semplice e poco tecnica, per dare la possibilità a tutti gli utenti di agire senza rischi o complicazioni particolari.

Se comunque sareste interessati ad indicazioni più elaborate (ad esempio sfruttando il root) potrete segnalarcelo nei commenti.

 

 

Malato di smartphone, tablet e gadget tecnologici. Alla spasmodica ricerca di qualcosa di nuovo che possa catturare la mia attenzione.