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Apple vs Samsung: non solo iPhone vs Galaxy, rischia anche Google

Set 1, 2012

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Apple vs Samsung: non solo iPhone vs Galaxy, rischia anche Google

Apple vs Samsung: non solo iPhone vs Galaxy, rischia anche Google

Nello scontro frontale Apple – Samsung, chi rischia di più è Google (Android)

Avete presente il detto “fratelli coltelli” ? Se lo conoscete sicuramente capirete al meglio di cosa si parla in questo articolo, se è la prima volta che lo incontrate vi basterà leggere il pezzo per comprenderne appieno il significato. E’ difatti proprio di una diatriba milionaria, anzi miliardaria, che ci occuperemo, quella tra Apple e Samsung, nella sua versione made in USA. Se è facile capire il motivo per cui la parola coltelli si addice a quello che stiamo per raccontarvi (disputa legale, violazione del diritto della proprietà intellettuale internazionale e blocco delle vendite con annesso ritiro dal mercato), per alcuni non sarà facile comprendere il motivo per cui si può ben parlare di “fratelli”.

Ed invece proprio quest’ultimo termine sembrava essere il più appropriato per definire le relazioni tra i due giganti, difatti è cosa nota ai più che Samsung sia un fornitore di Apple in termini di architettura ARM (quella utilizzata dalla mela USA per il processore dell’iPhone 4S da 1 Ghz A5 doppio core), di banchi di memoria RAM (in questo caso è l iPad 2 ad usufruirne), e di memorie Flash (solid state drive) (utilizzate dal MacBook PRO retina ed il MacBook Air): se non direttamente i legami tra partnership sono sempre presenti tra i due colossi del mercato tecnologico.

Il primo verdetto

Dunque Apple da anni utilizza l’abilità industriale del suo rivale, e lo fa pagandola a caro prezzo.  Eppure qualcosa sembra essere cambiato da quando nove membri di una giuria statunitense, dopo meno di tre giorni di camera di consiglio, si sono  schierati quasi interamente con Apple Inc. nella diatriba legale sul brevetto tenutasi (almeno relativamente al primo grado di giudizio)  contro il colosso coreano  Samsung Electronics Co., accertando la violazione delle norme internazionali sul brevetto ed imponendo ai coreani di pagare circa 1,05 miliardi dollari a favore dei rivali della “mela” in una vittoria  senza dubbio schiacciante sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista dell’immagine (Samsung è stata ritenuta colpevole di aver copiato i disegni del suoi smartphone e tablet dallo style dell’ iPhone e dell’ iPad tablet e di aver copiato una miriade di prodotti brevettati dalla Apple).

Pare chiaro sottolineare come questo sia un giudizio di primo grado, e dunque suscettibile di un ribaltamento in una successiva fase del processo, ma gli scenari che si aprono per gli appassionati di tecnologia, tablet e smartphone su tutti, non sembrano essere dei più rosei. Difatti se da un lato potrebbe sembrare questione che non ci tocca, la disputa sui brevetti avvenuta e tuttora in corso tra i due colossi, la realtà è ben diversa.

Prima di tutto bisogna notare i brevetti a cui Apple si riferisce e che parrebbero essere stati violati da Samsung sono in molti casi brevetti relativi allo sviluppo e l’utilizzo di programmi riconducibili ad Android (il famoso sistema operativo di Google). In poche parole si corre il rischio di trovarsi di fronte ad una vastissima gamma di applicazioni, programmi, sistemi di gestione della memoria del dispositivo mobile e così via, il cui utilizzo potrebbe esser legalmente vietato a tempo determinato (mesi ? anni ?) e dunque i prodotti che li utilizzano sarebbero suscettibili di ritiro dalle vendite. Si noti che non si sta parlando solo dei prodotti Samsung ma di tutti quelli che, allo stato attuale, utilizzano Android (solo nella misura in cui essi ledano i diritto d’autore di Apple).

Pare impossibile farne una stima, ma sicuramente un 25-30% del mercato di smartphone e tablet (non Apple) verrebbe ad esser fuori legge. Come è possibile che accada ciò? Semplicemente il 20 Settembre 2012, dunque  a meno di tre settimane da oggi, il giudice USA la cui giuria ha sentenziato sulla vicenda in oggetto dovrà emettere quello che tecnicamente è chiamato “decreto ingiuntivo”: in poche parole un atto con il quale ordina al soccombente (Samsung nel caso di specie) di tenere od evitare determinati comportamenti e di compiere o meno determinati atti. Nella vicenda in questione il giudice dovrà ordinare alla casa coreana di pagare la cifra stabilita dalla giuria e poi dovrà decidere se imporre, sempre ai coreani, il ritiro dal mercato USA di tutti quei  prodotti che sembrano aver violato le norme sul brevetto (in particolare il Samsung Galaxy Note ed il Nexus 7, mentre non rischia alcun blocco il Galaxy Tab). E non è tutto. Qualora il verdetto fosse confermato in appello, la Apple potrebbe rivolgersi a tutti i produttori di smartphone e tablet che utilizzano Android chiedendo di ritirare i loro prodotti nel caso in cui essi utilizzino gli stessi principi “tecnici” dei prodotti ritirati dalla Samsung.

Le possibili conseguenze

Questa “storiella” potrebbe poi ripetersi in altri mercati, soprattutto in quello europeo ed in quello asiatico. La  questione è dunque molto delicata e chi ci potrebbe rimettere maggiormente sono proprio gli appassionati del “genere” che potrebbero ritrovarsi in una situazione di monopolio, laddove solo Apple sarebbe in grado di fornire determinati prodotti per un determinato numero di anni, ai prezzi da essa stabiliti. Un duro colpo per tutti noi. Siamo portati a pensare che questo sia uno degli scenari più apocalittici, anche perchè molti dei dispositivi coinvolti nella diatriba (come il primo Galaxy S) sono comunque abbastanza vecchiotti e superati, difficilmente acquistabili al giorno d’oggi sia per un hardware non più all’altezza dei moderni standard, sia per un sistema operativo anche lì superato.

L’impressione è che questo tipo di diatriba, seppur portata in tribunale, serva per dare maggior risalto alle due case con una sorta di pubblicità “che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. A questo proposito, ci risulta piuttosto strano questo accanimento tra le parti che, al giorno d’oggi, vivono l’una sulle spalle dell’altra grazie a collaborazioni, partnership e forniture. Un eventuale degrado completo dei rapporti avrebbe effetti negativi per entrambe le aziende e, proprio per questo motivo, siamo portati a pensare che ci possa essere un possibile accordo all’orizzonte. A meno che la “copiatura” dei brevetti sia così insindacabile da far impugnare il coltello da parte del manico da Apple, l’impressione è che si possa raggiungere un accordo più equo e, al tempo stesso, non vada a minare il concetto di concorrenza nel mercato. Noi consumatori? Un occhio alla vicenda, non si sa mai quali possano essere i risvolti.

Vi terremo aggiornati.

Si divide tra Roma e Londra, sempre alla ricerca del modo migliore per fare soldi senza lavorare, si dedica all'alchimismo nutrizionale e alla costante ricerca della dieta magica che gli consenta di mangiare chili di gnocchi ai 4 formaggi senza ingrassare. Nel tempo libero appassionato di smartphone, PS3, diritto, finanza, ogni tipo di sport e... Snoopy.