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Dispositivi elettronici vecchi (RAEE): cosa farne?

Gen 17, 2017

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Dispositivi elettronici vecchi (RAEE): cosa farne?

Le vacanze, ahimè, sono finite, ma non hanno portato via con sé gli strascichi del Natale. Chiunque avesse chiesto a Babbo Natale di farsi portare un nuovo apparecchio elettronico, e lo abbia ricevuto, si troverà a porsi il problema di cosa fare con quello vecchio, PC, smartphone o tablet che sia. Perché lasciare che si accumulino nei cassetti, aspettando il giorno in cui non si accenderanno nemmeno più?

E’ arrivato il momento di capire che, tra le nostre mani, abbiamo delle risorse che, come tali, possono essere sfruttate in tanti modi diversi.

RAEE: Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

raee-rifiuti

Innanzitutto, è necessario fare una distinzione fra tutti i dispositivi, oramai obsoleti o rotti che abbiamo nel cassetto, e quelli che, invece, risultano ancora funzionanti. Nel primo caso, laddove chi li possieda decida di disfarsene, i dispositivi vengono classificati come Rifiuti e, nel caso specifico, si parla di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Con questo termine, ovviamente, si includono differenti categorie di rifiuti (10 per l’esattezza): non solo i piccoli dispositivi elettronici quindi, come telefoni cellulari, smartphone, tablet e PC, ma anche grandi e piccoli elettrodomestici e altre apparecchiature di vario genere.

Attualmente, ciascun cittadino europeo produce circa 20 kg ogni anno di RAEE… e alcuni di noi nemmeno lo sanno! Tutti i dispositivi di piccole e grandi dimensioni che avete accumulato in casa, tutti i cavi vecchi di cui non vi servite più, possono costituire un intralcio alla vita di tutti i giorni; quindi, perché non lasciare un po’ di spazio per qualcosa di nuovo o mettere semplicemente ordine, dando una nuova vita ad apparecchi ormai inutilizzati o rotti, nel rispetto dell’ambiente?

Ebbene, la favola della salvaguardia ambientale non è impossibile, se ognuno di noi cercasse di fare un po’ di più la propria parte.

Come posso smaltire i miei apparecchi elettronici e quanto costa?

Per i cosiddetti RAEE, ad oggi, sono previste due differenti modalità di smaltimento da parte dell’utilizzatore:

  • conferimento nelle isole ecologiche: è forse il modo di disfarsene più noto, che comporta l’individuazione del centro più vicino a casa, per destinare il dispositivo allo smaltimento appropriato e al riciclo;
  • ritiro da parte del distributore: molti di voi non lo sapranno, ma, a partire dal marzo 2014, qualsiasi Azienda distributrice dei cosiddetti “RAEE di piccolissime dimensioni”, provenienti da unità domestiche, è obbligata a provvedere al ritiro domiciliare degli stessi, a titolo esclusivamente gratuito. Grazie all’aggiornamento del luglio 2016, inoltre, tale servizio non prevede più l’obbligo di acquisto, da parte del consumatore, di un prodotto analogo a quello di cui ci si vuole disfare (cosa che probabilmente spingeva gli utenti a non richiedere il servizio, ma tenere semplicemente l’apparecchio accatastato da qualche parte).

Disfarsi di questo tipo di rifiuto, quindi, non comporta nessun costo, ma, al tempo stesso, rende disponibili alla collettività dei nuovi materiali che possono essere riciclati e reinseriti nel sistema produttivo, comportando quindi anche, al limite, la possibilità di ritrovarli sotto forme differenti in nuovi e differenti apparecchi.

Di cosa è fatto il mio smartphone?

Per capire meglio di quali materiali stiamo parlando, entriamo nel vivo, ad esempio, di uno smartphone e vediamo che cosa possiamo trovare al suo interno.

smartphone-componenti

La prima cosa da dire è che gli smartphone sono una fonte inesauribile di metalli, che compongono circa il 60% delle apparecchiature classificate come RAEE. Un 15%, invece, è costituito da materiali plastici, di vario genere.

 Analizzando, però, più nel dettaglio le varie componenti di uno smartphone, si evince che:

  • La scocca può avere sia una matrice plastica (Carbonio) sia una matrice metallica. In questo caso, i metalli più diffusi sono Magnesio e Nichel. Un elemento non metallico diffuso è il Bromo, che agisce come ritardante di fiamma;
  • Sul display, il vetro si compone di ossido di Silicio e ossido di Alluminio, in grado di conferire una buona resistenza meccanica. Le funzioni del touchscreen sono invece garantite da uno strato di Indio e Stagno. Infine, negli schermi vengono impiegate anche le cosiddette “Terre Rare”, un gruppo di 17 elementi chimici, per la riproduzione dei colori e per realizzare i filtri contro i raggi UV, il cui riutilizzo è ancora abbastanza controverso;
  • Le batterie dei nostri telefoni si compongono prevalentemente di Litio, utilizzato in unione ad altri elementi, come Cobalto e Carbonio (per la formazione di anodo e catodo della batteria, ovvero polo negativo e polo positivo), e Alluminio per l’involucro esterno;
  • Le componenti elettroniche dello smartphone presentano la composizione più varia e complessa. In generale, la CPU è costituita di Silicio, combinato con Ossigeno, mentre i collegamenti elettronici si caratterizzano per la presenza di metalli come Rame, Oro e Argento. Non mancano, nelle schede elettroniche, anche altre varietà di elementi, come Zinco, Titanio, Nichel, Ferro e Alluminio.

Dalle analisi chimiche effettuate sui RAEE si comprende, quindi, come siano molti i materiali impiegati per il loro sviluppo e che richiedono, quindi, un’ampia attenzione al momento del loro smaltimento.

Attualmente, la ricerca sul riciclo dei RAEE è in continua evoluzione e sono molte le metodologie, sperimentali e non, impiegate per prevenire il cattivo trattamento di queste apparecchiature che, se soggette, ad esempio, a combustione incontrollata, possono risultare nocive anche per la salute umana.

Dispositivi ancora funzionanti: una risorsa economica?

Fino ad ora abbiamo parlato di cosa fare con i dispositivi elettronici vecchi, quindi smartphone/PC/tablet, e altro, rotti o mal funzionanti. Ma se funzionano ancora, cosa possiamo farne?

Molti di noi tendono a tenere con sé i dispositivi, non più utilizzati, in caso di emergenza: “Se mi si rompe il nuovo smartphone, almeno ho un apparecchio di riserva”; e questa è sicuramente una buona strategia. Ma se siete degli smartphone addicted e nel tempo avete accumulato nel cassetto molti modelli, perché non valutare l’idea di venderne alcuni? In questo modo, oltre a fare un po’ di spazio nel cassetto, riuscirete anche a garantirvi un ricavo economico, che, su piattaforme come Ebay, ad esempio, vi permetteranno di disfarvi dei dispositivi inutilizzati, guadagnando.

Certamente, è importante trovare il giusto acquirente, mettere in vendita dispositivi in buono stato, ancora ben funzionanti e che possano destare la curiosità di chi stia cercando un telefono nuovo. Attenzione anche al prezzo di vendita, che non svenda il prodotto, ma sia al tempo stesso adeguato rispetto alle offerte sul mercato attuale. Vendere uno smartphone di due anni fa allo stesso prezzo al quale lo si è acquistato non risulterebbe attrattivo per gli acquirenti, quindi meglio fare qualche ricerca online e capire quale sia il prezzo più giusto per voi e per gli altri.

Laddove il “rifiuto” non venga sottoposto ad un trattamento, che ne modifichi in qualche modo la forma ed eventualmente l’occasione d’uso, si parla di riutilizzo. Permettere, quindi, a qualcun altro, che magari abbia esigenze inferiori rispetto all’ultimo modello sul mercato, e quindi sia attratto, ad esempio, da un top di gamma di qualche anno fa ma ancora ben funzionante, garantirà una minore produzione di rifiuti e, ancora, un migliore stato per l’ambiente.

Cosa pensate di queste strategie? Avete anche voi tantissimi dispositivi elettronici a casa, rotti o addirittura inutilizzati? Fateci conoscere la vostra esperienza! Possiamo concorrere insieme per un pezzettino di mondo migliore 🙂

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