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OnePlus One: recensione completa dopo 14 giorni di utilizzo

Ago 23, 2014

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OnePlus One: recensione completa dopo 14 giorni di utilizzo

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Chi mai avrebbe immaginato che un’azienda cinese potesse emergere dal marasma di dispositivi sul mercato nel giro di solo qualche mese? OnePlus è un esempio lampante di come un’aggressiva campagna mediatica, coadiuvata da un virale passaparola sui social, unita alla straordinaria capacità di capire le esigenze del mercato, possa culminare in una notorietà planetaria in tempi incredibilmente brevi. Il OnePlus One, inizialmente balzato alle cronache internazionali per essere il primo ad offrire la versatilità nativa della Cyanogenmod, ha saputo conquistare fin da subito il meritato scettro di “Flagship Killer” del 2014, capace ovvero di “ammazzare” il mercato dei top di gamma grazie ad un prezzo fin troppo accattivante che spinge inconsciamente a chiedersi se non nasconda una qualche pecca qualitativa.

In realtà i volumi di vendita non sarebbero tali da giustificare un tale appellativo, ma la motivazione di un mancato boom sul mercato è solo nel particolare sistema ad inviti attraverso il quale si può acquistare il dispositivo: contest e lotterie indette da OnePlus, che se da un lato limitano le potenziali vendite, dall’altro hanno saputo innescare un sorprendente hype attorno al prodotto, circondato da un’aura di esclusività. Come se non bastasse le aspettative sono state arricchite dalla filosofia alla base della sua concezione: nonostante il profilo tecnico di altissimo livello, non punta infatti ad una mero vanto di una dotazione hardware di primo piano, piuttosto, come sottolineato durante la presentazione, nasce con l’obiettivo di migliorare realmente l’esperienza d’uso quotidiana, offrendo quella flessibilità che ad oggi forse nessun produttore ha saputo offrire. Da ciò, l’ambiziosissimo motto di “Never Settle” (letteralmente: mai accontentarsi), che riassume con un tono sprezzante e viziato da un pizzico di arroganza, la consapevolezza di aver realizzato un prodotto da un rapporto qualità-prezzo al limite dell’utopia.

Noi di Tecnologici.net siamo riusciti finalmente ad averlo tra le nostre mani: ha saputo il OnePlus One ad incontrare le nostre altissime aspettative? Scopritelo leggendo la nostra recensione completa, redatta scrupolosamente dopo circa due settimane di utilizzo.

Il box di vendita si presenta sotto forma di un elegante e sottile libretto di color rosso acceso, volto a mostrare fin da subito la forte personalità del prodotto. Il contenuto racchiude lo stretto essenziale:

– OnePlus One
– 1 cavo USB-microUSB
– 1 spillo per estrarre la SIM
– 1 caricabatterie da 5V-2A (da ben 10W quindi), racchiuso in una seconda confezione, più piccola ma altrettanto solida ed elegante

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Design

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Al primo sguardo il OnePlus One sembrava avere un’estetica simile a quella di Oppo Find 7, solida e piacevole alla vista ma priva di particolari soluzioni innovative ed elementi di pregio, data anche l’assenza di materiali metallici e combinazioni di leghe a cui ci hanno abituato nel tempo brillanti produttori come HTC. Ma è sufficiente sfiorare il retro per capire fin da subito la volontà di OnePlus di distinguersi dalle banali soluzioni plastiche adottate dalla quasi totalità dei produttori cinesi.

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Al tatto la sensazione è quella di una delicatissima carta vetrata che porta con sè un duplice vantaggio: limitare il rischio che scivoli dalle nostre mani (rischio limitato dall’impossibilità di utilizzarlo con una sola mano, viste le generose dimensioni) ma soprattutto la capacità di celare graffi e le impronte digitali.

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Lo schermo da ben 5,5 pollici rende quasi obbligatorio l’utilizzo con due mani, con la mano che sorregge il dispositivo capace però di raggiungere comodamente i tasti di accensione e di regolazione del volume, posti sui lati opposti, data la loro intelligente disposizione a circa due terzi dall’estremità.

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Sul retro è da apprezzare la conformazione della fotocamera, la cui lente resta allineata con la superficie, al di sotto della quale trova posto il doppio flash a LED.

OnePlus_One_fotocamera

In basso, stranamente non troviamo gli altoparlanti, posti invece sul lato inferiore ai lati della porta microUSB. In alto, defilato sulla destra troviamo invece il jack da 3.5mm per l’ascolto in cuffie.

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Nota sulla back-cover: è rimovibile ma solo a fini estetici, non per accedere alla batteria purtroppo, privando l’utente della possibilità di sostituirla. Dal punto di vista del design non si può dire che sia privo di difetti, tra questi ci sentiamo di segnalarne un paio:

1) La retro-illimunazione dei tasti capacitivi posti al di sotto dello schermo è quasi impercettibile: sufficiente al buio ma di scarsa utilità in condizione di elevata luminosità esterna;
2) L’estrazione del vano per la microSIM non è comodissima, dato che il foro richiede l’inserimento dell’apposito spillo offerto in dotazione (o in alternativa di una graffetta) per una profondità di circa 1cm;

Display

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L’ampio schermo da 5,5 pollici è dotato di una più che adeguata risoluzione Full-HD, senza cedere alla facile quanto inutile tentazione di trovare nell’ulteriore incremento di risoluzione un elemento di innovazione, perchè a nostro parere (ampiamente condiviso) i 401 ppi di densità di pixel sono in grado di supportare pienamente tutte le attività visive, evitando dispendiosi sovraccarichi sulle attività computazionali del processore.

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La qualità di produzione è garantita dal fatto che il fornitore è JDI (Japan Display Inc), lo stesso a cui si è rivolto HTC per il suo attuale dispositivo di punta (HTC One M8). La visibilità all’aperto è buona, impostando ovviamente il livello massimo di luminosità, mentre i riflessi sullo schermo sono nella media.

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La riproduzione dei colori è quella che più fatica a trovare il nostro pieno consenso: da un lato la profondità dei neri sembra superare i limiti fisici imposti dalla tecnologia LCD, mentre dall’altra i bianchi mostrano una lieve, quasi impercettibile, tendenza al giallognolo che potrebbe far storcere il naso agli utenti più esigenti. Per fortuna il bilanciamento dei colori è regolabile manualmente attraverso le impostazioni (in “Colore schermo“): oltre alle opzioni “Predefinito” e “Vivido” è possibile regolare singolarmente Tonalità, Saturazione, Contrasto e Intensità al fine di regolare al meglio la resa dei colori.

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Hardware

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L’hardware di OnePlus One non ha alcuna pretesa di primeggiare con caratteristiche distintive, e questo è testimoniato anche dall’assenza di componenti di spicco, come il lettore di impronte o un misuratore del battito cardiaco. Il profilo tecnico è infatti delineato con uno scopo ben preciso: quello di offrire la massima reattività possibile in tutte le attività in cui è possibile cimentarsi con lo smartphone: dal gaming 3D ricco di effetti grafici all’apertura simultanea di più applicazioni dispendiose, al fine di ottenere quell’esperienza d’uso impeccabile che è lecito aspettarsi da uno smartphone che vuole eccellere nell’utilizzo quotidiano.

Come è possibile offrire una simile esperienza d’suo? Attraverso la massima dotazione hardware finora possibile, un chip Snapdragon 801 da 2.5Ghz, affiancato da ben 3GB di RAM e da una GPU Adreno 330 overclockata a 537Mhz rispetto alla versione standard, comparto che può beneficiare di un carico di RAM del sistema decisamente inferiore rispetto a quello richiesto da interfacce come la Sense di HTC o la TouchWiz di Samsung. Il binomio di un potente hardware associato con un sistema leggero e privo di eccessive elaborazioni del codice è alla base di un utilizzo davvero spensierato, che non pone limiti alle attività video-ludiche (ci siamo limitati a provare Real Racing e Dead Ahead) o alla visione di contenuti in alta definizione.

Screenshot_2014-08-17-14-15-47Il test Antutu ha totalizzato un sorprendente punteggio di 37mila punti, punteggio che rende il paragone con altri dispositivi privo di senso, o se non altro confinato ai pochi appassionati di benchmark, essendo attualmente ben oltre la soglia della reale necessità. L’assenza di uno slot per la microSD è ben compensata da un’eccellente dotazione di memoria, essendo la versione da noi provata quella da 64GB di memoria interna (in alternativa è disponibile il modello da 16GB). Nessuna distinzione tra memoria telefono e archivio interno, a testimonianza del fatto che l’intero storage, a meno dello spazio occupato dal sistema operativo, è utilizzabile anche per l’installazione di software. Completano il profilo hardware il Bluetooth 4.0, il GPS con supporto GLONASS, l’NFC, l’USB OTG (One The Go, per la connessione di periferiche esterne), bussola e Miracast. Piccola nota sul supporto 4G: OnePlus One è sì dotato di LTE, ma con frequenze limitate a 1800/2100/2600MHz (in realtà supporta anche la 1700MHz, ma non ci interessa qui in Italia) e manca quindi la frequenza a 800Mhz, utilizzata in alcune zone anche da TIM, Vodafone e Wind (se avete invece 3 non avrete alcun problema).

FOTOCAMERA

Tra gli aspetti in cui OnePlus One NON è riuscito a sorprenderci è forse quello fotografico. D’altronde è sufficiente un rapido sguardo alla conformazione della fotocamera per intuire la presenza di un sensore dalle dimensioni standard, e quindi con una capacità di catturare la luce esterna nella norma, lasciando, come spesso accade, al software il compito di schiarirla artificialmente. Peccato, perché il sensore da 13MP targato Sony (in particolare si tratta del sensore Sony IMX214), doveva portare sulla carta dei miglioramenti sui colori e sulle prestazioni dell’HDR, che abbiamo fatto fatica ad individuare (contrariamente ai top di gamma LG, giusto per fare un confronto).

La sensazione è quella che il rumore digitale sia mediamente superiore ai dispositivi di punta “tradizionali”, così come il livello di contrasti e la già citata performance a bassa luce. Inoltre non è dotato dello stabilizzatore ottico costringendo l’utente a restare immobile per evitare spiacevoli effetti “mossi”. La riproduzione dei colori è piuttosto fedele, viziata solo da una leggerissima tendenza alla sotto-saturazione, ottima invece la velocità di scatto e di archiviazione della foto, supportata dal potente comparto hardware.

In sostanza, abbiamo percepito una qualità inferiore rispetto a molti altri top di gamma (Galaxy S5, One M8 e G3 in primis, senza tirare in ballo la gamma Lumia) sotto molteplici aspetti, dal dettaglio, ai colori, all’HDR. Chiaro che il giudizio diventa immediatamente positivo se i risultati vengono rapportati a buona parte dei modelli cinesi di alta fascia, ma, presentandosi come un “flagship killer” il paragone con i modelli più costosi è a nostro parere doveroso. Frontalmente è presente anche una fotocamera da 5MP, con una qualità fotografica nella media, che potrebbe lasciare un pizzico di amaro in bocca agli amanti dei selfie. Al solito, potete cliccare su ciascuna foto per ingrandirla e valutare voi stessi la qualità delle foto scattate con il OnePlus One.

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Autonomia

Uno dei punti cruciali nella scelta di uno smartphone è senza dubbio la durata della batteria, e da questo punto di vista la batteria da ben 3100mAh di OnePlus One ha suscitato la nostra curiosità sull’autonomia e più in generale sulle effettive possibilità di utilizzo lontano da fonti di carica. Abbiamo quindi registrato le nostre attività durante la giornata, monitorando attentamente il calo della batteria per ogni diversa tipologia di utilizzo.

In particolare, dopo averlo caricato completamente, un’ora di Youtube ha causato il calo della percentuale di carica all’84% (impostando luminosità dello schermo e volume medi). Successivamente dopo 40 minuti di gaming senza interruzione (Real Racing) abbiamo registrato una riduzione al 70% di carica, scesa poi al 54% dopo un’ora di navigazione Wi-fi continuativa. Eccellente l’autonomia in standby, dato che dopo un’intera notte ha perso un solo punto percentuale. Si tratta di risultati di ottimo livello, non tale da staccare di netto la concorrenza di alta fascia, ma che può soddisfare le esigenze di tutti coloro che non hanno la possibilità di caricare la batteria del dispositivo e che lo utilizzano per svariate ore dedicandosi anche ad attività con elevato dispendio sul processore.

Software

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Il lato software è senza dubbio quello che abbiamo maggiormente apprezzato nel OnePlus One, nativamente dotato della ROM CyanogenMod, offerto in una particolare versione 11S dedicata al momento al solo dispositivo in questione. Se vi aspettate funzionalità complesse ed innovative, come le soluzioni proposte da big come HTC o Samsung negli ultimi anni rimarrete probabilmente delusi, perchè la caratteristica di spicco della CyanogenMod è l’estrema versatilità, frutto della possibilità offerta all’utente di personalizzare ogni singolo aspetto, estetico e funzionale, del dispositivo. Una volta acceso lo schermo, passando rapidamente tra le schermate del drawer, l’impressione è quella di trovarci di fronte ad una impercettibile ed anonima personalizzazione della versione stock: niente di più sbagliato. Basta navigare tra le impostazioni per scoprire un vasto elenco di opzioni poco familiari (per gli utenti non abituati a cimentarsi in operazioni di root, ovviamente), raccolte sotto le voci “Personalizzazione”, oltre ad una voce “Pulsanti”, nella lista Dispositivo. In particolare “Personalizzazione” racchiude 4 voci distinte: Home Page, Schermata di blocco, Temi e Interfaccia. La lista delle possibilità offerte è davvero lunga, motivo per cui ci limitiamo a riassumere qualcuna delle tantissime possibilità offerte dal sistema:

– Rimuovere la fastidiosa barra di ricerca nella home;
– Scegliere la dimensione delle icone;
– Modificare lo stile dei caratteri del testo;
– Impostare il ritardo associato all’attivazione del blocco schermo (timeout e spegnimento);
– Associare lo sblocco ad un particolare tasto capacitivo;
– Visualizzare gli eventi del calendario nella home;
– Personalizzare stili, icone, caratteri, sfondi animazione e suoni;
– Personalizzare le impostazioni rapide e le notifiche;
– Scorciatoie tramite gesture a schermo spento, come ad esempio disegnare un cerchio per attivare la fotocamera, o una freccia per passare al brano successivo durante l’ascolto musicale, o un V per attivare la torcia;
– Visualizzare i tasti Android a schermo invece di utilizzare quelli soft-touch (opzione utile se la bassa retro-illuminazione dei tasti rappresenta per voi un problema);
– Impostare il timeout della retro-illuminazione dei tasti;
– Associare determinate azioni alla pressione dei singoli tasti fisici o capacitivi;

In sostanza se finora non vi siete mai addentrati in operazioni di root, per paura di invalidare la garanzia, o per una scarsa fiducia nella propria dimestichezza con le nuove tecnologie, o per semplice pigrizia, questo è il momento di guardare aldilà dei confini imposti dalla versione stock e scoprire la piacevolezza di un sistema versatile e realmente personalizzabile a seconda delle proprie esigenze e preferenze.

Prezzo e disponibilità

OnePlus One è acquistabile presso il sito ufficiale ad un prezzo di 299 euro per la versione SandStone Black da 64GB (il modello da noi provato) o di 269 euro per la versione SilkWhite da 16GB. Inutile dirvi che complice l’esigua differenza di 30 euro tra i due modelli è il secondo il modello più richiesto, tanto da costringere OnePlus a sbilanciare i volumi di produzione a favore del modello da 64GB.

Purtroppo le possibilità di acquisto sono legate ad un contorto sistema di inviti, che possono essere ottenuti o attraverso chi lo ha già acquistato o partecipando a contest e lotterie, seguendo da vicino le iniziative social di OnePlus. Potete anche valutare l’opzione di acquisto senza invito, attraverso store online come TopResellerStore, ad un prezzo però decisamente superiore rispetto a quello ufficiale. A voi la scelta di spendere anche 100 euro in più per il OnePlus One o virare sui modelli di alta fascia più conosciuti.

Conclusione

OnePlus One è uno smartphone capace di sferzare un duro colpo alla concorrenza tradizionale di alta fascia, colpo addolcito dalla sola modalità di vendita attraverso il sistema di inviti, che se da un parte ne accresce l’interesse dall’altra spinge i potenziali acquirenti a guardarsi intorno, anche a causa del prezzo più elevato a cui è venduto negli store online.

L’alternativa si chiama Google Nexus 5, contro cui il OnePlus One si scontra inevitabilmente, e con cui il confronto diventa estremamente complesso se consideriamo una versione “rootata” del Nexus 5, contro cui perderebbe il vantaggio competitivo dell’elevata personalizzazione offerta dalla Cyanogenmod.

A parità di sistema operativo, ci sentiremmo di sacrificare la potenza hardware del OnePlus (3G RAM e GPU overclockata) a favore di una fotocamera più qualitativa e l’affidabilità nel tempo che la gamma Nexus ha saputo dimostrare, contro quella di un brand su cui è ancora prematuro fare considerazioni a lungo termine. Diverso è il discorso per coloro restii ad eseguire operazioni di root, per i quali la dotazione nativa di una ROM altamente personalizzabile a seconda delle proprie esigenze può rappresentare effettivamente un vantaggio sugli altri modelli.

Appassionato di tutto il mondo della tecnologia e dell'elettronica, soprattutto consumer. Sogna di non aver più bisogno di dormire per riuscire a dedicare il giusto tempo alle proprie passioni.