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Tra gli smartphone di fascia media usciti lo scorso anno, Honor 8 è senza dubbio quello più riuscito ed apprezzato: bello da vedere, comodo, potente quanto basta e con un’ottima autonomia. A distanza di 7 mesi, esce ora la versione “Pro”, con un display più grande e definito, un processore più performante e ben 6GB di RAM. Honor 8 Pro è l’ultima proposta di Honor, che aggiunge al suo listino un top di gamma ad un prezzo di lancio inferiore rispetto ai modelli di punta della concorrenza. Non è esente da qualche piccolo difetto, ma complessivamente Honor 8 Pro mi è piaciuto moltissimo. In questa recensione vi spiego perchè.

Design: bello ma perde i giochi di luce del retro

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Honor 8 Pro è sottilissimo (6.9mm lo spessore) ed elegante. Il modello che ho avuto in prova è nella colorazione Navy Blue, la più bella a mio parere (Nero ed oro sono gli altri colori). Rispetto all’Honor 8 però il design è meno accattivante: la scocca è in un metallo opaco, perdendo in questo modo i giochi di luce che il vetro dell’Honor 8 creava sul retro.

Il lettore di impronte è posto dietro ed è facilmente raggiungibile dall’indice: la posizione del lettore è congeniale soprattutto per chi uitilizza lo smartphone con una sola mano, o anche per chi è abituato a sbloccare il telefono mentre lo estrae dalla tasca.

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Il display è da 5.7 pollici: possono sembrare eccessivi ma in realtà il design è ben ottimizzato ed in mano risulta comodo. Unica pecca forse è che risulta un po’ scivoloso. Il LED di notifica si trova all’interno della capsula auricolare, la luce del LED forse è un po’ fioca quando lo smartphone è poggiato sul tavolo e lo guardiamo di traverso. La USB è di tipo type-C ed accanto ad esso troviamo (non si sa mai di questi tempi!) un comodo foro per il jack da 3.5mm.

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Sul retro, oltre al già citato lettore di impronte, c’è la doppia fotocamera con la messa a fuoco laser.

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Sul lato è presente un foro per estrarre lo slot per la sim, che può contenere o due nanoSIM o una nanoSIM + una microSD. Il design a me piace molto, rispetto a quello del Mate 9 per esempio, rimanendo in casa Honor/Huawei.

Display:c’è tanto altro dietro la risoluzione quad-HD

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Il display è da 5.7 pollici, con risoluzione quad-HD (2560×1440 pixel). Chi mi conosce sa che non amo gli schermi quad-HD, dato che ad una risoluzione esagerata, i cui benefici sono spesso impercettibili, preferisco i consumi inferiori uno schermo full-HD. Nell’ Honor 8 Pro il discorso però si fa più interessante. Il display sfrutta infatti la tecnologia LTPS (Low Temperature Poly-Silicon), che consuma molto meno rispetto ai tradizionali schermi a-Si (Amorphous Silicon). In altre parole, qui l’impatto della risoluzione quad-HD sulla batteria è inferiore rispetto ad altri schermi di pari dimensioni e risoluzione. Resta il fatto che ad occhio nudo, in condizioni di normale utilizzo, è difficile percepire l’aumentata risoluzione, pensata piuttosto per l’utilizzo con la cardboard in dotazione, per una visione immersiva con Jaunt VR.

Il livello di luminosità massimo è ottimo, garantendo una buona visibilità all’aperto in tutte le condizioni. Anche la riproduzione dei colori è impeccabile, fatta eccezione per una leggera deviazione del nero, in linea con gli schermi LCD (non AMOLED quindi), quando la luminosità è impostata al massimo. Il sistema prevede anche la possibilità di calibrare la temperatura dei colori a proprio piacimento. Lo schermo supporta anche lo spazio colore DCI-P3, al fine di incrementare la gamma cromatica per enfatizzare luci ed ombre. E’ un concetto nuovo negli smartphone, dato che si parla di Wide Gamut solo nelle TV. Tra le note negative c’è da aggiungere una scarsa reattività del sensore di luminosità, in linea con gran parte dei modelli di fascia media. Tra quelle positive c’è il fatto che il trattamento olefobico dello schermo è impeccabile, e non trattiene quindi le impronte.

Hardware: impossibile chiedere di più

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Honor 8 Pro è un top di gamma. Basta leggere le specs per capire che il comparto hardware è alla pari (P10 Plus) se non superiore (Mate 9) rispetto ad altri smartphone di punta di casa Huawei/Honor. L’hardware è identico a quello di Huawei P10 plus: processore octa-core HiSilicon Kirin 960 e GPU Mali-G71 MP8 con ben 6GB di RAM (LPDDR4, tra l’altro). Sia chiaro: la RAM è ridondante e non verrà sfruttata appieno dal processore. Poco importa, nei dispositivi Android ho imparato che “Melius est abundare quam deficere“. 6GB di RAM sono a prova di utilizzo nel lungo periodo, multitasking estremo, e anche a prova di app non ottimizzate e sviluppate male.

Screenshot_20170425-095027Grazie al comparto tecnico di altissimo livello, Honor 8 Pro è velocissimo in qualsiasi situazione. Mai un lag o un rallentamento, e giochi come Real Racing 3 girano in maniera impeccabile e ad alti fps. Giocando a Real Racing ho notato che un po’ si surriscalda nella zona vicino alla fotocamera, dove si trova il processore, ma mai a livelli preoccupanti.

La memoria interna da 64GB sfrutta la tecnologia UFS 2.0, che offre prestazioni in lettura e scrittura sequenziale/casuale ben superiori rispetto alle memorie eMMC. Insomma, le capacità computazionali di Honor 8 Pro sono ben oltre il necessario: non vedrete mai rallentamenti o lag di alcun tipo, nè durante l’utilizzo di numerose app in contemporanea, nè di giochi.

Il lettore di impronte è, al solito, reattivissimo. A differenza dell’Honor 8 però non è multifunzionale ovvero non è possibile premere il tasto e far partire una qualche azione programmata. Nell’Honor 8 per esempio avevo associato la pressione del tasto all’apertura dell’app camera. Come già detto in precedenza è presente il sensore ad infrarossi per utilizzare lo smartphone come telecomando o comandare il lettore DVD, l’impianto stereo o il condizionatore. Per molti è inutile ma all’occorrenza può essere utile.

Passiamo ora alle note negative: manca la radio FM, come nell’Honor 8, nel P10 o nel Mate 9. Sinceramente non capisco perchè il P9 Lite sia stato l’ultimo dispositivo con la radio FM. A me avrebbe fatto comodo. L’audio inoltre non è stereo e la qualità del sonoro non può competere con quella vista su alcuni modelli top. Il livello massimo di volume è sufficiente anche per un ascolto all’aperto, ma il suono è un po’ ovattato.

Software: la EMUI sta compiendo passi da gigante

Il software è basato su Android Nougat (7.0), con l’interfaccia EMUI giunta alla versione 5.1. L’interfaccia è del tutto simile a quella del Mate 9 o del P10.

Screenshot_20170425-095252Da “Stile schermata Home“, è possibile scegliere se abilitare o meno l’app drawer. Molto utile anche la funzionalità multi-windows, che consente di splittare lo schermo in due. La novità rispetto alle versioni precedenti di EMUI è che si può spostare la linea che divide le due schermate, regolandone le dimensioni. Mentre prima era possibile utilizzare la funzione multi-windows solo con alcune app di sistema ora è possibile visualizzare qualsiasi app nelle due schermate.

Esteticamente l’interfaccia si presta al gusto personale (e a me piace) ma l’esperienza d’uso è di altissimo livello. L’interfaccia è semplice e le funzionalità realmente utili, inoltre è fluido ed estremamente reattivo, e grazie al comparto hardware sovradimensionato lo sarà anche nel lungo periodo dopo aver installato un gran numero di app. Considerate anche che gli algoritmi auto-adattativi di machine learning, implementati dalla EMUI 5.0 in poi, sono in grado di gestire l’allocazione delle risorse basata su una efficiente gestione della CPU e della deframmentazione della memoria.

Fotocamera: le foto con effetto bokeh ora sono perfette

Anche Honor 8 Pro opta per la soluzione della doppia fotocamera posteriore. Non c’è il brand Leica ma la configurazione è la stessa: un sensore RGB da 12MP (Sony IMX286), con apertura f/2.2 e focus laser + un sensore monocromatico Sony anch’esso da 12MP. La doppia fotocamera ha due funzioni: migliorare la luminosità e il livello di dettaglio delle foto combinando le informazioni di entrambi i sensori ma soprattutto quello di regolare la profondità di campo, per fare foto con effetto bokeh tanto caro agli appassionati di fotografia. I risultati sono stati ben al di sopra delle aspettative. Le foto di giorno sono di ottimo livello con colori bilanciati ed un elevato livello di dettagli. L’effetto bokeh funziona sempre meglio, dato che gli oggetti a fuoco non risultano più “scontornati” come accadeva con l’Honor 8. Di sera la qualità delle foto si abbassa molto, allo stesso modo della stragrande maggioranza degli smartphone sul mercato, complice anche l’assenza dello stabilizzatore ottico. Maluccio i video, di discreta qualità ma traballanti, proprio per l’assenza dello stabilizzatore.

 

Autonomia: ottima ma inferiore (di poco) a quella dell’Honor 8!

Mi aspettavo qualcosa in più dalla batteria da 4000mAh. Anche se sono riuscito senza problemi ad arrivare a fine giornata, con un utilizzo ossessivo dello smartphone, i risultati del mio solito test (con l’app Lab501) mi hanno sorpreso.

  • 120 minuti di navigazione web –> batteria scesa dal 100% all’89%
  • 120 minuti di gaming –> batteria scesa dal 89% al 56%
  • 120 minuti di riproduzione video –> batteria scesa dal 56% al 35%
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Il test è stato effettuato al solito impostando la luminosità media e con il solo Wifi attivo. Si tratta di un buon risultato, ma decisamente inferiore rispetto a quello ottenuto con il Mate 9, ed inferiore anche ad Honor 8 che mi aveva lasciato a fine test con il 35% di batteria.

Conclusioni

Honor 8 Pro è un top di gamma. Il comparto hardware è mostruoso e assieme all’interazione sempre più stretta tra sowftware e hardware, su cui Huawei e Honor stanno lavorando, promette prestazioni straordinarie anche nel lungo periodo.

Non possiamo però ignorare qualche difetto, come il fatto che non sia impermeabile o che l’autonomia sia stata un pelo sotto le attese. Ad oggi, se consideriamo il prezzo di lancio di 549 euro, soffre un po’ la concorrenza di qualche modello che si è deprezzato a distanza di mesi dall’uscita, ma non appena il prezzo di Honor 8 Pro calerà di un centinaio di euro non abbiamo dubbi che diventerà un best-buy. 

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