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Eni e le energie rinnovabili: la nuova frontiera dei biocarburanti

Gen 13, 2016

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Eni e le energie rinnovabili: la nuova frontiera dei biocarburanti

L’importanza delle fonti energetiche alternative

Il consumo mondiale di energia è aumentato di 17 volte nell’ultimo secolo e le emissioni di CO2, SO2 e NOx derivanti dalla combustione di risorse fossili sono la causa principale dell’inquinamento atmosferico. In questo contesto molti programmi di ricerca hanno puntato allo sviluppo di carburanti e a fonti energetiche alternative in generale che possano essere rinnovabili e così garantiscano uno sviluppo sostenibile.

Cosa sono i biocarburanti?

Con il termine biocarburante si indica un combustibile gassoso o liquido, derivato dalla biomassa (la parte biodegradabile dei prodotti e dei residui delle attività agricole, zootecniche e forestali oltre alla parte biodegradabile dei rifiuti e dei reflui industriali e urbani), e tradizionalmente il loro impiego è legato al settore dei trasporti, ossia per l’autotrazione in sostituzione dei combustibili fossili. Rispetto all’accezione classica, tuttavia, nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una rapida espansione del campo di applicazione dei biocarburanti in direzione della generazione elettrica e termica. I vantaggi dei biocarburanti rispetto alle fonti fossili sono notevoli e includono anche la sostenibilità e la riduzione delle emissioni di gas serra, in particolare la riduzione delle emissioni di CO2. L’utilizzo dei biocarburanti è stato promosso dalla Comunità Europea e questo impulso si inserisce nel quadro della politica energetica e ambientale comunitaria, favorendo anche l’autonomia energetica e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

L’investimento di Eni nello sviluppo dei biocarburanti

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Quando parliamo di biocarburanti intendiamo, tra gli altri, il biodiesel, gli oli vegetali puri, il bioetanolo prodotto dai cereali e dalle materie prime zuccherine, il bio-ETBE (Etil Ter Butil Etere prodotto dal bioetanolo) e il biogas; la loro produzione e le loro applicazioni sono già avviate, mentre i principali margini di miglioramento riguardano la riduzione dei costi di produzione, l’ottimizzazione del bilancio energetico, l’incremento dei rendimenti energetici dei motori e l’aumento delle percentuali di utilizzo in miscela con i combustibili fossili.

La ricerca di Eni si è invece concentrata su processi per i biocarburanti avanzati che utilizzano biomasse di scarto quali i residui agricoli e forestali, le colture lignino-cellulosiche dedicate all’uso energetico e la frazione organica dei rifiuti urbani, limitando così il cambiamento indiretto della destinazione dei terreni. I biocarburanti avanzati sono ad esempio il bioetanolo, prodotto dalle materie prime ligno-cellulosiche, il bioidrogeno, il syngas, il bio-olio, ecc.. La loro produzione non è ancora avviata su scala reale, ma si limita a impianti sperimentali. I biocarburanti avanzati sono accomunati dalla possibilità di essere prodotti a partire dalle biomasse ligno-cellulosiche a costo di reperimento nullo o basso, e sebbene le tecnologie produttive non siano ancora ottimizzate, sono considerati molto promettenti poiché costituiscono uno strumento concreto per la riduzione del costo di produzione dei biocarburanti, che attualmente li penalizza rispetto ai concorrenti fossili e non consente di svincolarli dalle misure di aiuto previste dalle politiche di agevolazione economica e fiscale.

Una tecnologia per la trasformazione delle biomasse sviluppata da Eni che parte da scarti agricoli di natura lignino-cellulosica, è un processo di saccarificazione che trasforma le componenti polisaccaridiche in glucosio e xilosio, ovvero zuccheri semplici; questi poi vengono sottoposti ad un processo di fermentazione effettuato grazie a microorganismi (lieviti oleaginosi) in grado di produrre grandi quantità di oli microbici, simili per composizione agli oli di colza, soia, girasole e palma. La cosa interessante di questi oli microbici è che costituiscono una materia prima sostenibile per la produzione di biocarburanti diesel avanzati (“green diesel”), in quanto utilizzano biomasse di scarto già presenti e disponibili sul territorio nazionale. Questi oli possono essere anche prodotti in modo alternativo e più semplice, ovvero attraverso coltivazioni di microalghe, un metodo che non richiede nessuna biomassa come fonte di carbonio per la crescita.

I biocarburanti dai rifiuti organici

Eni rifiuti
Un altro progetto sviluppato da Eni, è la trasformazione dei rifiuti organici in un vettore energetico liquido utilizzabile come biocarburante. Questa non è cosa da poco se pensiamo che in Italia ogni anno vengono prodotte 30 milioni di tonnellate di sostanze classificate come rifiuti, e di questi circa il 30% è costituito da prodotti di tipo organico. Attualmente le opzioni per lo smaltimento di tali rifiuti sono lo spostamento in discarica, il compostaggio e la digestione anaerobica per produrre biogas (metano); tuttavia le recenti normative europee e italiane nel settore dei rifiuti spingono ad un progressivo abbandono di tali pratiche, a favore di tecnologie di riciclo e di recupero energetico, come quello impiegato da Eni, che consiste in un trattamento termico (300°C, 100 atmosfere) effettuato direttamente sul rifiuto umido. Il prodotto finale di tale processo è un bio-olio in cui viene concentrato oltre il 70% del contenuto energetico della materia prima di partenza, con proprietà simili a quelle di un olio di origine fossile.

Per ulteriori informazioni potete cliccare il seguente link:
http://www.eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/programma-awp/programma-awp.shtml