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Emissioni SAR: quali smartphone emettono più radiazioni elettromagnetiche?

Oggi parliamo di un argomento molto discusso e molto utile per capire quanto incidano gli smartphone (e non solo) sulla nostra salute: il SAR. Ovviamente non vogliamo (e non possiamo) entrare troppo nel tecnico ma vorremmo darvi un quadro d’insieme su questo indice.

Cos’è l’indice SAR?

L’acronimo vuol dire “Specific Absortion Rate” che in italiano si traduce con con “Tasso di Assorbimento Specifico“. In pratica questo valore misura la quantità di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano quando lo stesso viene esposto all’azione di un campo elettromagnetico RF (campo elettromagnetico a radio frequenze). La definizione più tecnica, data dalla comunità scientifica, è questa: “il Sar è la quantità di energia elettromagnetica che viene assorbita nell’unità di tempo da un elemento con massa 1 di un sistema biologico”. Quindi in questo tasso di assorbimento specifico entrano in gioco due elementi: l’energia e la massa. E’ per questo motivo che la sua unità di misura è W/Kg; appunto energia assorbita per Kg.

A cosa serve?

Questo valore viene utilizzato dal CENELEC (comitato europeo di normazione elettrotecnica) e dalla FCC statunitense (ente per la certificazione dei dispositivi in grado di emettere onde radio) per stabilire dei parametri entro i quali i dispositivi mobili devono rientrare per essere sicuri per il consumatore e quindi commercializzabili dalle aziende. I due enti utilizzano scale di valutazione differenti, ma pressoché equivalenti in termini di valutazione del dispositivo e di limite massimo. Per la normativa europea, il valore consentito è di 2W/Kg, misurati su 10 grammi di tessuto; per la legislazione USA il limite è di 1.6 W/Kg misurati su 1 grammo di tessuto. Visto che l’incidenza delle radiazioni elettromagnetiche diminuisce esponenzialmente all’aumentare della massa presa in considerazione, possiamo affermare che le due scale sono molto simili.

Come si effettuano le misurazioni dei livelli SAR?

Entrambi gli istituti citati effettuano dei test per verificare l’incidenza delle onde elettromagnetiche sia sulla testa che sul corpo del consumatore. Le prove vengono effettuate secondo standard molto rigorosi per permettere dei risultati congrui (tra i vari smartphone) e ripetibili nel tempo. In generale, lo smartphone viene posto a 1 cm di distanza dalla “pelle” del manichino per simulare la presenza degli indumenti. Per i test relativi alla testa, lo smartphone viene poggiato (a distanza 0) all’orecchio del phantom (manichino) per simulare l’uso telefonico. Ovviamente, in laboratorio si portano i dispositivi al valore massimo raggiungibile, attraverso la “spinta” al massimo di tutti i radiotrasmettitori. Questo valore massimo difficilmente può verificarsi nell’uso quotidiano.

Cosa comporta un SAR elevato?

Visto il grande dibattito internazionale, è utile muoversi con i “piedi di piombo” riguardo gli effetti che questo assorbimento può causare. Per andare sul sicuro e non darvi informazioni fuorvianti, preciso subito che la fonte delle informazioni successive è l’A.I.R.C (associazione italiana per la ricerca sul cancro). Innanzitutto, l’esposizione ai campi magnetici (come quelli prodotti dai cellulari) provoca il riscaldamento delle parti più esposte, a causa dell’interazione delle onde elettromagnetiche con i tessuti biologici. Un esempio lampante è rappresentato dai forni a microonde che, grazie alle onde elettromagnetiche, riscaldano le nostre pietanze. Ovviamente la “potenza” di un forno non è nemmeno paragonabile a quella di uno smartphone, ma è utile per comprendere come funziona questo meccanismo di riscaldamento.

Ad oggi (sempre secondo l’A.I.R.C) i livelli di riscaldamento a cui siamo sottoposti, a causa delle onde elettromagnetiche che ci circondano, sono trascurabili, perché troppo bassi per causare danni. Non sono però noti gli effetti a lungo termine di questi fenomeni. E’ comunque appurato che, ad oggi, non è dimostrabile la correlazione tra l’esposizione ai campi elettromagnetici e un’aumentata insorgenza del cancro (indipendentemente dall’età). A dimostrazione di questa teoria, i campi elettromagnetici sono stati classificati, dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, quali cancerogeni di gruppo 2B (sospetti agenti cancerogeni). Questo vuol dire che sono stati sperimentati in laboratorio dei dosaggi altissimi, ma non è stata dimostrata una pericolosità effettiva ai livelli presenti normalmente nell’ambiente. Nonostante non vi siano prove scientifiche a riguardo (ribadisco, sempre secondo l’A.I.R.C) nel 2012 (ottobre) la corte di cassazione ha riconosciuto una pensione di invalidità ad un uomo (Innocente Marcolini) che, secondo la sentenza, a causa del suo lavoro di manager aveva visto insorgere un tumore benigno al nervo trigemino. L’uomo infatti aveva trascorso nei 10 anni precedenti tra le 5 e le 6 ore giornaliere al telefono, che avrebbero causato la formazione del tumore.

Come diminuire l’esposizione?

Se comunque avete paura di questi effetti vi potrà essere utile seguire questi pochi consigli. In primo luogo utilizzate auricolari bluetooth o i classici con il filo. Questo perché potrete allontanare lo smartphone dall’orecchio e non averlo più a contatto diretto con il vostro corpo (più lo smartphone è vicino e più gli effetti si amplificano). Anche gli auricolari bluetooth emettono radiazioni ma in misura estremamente minore rispetto ai telefoni. Non portate i dispositivi a contatto diretto, ma cercate di allontanarli il più possibile da voi. Infatti anche a schermo spento gli smartphone emettono radiazioni, a causa della ricerca delle reti e degli switch tra i protocolli 2G/3G/4G. Non utilizzate lo smartphone in auto senza auricolari o vivavoce. Questo perché l’automobile è quella che si dice un “gabbia di Faraday” ed al suo interno il modulo telefonico fatica molto per mantenere stabile il segnale. Faticando molto aumenta la potenza necessaria per una connessione stabile e quindi le emissioni.

Altro discorso importante è quello delle zone con scarso segnale. Come abbiamo detto, più il segnale è scarso e più lo smartphone emette radiazioni per mantenere stabile il collegamento con la rete ed a causa dei continui cambiamenti di connessione (2G/3G/4G); quindi, se notate che la vostra rete è “ballerina”, vi converrà forzare manualmente la connessione 2G (edge) per migliorare la stabilità del segnale e diminuire il tasso di assorbimento. L’ultimo consiglio riguarda la distanza dello smartphone dall’orecchio. Se non avete la possibilità di usare auricolari o sistemi vivavoce, tenete il dispositivo a leggera distanza dall’orecchio; anche 4-5 cm diminuiscono sensibilmente la “potenza” delle onde elettromagnetiche.

Smartphone ed emissioni elettromagnetiche

Dopo la prima parte introduttiva, qui troverete una classifica degli smartphone in relazione all’indice SAR. Occorre precisare che la classifica prenderà in considerazione gli smartphone più recenti e popolari, con Android e iOS. Infatti sarebbe stato impossibile inserire tutti gli smartphone esistenti in classifica e, anche prendendo in considerazione solo gli ultimi anni, il lavoro non sarebbe stato possibile. I dati che troverete qui sotto sono stati estrapolati dalle schede tecniche ufficiali e quindi sono di affidabilità assoluta. Inoltre riguardano il valore che più ha fatto discutere, cioè quello relativo alla testa. La scala usata è quella Europea, il cui limite (come già detto) è di:  2W/Kg, misurati su 10 grammi di tessuto.

Classifica degli smartphone per indice di SAR

Aggiornamento del 12/09/2019

Dopo qualche tempo, torniamo ad aggiornare la nostra lista degli smartphone, ordinati per valore di SAR. In quest’ultimo periodo, il passaggio a scocche totalmente in vetro ha contribuito a diminuire le radiazioni medie generate, rispetto alle precedenti generazioni che prevedevano dei full-body in alluminio. Come ben saprete, il metallo non è amico della trasmissione e quindi era necessario dare più potenza alle antenne per avere la stessa qualità di segnale.

Ordinando la tabella secondo i valori di SAR (testa), si trova che l’Asus Zenfone 6 è lo smartphone con le emissioni più alte in assoluto, con un valore di SAR di 1,57 W/Kg. Nella top 10, fatta eccezione per il OnePlus 6T, al secondo posto (1,552 W/Kg) trovano posto gli smartphone 4 smartphone Xiaomi (Mi Mix 3, Mi 9, Mi 9 SE e Mi 9T), due iPhone (iPhone 7 e iPhone 8) e 2 smartphone di Google (Pixel 3 e Pixel 3 XL), come diretta conseguenza dell’ottima ricezione.

Tra i 10 smartphone più virtuosi, con emissioni elettromagnetiche più basse, troviamo invece ben 9 smartphone di Samsung, tra cui il Galaxy Note 10 / 10+, e diversi modelli della serie A (A10, A20, A30, A50 e A80) e della serie M (M10 ed M20). Viene però il dubbio che il ad influire sui bassi valori dichiarati ci sia il metodo con cui sono stati misurati i valori di SAR testa (es. distanza maggiore?) dato che sui modelli Samsung troviamo una netta discrepanza tra i valori SAR testa e quelli corpo, con questi ultimi del tutto comparabili agli altri smartphone.

Se prendiamo in considerazione invece i valori di SAR corpo troviamo infatti una classifica ben diversa, che vede tra i primi 10 smartphone con le emissioni più alte ben 6 modelli Samsung.

Ci teniamo a sottolineare che i dati hanno il solo scopo di confrontare i valori SAR dei più comuni smartphone presenti sul mercato, senza alcuna intenzione di creare inutili allarmismi: tutti i valori sono infatti al di sotto dei limiti stabiliti dalle normative, altrimenti non potrebbero essere messi sul mercato.

Qui di seguito la classifica completa. Gli smartphone sono ordinati secondo il valore di SAR (testa) ma potete riordinarli a vostro piacimento. Tramite il box di ricerca potete cercare un modello specifico o filtrare per brand.

BrandModelloSAR corpo (W/Kg)SAR testa (W/Kg)
MotorolaMoto G7 Plus1,7320,778
SamsungGalaxy M201,5910,248
SamsungGalaxy S10+1,5820,516
XiaomiPocophone F11,5820,537
SamsungGalaxy S10e1,5750,582
XiaomiMi Mix 31,5681,448
SamsungGalaxy S101,550,264
SamsungGalaxy M101,5320,237
SamsungGalaxy Note 101,5230,209
XiaomiMi 9T1,5111,341
SamsungGalaxy Note 91,5090,381
XiaomiMi 9T Pro1,5081,302
SonyXperia 10 plus1,490,72
SamsungGalaxy A701,4750,949
MotorolaMoto E5 Plus1,4730,898
AsusRog Phone1,471,19
AsusZenfone Max Pro M11,4640,378
AsusZenfone Max Pro M21,460,347
Nokia7.21,4440,989
MotorolaOne Vision1,440,67
MotorolaMoto Z3 Play1,4360,564
SamsungGalaxy A801,430,22
Nokia6.21,420,975
SamsungGalaxy Note 10+1,4040,187
OnePlus7 Pro1,3941,199
AppleiPhone 71,391,37
SamsungGalaxy A401,390,49
SamsungGalaxy A501,390,27
XiaomiMi 9 SE1,3851,385
OnePlus71,3821,166
SamsungGalaxy A201,380,23
MotorolaMoto G71,3760,45
AppleiPhone 81,361,35
GooglePixel 3 XL1,351,35
GooglePixel 31,341,34
MotorolaMoto E51,3130,66
SonyXperia 101,310,9
XiaomiMi 91,3011,389
Honor201,290,84
XiaomiRedmi Note 71,2740,591
OnePlus6T1,2691,552
XiaomiRedmi 71,2510,577
HuaweiP30 Lite1,191,23
GooglePixel 2 XL1,181
GooglePixel 3a XL1,181,33
SamsungGalaxy S91,180,362
XiaomiRedmi 7A1,1660,557
SamsungGalaxy A301,1650,246
AppleiPhone 8 plus1,150,94
GooglePixel 21,140,93
AppleiPhone XR1,130,99
HuaweiY9 (2019)1,120,76
XiaomiMi A31,0970,301
SamsungGalaxy A101,090,321
SonyXperia XZ31,070,868
Honor20 Pro1,051,06
SonyXperia XZ2 Compact1,050,77
XiaomiRedmi Note 81,0340,191
AppleiPhone XS0,990,99
AppleiPhone XS Max0,990,99
HuaweiP30 Pro0,990,64
AppleiPhone 6s0,980,93
AppleiPhone 6s plus0,980,87
AsusZenfone 60,981,57
AppleiPhone X0,970,87
AppleiPhone 7 plus0,951,34
SonyXperia 10,951,12
SonyXperia XZ20,940,56
MotorolaMoto G7 Power0,8570,491
HuaweiP300,850,33
GooglePixel 3a0,81,19
MotorolaOne0,80,463
SamsungGalaxy Fold0,720,38
SonyXperia XZ2 Premium0,680,55
XiaomiMi A20,6390,963
SamsungGalaxy M300,520,46
HuaweiY9 Prime0,390,78
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Recensioni

AUKEY CB-CMD33 in lega di Zinco e Nylon: Recensione del cavo USB Type-C definitivo

Pensate un po’ al cavetto USB standard del vostro smartphone e cercate di stilare una lista dei difetti che lo caratterizzano. Vi do una mano: materiali molto economici, scarsa resistenza e design non proprio accattivante. Ecco ora eliminate tutti questi difetti ed otterrete il cavo USB Type-C definitivo: AUKEY CB-CMD33. Non è un’affermazione fatta “tanto per” o per acchiappare qualche click in più e vi spiegherò perché.

AUKEY CB-CMD33: perché merita davvero

Partiamo specificando che il cavo è costruito con una cura assoluta, sfruttando materiali di pregio ed adottando delle soluzioni di assoluto livello qualitativo. Le testine del  cavo hanno un guscio esterno in lega di zinco, molto resistente ad impatti e graffi, ed un corpo in plastica dura, al fine di garantire l’isolamento e la stabilità del connettore.

Gli attacchi sono inoltre impostati a 90°, al fine di diminuire l’ingombro complessivo dello smartphone quando è collegato. Una scelta che nella vita di tutti i giorni facilita notevolmente molte operazioni, ad esempio quando si gioca con il telefono in carica.

 

AUKEY CB-CMD33: la costruzione

Il cavo AUKEY CB-CMD33 ha in sè una struttura interna in TPE, molto resistente e flessibile, ed una copertura in nylon, che garantisce una resistenza estrema agli strappi. Questa permette di evitare che lo stesso si fletta più del dovuto.

In prossimità dei connettori troviamo dei colletti di rinforzo estremamente pronunciati, che supportano la parte più stressata del cavo. Dal punto di vista funzionale non ho da fare alcun tipo di segnalazione. I test mostrano il supporto a tutti gli standard Quick Charge di Qualcomm e la portata testata arriva fino ai 3A.

 

Aukey CB-CMD33: dove comprarlo

Un cavo quindi che (stra)consiglio e che vi farà cestinare tutti quelli che avete in casa e che potete acquistare su Amazon.it al prezzo di 14.99€ per due cavi lunghi due metri. Ovviamente seguiteci sul canale Telegram AffariConTec dove spesso segnaliamo anche codici sconto per risparmiare.

 

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Recensioni

Huawei P Smart 2019 – RECENSIONE | un entry-level per tutti

Era da tanto che non provavo uno smartphone entry-level e quest’occasione mi ha dato la possibilità di tornare a verificare il livello di maturità raggiunto da questo segmento. Il Huawei P Smart 2019 è probabilmente tra i prodotti più interessanti sotto i 200€ perché, nonostante i suoi difetti, offre molto ad un prezzo d’attacco. Se avete già letto la recensione di Honor 10 Lite, vi renderete facilmente conto che si tratta di due fratelli.

 

Display

Il display IPS LCD da 2340 x 1080 pixel misura 6.21 pollici ed è sicuramente di buon livello in relazione alla fascia di prezzo. I neri sono buoni, così come i bianchi, con gli ovvi limiti (per i primi) posti dalla tecnologia utilizzata dal produttore. Nonostante si parli di un prodotto economico, la resa cromatica è buona ed appagante per l’utente, che potrà anche tarare il display in base alle sue preferenze estetiche. Di base i colori sono abbastanza “sparati”, una scelta che condivido, perché migliora la “bellezza” del display. Mi spiego meglio: l’utente medio non cerca la fedeltà cromatica assoluta, ma vuole un pannello che appaghi la sua vista ed il trend attuale è proprio quello della sovrasaturazione. Huawei quindi, conscia dei limiti qualitativi di uno smartphone da 200€, ha trovato comunque una strada per rendere piacevole il Huawei P Smart 2019.

 

Costruzione

L’estetica penso sia il vero punto di forza del Huawei P Smart 2019, con un design molto accattivante e ben studiato. Il retro è in una plastica molto lucida simil vetro, che dona un effetto molto premium all’intero device. Dalle immagini non rende bene, ma dal vivo è una soluzione di livello assoluto, ottenuta con un materiale non pregiato come la plastica. Non essendo un vetro vero e proprio, questa superficie potrebbe essere però soggetto a graffi e quindi vi consiglio di prestare particolare attenzione alla sua cura. All’interno di questo “specchio” abbiamo il sensore di impronte: molto preciso e rapido. Sul fronte troviamo il bel display 6.21″ che, grazie alla presenza del notch a goccia, riprende lo stile dei top di gamma. Complessivamente la costruzione è molto buona ed lo smartphone appare estremamente solido. Nella parte inferiore abbiamo il jack da 3.5 mm e la porta Micro USB standard. Si proprio quella porta che tanto ci abbiamo messo a dimenticare. Questa scelta è onestamente poco comprensibile da parte del produttore.

Software e Hardware

A livello software la EMUI è una garanzia di aggiornamenti e fluidità, anche se su questo dispositivo, in alcune occasioni, gira meno bene del solito. All’interno dei menù i 3GB di RAM ed il Kirin 710, supportato da una Mali-G51 MP4, garantiscono una velocità eccellente e lo stesso si può dire nel multitasking. Quello che non gira bene sono quelle app che, storicamente, richiedono risorse più elevate su Android: Instagram, Facebook e Snapchat. Le prime due hanno dei freeze casuali ed una stabilità di utilizzo complessiva appena sufficiente, mentre la seconda lagga enormemente impedendo l’uso dei filtri fotografici. E’ un vero peccato, ma in questo caso occorre essere onesti e non scaricare la colpa su Huawei. Storicamente queste applicazioni non sono mai state ben ottimizzate ed il rischio che negli smartphone di fascia bassa non girino bene è estremamente alto. Per il resto, come già detto, la fluidità generale di Huawei P Smart 2019 è molto buona e non mi sento di fare particolari appunti. In questa sezione è utile citare anche la batteria, che rappresenta un punto di forza del device. 3400 mAh sono quasi sovradimensionati per il device e con una carica (non quick charge sfortunatamente, ma comprensibile in questa fascia di prezzo), si riescono a fare tra le 4 e le 5 ore di display attivo.
Un ulteriore punto di forza è sicuramente la ricezione che si colloca sopra la media. Anche rispetto al mio Moto X4, mostruoso sotto questo punto di vista, il Huawei P Smart 2019 fa meglio.

Fotocamera

La fotocamera posteriore da 13Mp può contare sul supporto di una da 2MP per il calcolo della profondità ed i risultati in condizioni ottimali non sono male. Il problema per il Huawei P Smart 2019 sorge appena ci si sposta su terreni più accidentati, come le foto in notturna o quelle in cui l’HDR dovrebbe lavorare molto. In questi casi le immagini non sono sufficienti: sono piatte, rumorose e la gestione delle luci non risulta adeguata. Sulla carta il sensore non è male, quindi confido in alcune correzioni software da parte del produttore con i prossimi update. Con i sample qua sopra potrete valutare voi stessi la qualità, giudicando se sia sufficiente o meno per voi. I video soffrono meno dei problemi detti sopra e sono tutto sommato sufficienti, grazie anche ad una stabilizzazione digitale ben fatta.

Conclusioni

Il Huawei P Smart 2019 si pone come uno smartphone bello ed economico, con un occhio di riguardo all’autonomia. Se ciò non bastasse, la sua ricezione lo rende uno smartphone ideale per chi cerca un dispositivo basico per lavorare: mail, chiamate e browsing. In questi campi non abbiamo particolari eccezioni da fare e ci sentiamo di consigliarvelo.
Se però siete amanti dei social, probabilmente vi conviene virare su altro, investendo magari quei 50€ di più che fanno la differenza sulla fotocamera e l’utilizzo delle app più famose.

 

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Recensioni

Pocophone F1: mi sbagliavo alla grande! – RECENSIONE

Cosa sarà mai questo Pocophone F1, il solito smartphone da malati delle specifiche tecniche che, alla resa dei conti, si rivelerà deludente“. Il mio pensiero era più o meno questo e, devo ammetterlo, il primo approccio con il Pocophone partiva da bias negativo abbastanza forte. L’impatto non è stato certo aiutato dal retro in plastica che, visti i vari passaggi di mano del device, era anche ben graffiato.

Nei 10-15 giorni d’uso come smartphone quotidiano mi sono però ricreduto e devo complimentarmi con me stesso, perché solo gli scemi non cambiano idea davanti all’evidenza dei propri errori. Ecco a voi il mio pensiero su Pocophone F1.

Display

Il display è il primo aspetto che ha portato alla mia “conversione” rispetto al Pocophone F1, grazie ad un buon bilanciamento dei colori e delle soluzioni pratiche abbastanza efficaci. La taratura restituisce delle buone tonalità su tutto lo spettro cromatico, con un tocco di sovra-saturazione che tanto piace al consumatore medio del 2019. Stiamo parlando di IPS LCD, quindi ottimi bianchi e neri nella media: non si eccelle ma la qualità c’è. Sotto la luce diretta del sole tutto il pannello si sbiadisce ed assume una dominante chiara, consentendo di vedere bene anche nelle giornate più soleggiate.

Restando sul tema “vedere bene” la risoluzione è al top: 2296 x 1080 pixel. Questa scelta si traduce in 416 dpi (visto il display da 6.18″), una cifra più che ottimale. Una nota va anche specificata in tema luminosità. Ho letto in rete di pannelli con un’illuminazione disomogenea ben visibile, ma personalmente non ho riscontrato questo problema.

Una menzione a parte merita il notch del Pocophone F1. Questa è l’unica pecca che mi sento di trovare, se non altro per le dimensioni eccessive dello stesso. Le notifiche, poste nella parte sinistra dello schermo, non ricevono il giusto spazio e questo non è ottimale per l’utilizzo quotidiano. Non considero comunque questo aspetto eccessivamente pesante, visto che stiamo parlando di uno smartphone al di sotto dei 300€.

Costruzione

Ad essere onesti la costruzione è il punto che più mi rendeva scettico rispetto al Pocophone F1. Nel 2019, con smartphone in vetro e alluminio/acciaio, credevo non ci fosse più spazio per i plasticoni, ma così non è. L’impatto estetico non è bellissimo, ma tutto sommato la finitura scelta per il Pocophone F1 è gradevole al tatto (anche se scivolosa) ed alla vista. Nonostante sia molto graffiato (causa utilizzatori precedenti), i segni sono ben visibili solo in controluce, segno di una verniciature non superficiale data al prodotto. Questo policarbonato contribuisce inoltre a mantenere il peso vicino ai 180 grammi, che per uno smartphone da 6.2″ è abbastanza difficile. Per fare due esempi famosi, l’iPhone XS (5.8″) pesa 177 grammi, mentre l’XS Max (6.5″) arriva a 208 grammi.

Tralasciando l’elemento materiale, l’assemblaggio del Pocophone F1 è eccellente e non ci sono particolari scricchiolii di sorta. Se a questi aspetti positivi aggiungiamo la presenza di USB Type C e Jack da 3.5mm, direi che le soluzioni scelte da Xiaomi siano molto condivisibili, perché contribuiscono a creare un device pratico e solido, non badando troppo alla superficialità.

Fotocamere

Il comparto fotografico del Pocophone F1 non mi ha esaltato, ma si è comunque rivelato nella media dei competitors di categoria. La fotocamera posteriore da 12 MP f/1.9, coadiuvata da quella da 5 MP f/2.0 di profondità, restituisce dei buoni scatti in diurna, seppur molto saturi. L’HDR risulta essere aggressivo e “spara” la saturazione complessiva delle immagini. Ovviamente la scelta è voluta per migliorare l’appetibilità social, ma questo rende le immagini molto “finte” anche agli occhi meno esperti. Se di giorno non parlerei di problema ma di “scelta estetica”, in notturna il tutto diventa difficilmente apprezzabile, a causa di colori molto distanti dalla realtà e luci troppo preminenti, nonché di una grana di fondo estremamente pesante. Molti segnalano che con la Google Camera, presente su XDA, la situazione migliori nettamente, visto che comunque il sensore è di livello.

I video sono buoni ma soffrono dell’assenza di stabilizzazione ottica. Qui sotto potete vedere degli scatti fotografati con il Pocophone F1 in diverse condizioni di luce.

Performance e Software

Sul lato performance c’è poco da dire: è una spada! Ogni azione è rapidissima ed anche le aperture delle app più pesanti non hanno alcun tipo di problema. Non c’è multiwindows o multitasking che metta in difficoltà l’hardware ed anche in-game si comporta benissimo. Anche gli iniziali problemi con Asphalt 8 sono stati risolti e non ho riscontrato cali di frame rate o impuntamenti, neanche durante le sessioni più estreme. Stiamo parlando infatti di uno smartphone dotato dello Snapdragon 845, supportato da 6GB di RAM e 128GB di memoria interna espandibile. La  batteria del Pocophone F1 si comporta bene e sono sempre arrivato oltre le 4 ore di display, anche nelle giornate più pesanti.

A livello software si sarebbe potuto fare di meglio, visto che persistono alcuni bug che, seppur non pesanti, danno fastidio nell’uso quotidiano. Un esempio lampante è l’assenza dei DRM per Netflix ed i servizi di streaming, che limita a 480p la risoluzione supportata. Ci sono anche altri piccoli problemi estetici (ad esempio icone di diversa forma nel menù di condivisioni) e funzionali (ad esempio a volte il bilanciamento del bianco si tara molto male), che potrebbero essere risolti con un pochino di cura in più.

Merita però un elogio lo sblocco con il volto. Non ho mai visto un sensore così preciso e veloce, nemmeno sugli iPhone. Anche quello di impronte posteriore non da problemi, ma poter accedere così rapidamente con il proprio volto è un piacere.

L’esperienza utente è quindi molto positiva e l’utilizzo quotidiano è indubbiamente appagante. Quello che dispiace è che, visto questo potenziale, si sarebbe potuto lavorare meglio per avere un sistema all’altezza dell’hardware.

Conclusioni

Il Pocophone F1 non è uno smartphone per tutti, ma per quegli utenti consapevoli che sanno bene a cosa vanno incontro. Se cercate un device con un software quasi perfetto ed esteticamente pregiato, questo non fa al caso vostro. Se invece siete alla ricerca di uno smartphone solido e potente che, proprio per questo, sia seguito dalla community, avete trovato pane per i vostri denti: un dispositivo come questo è la perfezione per gli smanettoni od i videogiocatori.

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Aukey EP-T1: RECENSIONE | Cuffie True Wireless sottovalutate

In questo nostro viaggio nelle cuffie true wireless (qui un paio molto interessante) ci siamo imbattuti nelle Aukey EP-T1, un paio che avevamo inizialmente sottovalutato, se non altro perché ci aspettavamo un prodotto molto cheap. In realtà questi auricolari in-ear si sono rivelate di buon livello, perché applicano bene il concetto true-wireless, pur senza raggiungere dei livelli eccelsi.

La costruzione degli auricolari True Wireless Aukey

Dal punto di vista costruttivo non si presentano male. La scatola esterna, che funge da contenitore e da caricatore, ha una base circolare (antiscivolo) con diametro 7 cm ed un’altezza di 3.5 cm. La capienza della batteria integrata non è dichiarata, ma vi possiamo dire che riuscirete a ricaricare circa 5 volte entrambe le cuffie. Dal punto di vista costruttivo la plastica utilizzata non è proprio premium, ma tutto sommato fa il suo lavoro ed in un mese d’utilizzo non abbiamo notato alcun tipo di difetto strutturale. Ruotando di 180° il guscio rispetto all’asse verticale, si accede alle cuffie vere e proprie, che hanno un alloggiamento magnetico estremamente funzionale.

Lasciate cadere all’interno della scatola, le cuffie manterranno la loro posizione e la loro rimozione risulterà abbastanza facile. Parlando delle capsule, abbiamo apprezzato la compattezza ed il peso (solo 5 grammi) nonostante l’impatto iniziale non sia stato dei migliori. A prima vista le cuffie non sembrano ne comode ne stabili, ma utilizzandole ci siamo ricreduti. Anche la costruzione è buona, con una finitura lucida abbastanza resistente ed un LED integrato che segnala il livello di carica e lo stato del pairing. Con una ricarica completa riuscirete a fare 3 ore circa di ascolto ad un volume medio/alto che, aggiunte alle 5 ricariche con la confezione, garantiscono un’autonomia di assoluto rispetto.

La qualità audio degli auricolari Aukey EP-T1

Dal punto di vista dell’audio, il suono risulta essere abbastanza pulito, anche se complessivamente ci è parso un pò inscatolato e sbilanciato verso i bassi. Gli alti sono buoni, ma manca abbastanza la copertura dei medi. Un audio quindi in linea con il prezzo, che non eccelle, ma che si fa apprezzare nell’uso quotidiano, soprattutto durante l’attività sportiva, dove solitamente i generi musicali più “pompati” la fanno da padroni.

L’unica cosa che non ci è piaciuta di queste cuffie è la modalità di pairing. Sia chiaro, la connessione è stabile e la disattivazione automatica al reinserimento delle cuffie nella box funziona bene, ma manca un sistema di autopairing alla rimozione. Quando infatti rimuovete le capsule dalla scatola di ricarica, dovrete necessariamente premere i tasti presenti per avviare l’accoppiamento, che quindi non partirà in automatico. Ci rendiamo conto che parliamo di cuffie economiche, ma è giusto farlo notare. Non manca comunque la possibilità di attivare una sola cuffia per utilizzarla come auricolare spaiato. Ultima critica riguarda il microfono integrato, che risulta avere un volume un pò troppo basso per gli interlocutori.

Conclusioni

In questo caso non ci sentiamo di consigliarle senza se e senza ma. Occorrerà che ogni utente faccia le sue valutazioni riguardo i due difetti citati. Personalmente, utilizzandole molto per lo sport, le ritengo una spesa valida, ma sta a voi decidere.

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