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Recensione Oppo Find X2 Neo: non azzardatevi a dargli del medio-gamma!

Oppo Find X2 Neo appartiene alla nuova line-up 2020 del brand cinese. Insieme al top di gamma Find X2 Pro, sono stati rilasciati anche 2 ulteriori device: Find X2 Neo e Find X2 Lite. Abbiamo dedicato un articolo ad analogie e differenze tra questi dispositivi, ma nella recensione odierna ci concentreremo esclusivamente sul Find X2 Neo: un dispositivo che ci ha estremamente sorpreso e che consigliamo (quasi) ad occhi chiusi.

Design e costruzione

Anche l’occhio vuole la sua parte, in particolar modo in un mondo in cui lo smartphone è sempre meno uno strumento e sempre di più un accessorio. Find X2 Neo in questo ci sa sicuramente fare con un design bello e tutto sommato elegante.

La back cover in vetro satinato è attraente e funzionale, in quanto non trattiene le impronte, e nella colorazione blu ha anche un tocco giovanile che male non fa. Peccato per la disposizione delle fotocamere, che ricorda una miriade di altri smartphone, e che quindi rende questo X2 Neo un device che non spicca per originalità.

In quanto a costruzione non c’è n’è per nessuno: è eccellente. Finiture, materiali ed assemblaggio tali e quali a quelle di un top di gamma vero e proprio. C’è da sottolineare fra l’altro che X2 Neo è uno degli ultimi “compatti” rimasti: ok 6.5″ di display, ma comunque 159,4 × 72,4 × 7,7 mm e 171 grammi di peso. Dimensioni dunque davvero contenute se si tiene conto dell’ampia diagonale del pannello.

Display

Il display è senza ombra di dubbio uno dei primi dettagli che salta all’occhio quando si impugna uno smartphone e quello di Find X2 Neo sa lasciare il segno. Si tratta di un bellissimo pannello OLED FHD+, rapporto 20:9 e refrash rate a 90Hz. La luminosità è molto alta, il che rende il testo perfettamente leggibile sotto la luce del sole (anche estremamente intensa); i colori sono vivaci e ben riprodotti e il tutto regala un’esperienza di visione assolutamente assimilabile a quella di un qualsiasi top di gamma del 2020. L’unica critica da segnalare riguarda il sensore di luminosità: a primo impatto verrebbe da definirlo troppo “pigro”, ma se si pone attenzione al suo comportamento ci si rende conto che così non è. Il sensore infatti è repentino nell’adeguare la luminosità automatica alla quantità di luce esterna, semplicemente ha “il braccino corto” nell’erogazione della luminosità (la quale rimane generalmente un pelo più bassa del dovuto) ed è così che un pò troppo spesso ci si trova a doverla regolare manualmente. Si tratta in tutto e per tutto di un approccio conservativo del sensore, il quale alle volte finisce per essere fin troppo esasperato.

La frequenza di aggiornamento di 90Hz contribuisce a migliorare l’esperienza d’uso, in particolar modo nello scrolling e nel quotidiano, ma il nostro consiglio è di impostare la selezione automatica in quanto così si avrà il perfetto connubio fra performance e risparmio energetico.

Prestazioni

La dotazione hardware del Find X2 Neo consiste in uno Snapdragon 765G, 12GB di RAM LPDDR4 e 256GB UFS 2.1. Le prestazioni sono convincenti? Assolutamente si, con il nuovo SoC di Qualcomm che concede prestazioni inaspettatamente entusiasmanti. Con una serie 8xx che da diverse generazioni vede aumentare i consumi a fronte di un’efficienza energetica via via sempre peggiore e performance non troppo distanti, da qualche anno a questa parte è la 7xx a regalare sorprese. Quest’anno come non mai. Il Find X2 Neo è sempre fluido: 0 lag e 0 impuntamenti o rallentamenti di sorta, un fulmine nelle operazioni quotidiane.

La più grande differenza rispetto alla scorsa generazioni è situata però nelle performance grafiche, e lo si nota in giochi estremamente pesanti e mal ottimizzati come Fortnite: uno Snap 730G viene messo in seria difficoltà mentre il 765G se la cava egregiamente anche a dettagli alti, insomma uno scarto prestazionale davvero evidente. Questo chipset in conclusione ha prestazioni grafiche assimilabili ad un top SoC di un paio d’anni fa (kirin 980, Snapdragon 845), ma con consumi da serie 7xx di ultima generazione. A ciò si aggiungono temperature generalmente basse, è molto difficile sentire scaldare lo smartphone. Impossibile non ritenerlo uno dei migliori (se non il migliore) SoC dell’anno. 12 GB di RAM son poi un’enormità, assolutamente future proof, e 256GB di memoria son sufficienti per il 99% dell’utenza.

Comparto foto e video

  • 48MP Sony IMX586 f/1.7 con OIS e nuovo ISP
  • 13MP tele f/2.4 con zoom ottico 2x e ibrido 5x
  • 8MP grandangolare f/2.2
  • 2MP black and white
  • 32MP selfie camera

Di carne al fuoco c’è n’è tanta, anzi tantissima, ma si sa che quantità non corrisponde necessariamente a qualità tuttavia in questo caso potremmo proprio di si. Come vedremo a breve gli scatti ottenuti con Find X2 Neo sono estremamente validi e solo utilizzando lo smartphone in condizioni tragiche (es. totale assenza di luce) lo si mette davvero in difficoltà.

Il sensore principale è il buon “vecchio” IMX586, estremamente utilizzato nel 2019, ma è su questo smartphone che ha il proprio canto del cigno. Gli scatti ottenuti di giorno sono ineccepibili, indistinguibili da un qualsiasi top di gamma, mentre di sera la qualità cala leggermente pur mantenendo comunque un livello assimilabile a quello di un cameraphone dell’anno scorso.

Lo zoom ottico 2x sa farsi rispettare, tornando utile in svariate occasioni, ma è l’ibrido 5x ad aver regalato sorprese: di giorno il livello di dettaglio per uno zoom ibrido così spinto è assolutamente convincente, e di notte può comunque rivelarsi utile all’occorrenza.

La grandangolare è “divertente”: di giorno si ottengono foto belle e con una buona gestione dell’aberrazione cromatica, anche se manca quella manciata di dettaglio in più che la metterebbe al pari dei top di gamma. Di notte fa quel che può, con la night mode che effettivamente spesso si rivela incisiva sulla foto permettendo di portare a casa scatti più che sufficienti. Ultra-grandangolare la quale torna molto utile per le macro: grazie al PDAF è possibile realizzare ottime macro semplicemente sfruttando una fotocamera già presente sullo smartphone, con risultati drasticamente migliori rispetto a quei brutti sensori dedicati da 2MP presenti su moltissimi device.

Inutile la camera Black e white, è letteralmente presente solo per fare numero.

I selfie sono molto buoni: i 32MP frontali si comportano bene ed infatti i risultati sono ricchi di dettaglio, perfetti per i social.

Camera grandangolare
Teleobiettivo con zoom 5x
Camera principale
Macro con grandangolare + PDAF
Teleobiettivo con zoom 2x
Camera principale

Per quanto riguarda i video si tratta di un vero e proprio campione. Sono strepitosi, con una stabilizzazione che è probabilmente la migliore nel panorama Android e si piazza al pari di iPhone. Dalle impostazioni è possibile scegliere se avvalersi della “Ultra Steady”, e dunque un ottimo connubio di dettaglio e stabilizzazione, o se optare per l’estrema “Ultra Steady Pro” la quale sacrifica un filo di dettaglio in favore di una stabilizzazione impeccabile. In entrambi i casi non c’è nulla da recriminare ai risultati ottenuti, di ottimo livello ed al pari (se non migliori) dei top di gamma attuali. In questo va fatto un plauso ad Oppo, senza se e senza ma. Dispiace per la mancanza del 4k 60 FPS: in questa risoluzione lo smartphone si ferma ai 30, i quali permettono comunque risultati estremamente convincenti, ma con i 60 il device sarebbe stato al vertice della categoria. Badate bene, non si tratta di una scelta di Oppo bensì di Qualcomm in quanto lo Snapdragon 765G non offre il supporto al 4k 60 FPS.

I video con la camera frontale si fermano invece al 1080p 30fps, tra l’altro manca la stabilizzazione ottica. I risultati son comunque buoni: c’è tanto dettaglio e luci e colori sono gestiti in modo ottimale, ma a causa dei compromessi elencati poco fa i video con la camera frontale son dunque un gradino sotto a quelli con le posteriori.

Autonomia

L’autonomia è convincente, la batteria da 4025 mAh fa il proprio lavoro e consente di avere buone soddisfazioni. Non è un super risultato, ma si arriva in tranquillità a fine giornata e con un uso molto social e poco stress non è raro affrontare anche la mattinata successiva. Mal che vada con il caricatore in confezione, compatibile con la ricarica VOOC 4.0 a 30W, si porta lo smartphone dallo 0 al 100% in soli 50 minuti. Assente la ricarica wireless, ma con una VOOC così veloce sarebbe davvero difficile preferire la wireless.

Audio e connettività

L’audio è stereo ed è ottimo. Molto potente, con una buona riproduzione ed abbastanza bilanciato. Dalle impostazioni è inoltre possibile attivare e gestire il Dolby Atmos, una chicca per nulla scontata. Manca purtroppo il Jack da 3.5 mm, Oppo ci mette una pezza attraverso un discreto paio di auricolare type-c in confezione, ma il rimpianto del Jack non sarà facile da scacciare.

Presente lo sblocco col volto, fulmineo, ma non troppo sicuro in quanto è solamente 2D. Il lettore d’impronte è posizionato sotto il display: è affidabile, ha un’ampia area di sblocco ma non è istantaneo. In generale non presenta comunque problemi di sorta.

Ricezione di buon livello, non al top come Huawei e Motorola, ma lo smartphone prende indiscutibilmente bene. Infine connettività da top di gamma: presenti 5G e WI-FI 6, Bluetooth 5.1 ed USB C 3.1.

In questo comparto Oppo ha spinto davvero forte, anzi fortissimo.

ColorOS 7

Oppo Find X2 Neo arriva sul mercato con ColorOS 7, l’ultima interfaccia grafica di Oppo, basata su Android 10 ed aggiornata alle patch di Marzo. Per quanto riguarda il discorso update ne parleremo a breve, ora occupiamoci dell’UI.

La ColorOS 7 è stata una vera e propria svolta per i dispositivi Oppo, e sarebbe erroneo non ritenerla una delle migliori interfacce nel panorama Android. Esteticamente curata, fluida e ricchissima di utili funzioni, fra l’altro con una gestione dei servizi in background molto meno aggressiva rispetto a tante interfacce di brand concorrenti. Una delle “chicche” che ci ha colpito maggiormente è la barra laterale intelligente: si tratta di una piccola barra laterale facilmente richiamabile attraverso uno swipe verso il centro, essa consente di accedere rapidamente ad altre applicazioni delle quali si è inserita una shortcut nella barra. E’ estremamente personalizzabile, e se ne può impostare la scomparsa durante la visione di contenuti a schermo intero, ma la “schiccheria” più interessante è la possibilità di avere alcune app in pip ( picture in picture). E’comodissimo, immaginate ad esempio di star vedendo un video ed a un certo punto arriva una notifica Whatsapp. Di norma dovreste bloccare il video ed entrare in app per rispondere, ma richiamando Whatsapp dalla barra laterale vi si attiverà il pip e potrete comodamente interagire col servizio di messagistica senza dover uscire da Youtube e dunque senza interrompere la visione del video.

Gli aggiornamenti son sempre stati il tallone d’Achille dei dispositivi Oppo, ma finalmente c’è stata un’inversione di marcia. Oppo ha cominciato ad aggiornare con costanza i propri terminali, ed a dimostrazione di ciò Find X2 Neo ha già ricevuto l’update con le patch di Giugno. C’è ancora del lavoro da fare, ma le fondamenta sono solide.

Prezzo e conclusioni

Il listino è di 699 euro, non è un prezzo contenuto ma questo è proprio il caso di fermarsi e riflettere. La sola scheda tecnica fa pensare che si tratti di un medio gamma “maxato”, nulla di più sbagliato. Questo device è un top di gamma, ma con un SoC non di fascia alta. E non è detto da nessuna parte che sia necessariamente un male: i consumi sono più contenuti, le prestazioni sono ugualmente valide ed ha permesso all’azienda di dedicare gran parte del budget nelle altre componenti. L’Oppo Find X2 Neo è uno di quei dispositivi che la scheda tecnica ed un listino elevato ti portano a snobbare, ma poi quando li provi te ne innamori. Perchè noi c’è ne siamo innamorati, a tal punto che io lo utilizzo quotidianamente come mio smartphone personale. Se il vostro budget vi permette di acquistarlo, allora dategli una possibilità perchè merita tantissimo, lo consigliamo assolutamente. E’sconsigliato soltanto ai gamers ed a chi cerca prestazioni estreme, in quel caso serve un 865, ma bisogna scendere ad altri inevitabili compromessi. Questo invece è uno di quegli smartphone che qualsiasi cosa fa, la fa bene ed anche molto.

Design8.5
Display9
Prestazioni8.5
Autonomia8
Fotocamera9
Interfaccia8.8
Audio e Connettività9
Prezzo7.5
8.5
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Guide

Quale MacBook comprare? Guida ai MacBook 2020

I MacBook sono macchine ambite e ricercate, dotate di un design estremamente curato e di altissima affidabilità. Per questo motivo sono molto diffuse fra i professionisti, ma ciò non toglie che siano oggetto d’acquisto anche da parte di utenti comuni interessati ad un notebook di un certo livello. Apple lo sa bene ed è proprio da questa consapevolezza che nel tempo sono nate soluzioni meno orientate sulla potenza, rispetto al passato, in favore di portabilità ed un prezzo più abbordabile per il consumatore medio. L’emblema è il MacBook Air: una macchina dotata della tradizionale qualità ed affidabilità Apple ma con performance studiate per assecondare le esigenze di un utente “meno pro” e “più consumer”, e chiaramente con un prezzo significativamente più basso rispetto al resto della line-up.

Negli ultimi anni però le cose sono andate complicandosi, la gamma Apple è ben più vasta rispetto al passato e non è più così tanto facile capire quale MacBook vada bene per un target più tradizionale e quale invece sia indicato per un utenza davvero “pro”.

Questo articolo nasce proprio per venire incontro a tutti quei potenziali acquirenti che non sanno, o sono indecisi, per quale modello optare. Sarà una sorta di bussola che permetterà di orientarsi fra le molteplici configurazioni presenti sul sito Apple. Passeremo in disamina tutti i notebook della line-up, inquadrando il target di utenza cui sono consigliati, e facendo chiarezza fra le possibili configurazioni.

MacBook Air

Il MacBook Air è una macchina che fa della portabilità il proprio punto di forza. Costruito interamente in alluminio, con la solita qualità che contraddistingue i notebook del brand di Cupertino, ha un peso di 1.3 Kg. Dunque contenuto, ma nemmeno troppo se pensiamo che esistono soluzioni Windows che scendono tranquillamente al di sotto del chilo. Ha un display bello, preciso e luminoso (anche se meno dei fratelli maggiori), le cornici però stanno cominciando ad essere obsolete visto che Apple non le assottiglia da ormai diverse generazioni. . E’ presente in diverse configurazioni, selezionabili dal sito Apple. Quella da noi consigliata è la standard ma con il passaggio a piattaforma i5. In pratica: i5, 8GB RAM e 256 GB SSD. Con soli 50 euro è infatti possibile fare l’upgrade all’i5 di 10° generazione e quest’anno si tratta finalmente di una CPU dotata di 4 Cores. Ma non fatevi ingannare, non è diventata una macchina “Pro”. Il MacBook Air quest’anno ha una seria criticità: si surriscalda. Basta aprire qualche tab del browser per vedere le temperature schizzare ben oltre i 70° e da lì a raggiungere i 100° è davvero un attimo. Questo comportamento è dovuto all’implementazione della dissipazione da parte di Apple: si tratta di una dissipazione ibrida cioè è effettivamente presente una ventola all’interno del notebook, ma questa non è in alcun modo collegata alla CPU e dunque di fatto non fa altro che spostare un pò d’aria, ma niente di più.

Le RAM sono delle LPDDR4X a 3733 MHz, davvero ottime, e per il primo anno il modello base è finalmente dotato di 256GB di SSD. Tornando però al discorso di prima, questa gestione della dissipazione scelta da Apple non permette all’hardware di brillare e, a conti fatti, con questo MacBook Air si possono sostenere gli stessi carichi di lavoro che potevano reggere i modelli degli anni scorsi. Peccato, perchè quest’anno l’hardware è davvero interessante.

La batteria è da 50Wh, dunque nella media degli ultrabook, ed infatti come da tradizione l’Air continua ad avere un’ottima autonomia. In questo è il migliore della line-up Apple.

Ultima caratteristica da annoverare è sicuramente la tastiera. Anche l’Air dice addio alla butterfly keyboard per far spazio ad una tradizionale tastiera a forbice, la stessa che troviamo sul Pro 16″. Il prezzo: si parte da 1229 euro per la variante base, ma come detto prima è consigliato passare all’i5 e dunque è necessario sborsare ulteriori 50 euro. E’ alto, come per tutti i prodotti Apple, e per questo vi consigliamo di valutare bene prima di acquistarlo. Se non si necessita nè di Mac OS nè di un display così bello e preciso si può optare per i Matebook di Huawei, i quali costano molto meno ed in diversi aspetti offrono di più. Noi abbiamo recensito il D 15″: è un pò più grande ma è ugualmente ben costruito, costa la metà ed è molto più fresco e potente.

In conclusione, per chi è consigliato questo Air 2020? Sicuramente per studenti che necessitano di una macchina affidabile, con un bellissimo display e con un’ottima autonomia. Ma volendo anche blogger, scrittori e chi utilizza il PC per la produttività d’ufficio. Con un display così ben tarato si può anche pensare di fare del fotoritocco, ma non di più.

Per chi non va bene l’Air 2020? Di fatto per quelli a cui non andavano bene gli Air di scorsa generazione. E’ cambiato l’hardware, sulla carta è molto migliore, ma son rimasti gli stessi limiti di questa macchina. Va benissimo nell’uso quotidiano (anche se rimane sempre calda), ma appena si chiede qualcosina in più vengono fuori tutte le magagne della dissipazione inadeguata, e subentra il thermal throttling (per altro anche abbastanza pesante).

Se si cerca un MacBook da 13″ davvero performante, ancora una volta l’unica vera opzione rimane il Pro 13″. Peccato.

MacBook Pro 13″

Il MacBook Pro 13″ nasce con l’obiettivo di venire incontro ad una vasta fetta di professionisti, dotando una leggera macchina da 13″ di performance per l’appunto “pro”. Il modello 2020 ha un peso di 1,4 Kg, anche qui non pochissimi visto che un Dell XPS 13 2020 pesa 200 grammi in meno ed ha un hardware assimilabile.

Quest’anno è presente in 2 varianti le quali si distinguono nettamente in base ad una serie di caratteristiche:

  1. La prima è la più economica, dotata di CPU di 8° generazione, RAM LPDDR3, 2 porte Thunderbolt 3 ed una sola ventola per la dissipazione. Prezzo di partenza di 1529 euro
  2. La seconda è la più recente nonchè più costosa, dotata di CPU di 10° generazione, RAM LPPDR4X, 4 porte Thunderbolt 3 e due ventole per la dissipazione. Prezzo di partenza di 2229 euro

Le 2 varianti presentano il medesimo display (bellissimo, estremamente accurato nella riproduzione dei colori e molto luminoso) ed anche la stessa autonomia (buona ma inferiore a quella dell’Air). Entrambi hanno poi la touchbar e la nuova tastiera a forbice. Ma, come già detto, differiscono sotto diversi aspetti. A parità di processore il modello con CPU di 10° gen sprigiona circa il 30% di prestazioni in più in single-core, il 15% in multi-core ed un 25% di prestazioni grafiche. Son buoni valori, perchè dimostrano che è presente un reale aumento delle performance grazie alle nuove CPU, e ciò si deve anche alla nuova dissipazione biventola. Ma fra i 2 ballano 700 euro di differenza, e son tutt’altro che pochi, dunque conviene acquistare la variante più economica e magarli maxarla oppure la nuova configurazione con CPU di 10° gen?

Questa scelta dipende molto dall’utilizzo che se ne farà della macchina. Ad esempio per un video-maker che utilizza il MacBook per lavorare in esterna, le prestazioni migliori (sopratutto quelle grafiche), le RAM più veloci e 2 porte thunderbolt 3 in più costituiscono del valore aggiunto di grande rilevanza. D’altro canto se però banalmente si ha bisogno di un ultrabook capace di dare quella spinta in più, che il MacBook Air non è in grado di fornire, ma senza performance particolarmente spinte allora il Pro 13″ base può fare al caso proprio. Ciò che caldamente vi sconsigliamo di fare è boostare il Pro 13″ base. Se in fase d’acquisto lo si porta a 16 GB di RAM e 512GB di SSD costerà 200 euro in meno del nuovo Pro 13, ma saranno 200 euro risparmiati davvero male in quanto si otterranno comunque performance inferiori, RAM più lente e 2 porte in meno.

In conclusione, a chi consigliamo questi MacBook Pro 13 2020? Banalmente a tutti coloro che hanno bisogno di un 13″ dotato di prestazioni convincenti e che per ovvie ragioni non possono quindi accontentarsi di un Air. Da valutare poi se rivolgersi sul 13″ base o su quello con CPU di 10° gen, ma questo dipende molto anche e sopratutto dalla disponibilità economica dell’acquirente.

Per chi invece è sconsigliato? In realtà per nessuno, è un prodotto molto equilibrato, visto che coniuga una buona autonomia a buone performance. Se però si sa già che non si presenterà mai la necessità di uno spunto prestazionale in più allora il MacBook Air può davvero essere tenuto in considerazione: ha un’autonomia migliore, è un pò più leggero e sopratutto è significativamente più economico.

MacBook Pro 16″

Il MacBook Pro 16″ è stato il prodotto Apple più atteso nel 2019, e siccome bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, si può fermamente affermare che ha saputo ripagare le attese. Il Macbook Pro da 16″ era infatti una macchina estremamente desiderata in particolar modo dai content creators, a cui stavano strette le prestazioni e le dimensioni del display del vecchio modello da 15″. Apple ha saputo venire incontro alle esigenze di questa fascia di utenza creando uno dei notebook meglio riusciti del 2019. Display più grande( uno dei migliori sul mercato per fedeltà cromatica, qualità e luminosità), ma senza un corrispettivo aumento delle dimensioni della scocca in quanto sono state assottigliate le cornici (ormai obsolete); aumento della batteria a ben 99.9 Wh, ossia il limite massimo consentito affinchè si possa trasportare in aereo, ma un peso che è rimasto praticamente invariato. A questo si aggiungono un sistema di dissipazione ridisegnato per consentire un migliore airflow e la nuova tastiera a forbice la quale va a correggere tutti i vari problemi della vecchia tastiera a farfalla. Infine nuovi speakers, i quali regalano la migliore esperienza audio su un notebook.

Il MacBook Pro 16″ ha davvero rivoluzionato la line-up Apple, offrendo ai creators un prodotto finalmente in grado di poter competere a testa alta con le workstation portatili Windows.

La configurazione base è dotata di i7-9750H, 16 GB RAM DDR4 2666MHz, 512 GB SSD NVMe e Radeon Pro 5300M con 4GB GDDR6. Il prezzo di partenza è di 2799 euro, assolutamente non basso ma tutto sommato non lontano da quanto richiesto dalle alternative Windows. A far storcere il naso è la GPU, che è abbastanza limitata, e per questo è consigliato fare l’upgrade alla 5550M con soli 125 euro di differenza. Le prestazioni della CPU sono invece interessanti e costanti, ed i tempi del thermal throttling del vecchio 15″ sembrano solo un ricordo, ma è con l’i9 che questa macchina dà davvero il meglio di sè. Tra l’altro di recente Apple ha rilasciato la possibilità di equipaggiare questo notebook, in fase d’acquisto, con la 5600M dotata di memorie HBM2 ed i benefici di questo upgrade sono enormi. Rispetto alla variante con 5500M da 8GB si ottengono performance superiori del 40%-50% a seconda del software, e per chi si occupa di videomaking a livello davvero intenso si tratta di un boost prestazionale estremamente importante. Queste maggiori performance si pagano però a caro prezzo, in termini puramente economici, visto che è necessario un esborso ulteriore di 1000 euro rispetto al modello base. E’ dunque da valutare accuratamente se si necessita o meno del boost prestazionale offerto dalla 5600M, tuttavia per coloro che ne hanno bisogno questo upgrade è senza ombra di dubbio una manna dal cielo. E questa è un’ottima notizia.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, ed infatti tutta questa potenza richiede inevitabilmente dei compromessi. Questi sono inquadrabili principalmente nell’autonomia, buona ma non entusiasmante, e nel peso di ben 2 Kg. Non è un numero esorbitante, ma son comunque 600 grammi in più rispetto ad un Pro 13″.

Tirando le somme dunque per chi è consigliato questo MacBook Pro 16″? Per chi ne ha davvero bisogno. Quest’anno finalmente siamo di fronte ad una macchina molto meno consumer e molto più “Pro” rispetto al passato, con performance in grado di accontentare anche i più esigenti in termini di potenza. Ma ogni cosa ha un costo, ed oltre che in termini economici anche per quanto riguarda autonomia e peso. Tanto per dire, per uno studente universitario è molto più consigliato un Pro 13″ poichè si va comunque ad acquistare un prodotto performante, ma molto più leggero, con un’autonomia migliore ed un prezzo sensibilmente inferiore.

Per chi invece è sconsigliato? Per coloro che non hanno bisogno di prestazioni così spinte, ma necessitano semplicemente di una macchina che all’occorrenza sappia tirar fuori i muscoli. In questo caso bisogna orientarsi su un Pro 13″, se si vuole rimanere in casa Apple, oppure su una soluzione Windows se si desidera uno schermo da 15″.

Conclusioni

Con questo articolo abbiamo cercato di fare chiarezza nella line-up Apple, che quest’anno è complessa più che mai, sperando di essere stati d’aiuto nell’eventuale scelta del proprio MacBook. Ricordiamo poi che esistono anche valide alternative Windows, le quali hanno generalmente costi inferiori e che magari possono fare comunque al caso proprio.

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Audio Recensioni

Redmi Airdots 1 anno dopo: ancora un punto di riferimento nella fascia bassa

Le Redmi Airdots sono fra gli auricolari bluetooth più conosciuti sul mercato. Esse hanno avuto l’enorme merito di portare una soluzione con una buona qualità generale nella fascia bassa. Se oggi infatti il mercato degli auricolari TWS economici è estremamente vasto, all’epoca dell’uscita delle airdots erano praticamente assenti prodotti quantomeno sufficienti. Sotto i 50 euro era possibile acquistare dei cloni delle Airpods (di mediocre fattura) e auricolari TWS ( True Wireless Stereo) che se possibile erano anche peggio. Poi 1 anno fa arrivarono le Airdots di Redmi: con una cifra “ridicola” offrivano buona qualità audio, connessione stabile ed ottima autonomia. Il connubio di questi fattori si dimostrò assolutamente azzeccato ed infatti ottennero un successo strepitoso. Rappresentarono un vero e proprio punto di svolta visto che da quel momento cominciò “l’inondazione” di soluzioni che cercavano di cavalcare l’onda alzata dalle Airdots. E’ passato un anno dal loro arrivo, Redmi non ha presentato un vero e proprio successore e le Airdots continuano a vendere ancora. Sicuramente quindi sarà sorta la domanda, magari prima di acquistarle, “Ma dopo 1 anno hanno ancora senso? Sono ancora valide? “. La risposta? La trovate nel titolo. Il motivo? Scopritelo nel corso dell’articolo!

Case e costruzione

Il case delle Redmi Airdots è piccolo e ben costruito. Lo stesso si può dire delle cuffiette. Prevale il minimalismo e questo è sicuramente apprezzabile. La costruzione del cofanetto e delle Airdots è interamente in plastica, nè troppo “premium” nè troppo “cheap”, comunque molto solida e resistente visto che dopo 1 anno di uso intenso il mio paio è “nuovo” come se fosse il primo giorno. Sul retro del case è presente la vecchia micro-USB, necessaria per la ricarica. E’un peccato dover ancora essere legati ad uno standard obsoleto, ma nella fascia bassa nemmeno la concorrenza ha adottato la Type-c…

Esperienza d’uso

La qualità audio è discretamente buona. Bassi abbastanza presenti, frequenze riprodotte accettabilmente ed un sound caldo che rende piacevole l’ascolto. Sicuramente non rappresentano un’eccellenza, ma nel segmento economico son pochissimi a fare meglio, moltissimi a fare peggio. I microfoni sono estremamente mediocri: accettabili in luogo chiuso e poco rumoroso, inutilizzabili con un pò di vento o qualche rumore di troppo in sottofondo. Le ultime uscite degli altri brand si sono mosse in questo senso, ma spesso peccano in altro quindi vale la regola del “togli da una parte e metti all’altra”.

La latenza è accettabile. Personalmente le sconsiglio per la visione di un film o di un contenuto multimediale impegnativo, mentre possono anche andare bene per vedere un video su Youtube al volo. Questo è un problema di cui soffre una grandissima parte di auricolari bluetooth e non è affatto raro riscontrarlo anche in modelli di fascia superiore. La connessione è stabile e il pairing abbastanza veloce.

Autonomia

L’autonomia è molto valida: dalle 3 alle 4 ore di utilizzo + il case che fornisce circa 2 cariche e mezza. In sè e per sè non è un numero enrome, ma l’assenza di draining e l’affidabilità nel lungo periodo sono sicuramente un punto di forza. In questo ambito c`è però chi fa meglio, se quindi si punta prevalentemente all’autonomia è bene sapere che esistono prodotti che ne possiedono una maggiore rispetto alle Airdots.

Prezzo e conclusioni

Uno dei punti forti delle Airdots all’uscita era indubbiamente il listino estremamente accattivante. Adesso però il prezzo è ulteriormente calato: con circa 20 euro è possibile acquistarle su Amazon con spedizione Prime. Sono quindi perfette come regalo di compleanno ad un amico, ad un parente o anche come semplice sfizio. Ed anche se è passato 1 anno sono comunque un punto di riferimento nella fascia bassa. In conclusione: se le possedete già certamente non cambiatele con un altro prodotto economico, perchè le migliorie saranno davvero troppo poche, e se foste interessati all’acquisto di cuffiette bluetooth low-cost sono indubbiamente da tenere in considerazione ancora oggi.

Nel caso foste alla ricerca di un prodotto di fascia superiore, ma senza spendere un capitale, quasi sicuramente le Pamu Slide Mini faranno al caso vostro: le ha recensite Stefano e sono una BOMBA!

Una valida alternativa economica sono invece le EP-T21 di Aukey: anche queste sono state recensite da Stefano e se fossi in voi ci darei un’occhiata.

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PC

La migliore configurazione da gaming con 1500 euro

Nei precedenti articoli vi abbiamo proposto una build economica a 600 euro e una per il QHD a 60 FPS. Oggi invece parliamo di una configurazione adatta al QHD a 144 Hz per gli amanti degli sparatutto e in grado di far girare titoli in 4k per chi invece ha come obiettivo primario la qualità grafica.

La motherboard: Gigabyte Aorus B450 Pro

In ogni configurazione presentata fino ad ora sul blog, ho sempre inserito delle motherboard B450M, per questa build ho deciso di adottare invece una scheda madre Full Size. Si tratta dell’Aorus B450 Pro di Gigabyte, una delle migliori B450 sul mercato. La dotazione di porte e connettori è al vertice della categoria, il design è molto aggressivo e accattivante. Infine il supporto nativo ai Ryzen di terza generazione la rende una scheda madre perfetta per un futuro upgrade.

Il processore: AMD Ryzen 7 2700x

Come nella configurazione che vi abbiamo presentato nello scorso articolo, anche in questa build abbiamo deciso di inserire un Ryzen 7 2700x. Top di gamma di casa AMD della scorsa generazione, che può contare su 8 core/16 threads, e su un prezzo estremamente allettante. E’ adatto a qualsiasi impiego, ludico o lavorativo che sia. Il dissipatore in confezione è al limite, quindi non è consigliato fare overclock senza prima montare una dissipazione aftermarket.

La scheda grafica: Nvidia RTX 2080 Super

La GPU è senza dubbio il pezzo di maggior pregio di questa build. L’RTX 2080 Super di Nvidia è la seconda scheda video, sul mercato consumer, in ordine di potenza. Tralasciando i dati tecnici, la GPU in questione è un vero mostro di potenza che vi permetterà di giocare in QHD a 144hz agli sparatutto e di godere in 4k,con buon dettaglio, dei titoli AAA di ultima generazione. Inutile dirvi che la 2080 Super è perfettamente idonea per uso creativo, grazie anche agli 8 GB di VRAM. Il modello da noi consigliato è prodotto da Gigabyte, proprio come la scheda madre. La scheda proposta da questo brand, infatti, può avvalersi di un’ottima dissipazione triventola, discreta silenziosità sotto carico e un buon margine di overclock. Di contro non ha un’estetica aggressiva e piena di LED, come piace a molti, ma in sua discolpa ha un prezzo più basso dei brand concorrenti.

Le RAM: Corsair Vengeance 16GB 3200MHz

Le Corsair Vengeance sono un classico. Corsair è ormai sinonimo di garanzia, e queste Vengeance sono vendute ad un buonissimo prezzo. 16 GB, future-proof e l’accoppiata Ryzen + RAM 3200 MHz è una scelta vincente. Peccano un pò in estetica ma il prezzo è un loro punto a favore.

L’archiviazione: Silicon Power SSD NVMe 1 TB

Dopo averlo consigliato nella configurazione da 1000 euro, riproponiamo questo Silicon Power per il suo ottimo rapporto qualità prezzo, oltre che per le sue performance. Si tratta, infatti, di un SSD con velocità fulminee, che si attestano sui 3400 MB/s in lettura e 3000 MB/s in scrittura. Il taglio di memoria da 1 TB garantisce infine spazio sufficiente per molti giochi, oltre al sistema operativo. Chi avesse esigenza di ulteriore memoria può optare per il taglio da 2TB, ma dovrà sborsare quasi il doppio del prezzo richiesto per il modello da 1TB.

L’alimentatore: EVGA 750W BQ

L’importanza dell’alimentatore è spesso sottovalutata, per questo consigliamo sempre prodotti affidabili e con almeno una certificazione 80+ Bronze. Per questa build vi proponiamo un EVGA BQ 80+ bronze con potenza di 750W. Si tratta di un alimentatore potente e duraturo, senza particolari fronzoli estetici ma in grado di garantirvi buone performance nel tempo. Il prezzo è nella media, ma in una configurazione da 1500 euro non ci sentiamo di consigliare una PSU votata al risparmio.

Il case: NZXT H510

NZXT con i suoi case realizza dei veri e propri pezzi di artigianato. e questo H510 lo è. I materiali sono ottimi, il pannello laterale in vetro temperato è estremamente resistente, il design è sobrio ma al tempo stesso moderno, sul fronte è presente una porta USB type – C. Il ricambio d’aria è stato migliorato tramite il filtro anti polvere e le 2 ventole da 120mm presenti in bundle. Insomma, un vero gioiellino.

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PC

La migliore configurazione da gaming con 600 euro

I PC da gaming sono sempre più diffusi. Tuttavia sono ancora molte le persone che credono che il gaming su PC sia una passione costosa. Mi è capitato spesso di parlare con i miei amici chiedendo loro il motivo per cui da console non passassero al PC, ma spesso mi sento dire: “è costoso”, “per farsi un buon pc ci vogliono molti soldi”. Beh nulla di più falso.

A differenza di ciò che si crede, assemblare una macchina sufficientemente potente e in grado di durare nel tempo non è così dispendioso. Proprio per sfatare questa credenza, noi di Tecnologici.net abbiamo deciso di dedicare un articolo ad una configurazione a basso budget, in grado di far girare a 1080p anche i titoli attualmente più esosi di risorse, ma anche pronta per eventuali upgrade futuri.

Inutile ricordare che con un budget così contenuto sarete costretti ad assemblare da voi i vari pezzi piuttosto che acquistare un PC pre-assemblato. Ma niente paura, è molto più semplice di quanto possiate credere.

Un altro piccolo compromesso da accettare per giocare con una build così economica è che dovrete regolare “a ribasso” qualche impostazione grafica, in modo da guadagnare un discreto margine di frame rate. Ciò vi consentirà in primis di avere una fluidità maggiore e in secondo luogo di mantenere performance sufficienti anche nelle situazioni di gioco più critiche, in cui il vostro hardware sarà messo a dura prova. C’è da dire che spesso si tratta di impostazioni “studiate” per macchine molto performanti. Disattivandole farete un favore al vostro PC mantenendo un livello di esperienza di gioco più che godibile.

La scheda madre: Gigabyte b450M

Andare a risparmiare sulla scheda madre, convinti che sia inutile spendere più di tanto su questo componente è uno degli errori più comuni che un principiante possa fare.

Per fortuna Gigabyte ci viene incontro con questa sua b450M. La motherboard in questo ha una dotazione di slot e porte di tutto rispetto, ma sopratutto offre il supporto nativo ai Ryzen di terza generazione. Ottimo per un futuro upgrade.

Il processore: AMD Ryzen 2600x

Fin dal debutto le CPU Ryzen hanno letteralmente spaccato il mercato, ma è la seconda generazione quella che ha segnato la definitiva consacrazione di AMD. È sopratutto grazie ad AMD che si possono avere build di un certo livello senza spendere un capitale.

Ryzen 5 2600x è a tutti gli effetti la miglior CPU di fascia media dello scorso anno: non ha frequenze così spinte come un equivalente processore Intel ma è comunque un 6 cores/12 threads con boost fino a 4,2 GHz e soprattutto costa la metà di un I5. Il dissipatore integrato fa un ottimo lavoro, permettendoci di non dover dedicare parte del budget a soluzioni aftermarket e lasciando all’utente un buon margine di Overclock. Non è un caso che questo processore sia montato anche in PC che costano il doppio di questa configurazione.

La scheda grafica: AMD RX 570 8GB

Anche per la scheda video ho deciso di affidarmi ad AMD. La 570 non è esattamente una scheda di primo pelo, ma si tratta di una GPU dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Vi permetterà di giocare a titoli molto pesanti con una buona qualità ed un frame rate sufficiente, e sui giochi competitivi come Fornite, Rainbow Six Siege e Apex Legends potrete mantenere i 144 FPS se siete disposti a scendere a qualche rinuncia grafica. Di questo componente ne esiste anche una versione da 4 GB, personalmente consiglio quella da 8 perchè vi permetterà di stare “più sicuri” sia nell’immediato che nel prossimo futuro, ma se avete restrizioni economiche, scegliendo il modello 4 GB potrete risparmiare una ventina di euro.

Le RAM: CORSAIR VENGEANCE 16GB 3000MHz

Le Corsair Vengeance sono un classico. Corsair è ormai sinonimo di garanzia, e queste Vengeance sono vendute ad un buonissimo prezzo. 16 GB, future-proof e l’accoppiata  Ryzen + RAM 3000 MHz è una scelta vincente. Per il gaming puro potrebbe andare bene anche il taglio da 8 GB, ma io lo sconsiglio per 2 importanti motivi:

  • 8 GB nel 2020 sono il minimo indispensabile per giocare, quindi assemblare un PC sapendo di essere al limite già in partenza non la vedo una scelta troppo sensata;
  • Il resto dei componenti sono tutti di alto livello, quindi si può tranquillamente pensare di usare la macchina per lavori di tipo grafico quali CAD 2D/3D ed editing video. Tuttavia 8 GB di RAM possono costituire un bottleneck non indifferente.

Quindi analogamente al discorso fatto per la scheda video, anche in questo caso il mio consiglio rimane quello di orientarvi su un taglio di memoria “più largo” e di scendere verso un taglio più piccolo solo se avete un budget molto limitato.

Le memorie di massa: WD 1TB 7200rpm + Crucial MX500 250GB

E’ ormai un anno che sono contrario ad inserire hard disk in build nuove. Tuttavia trattandosi di una configurazione a basso budget,ho trovato che la soluzione migliore fosse quella di accoppiare un performante SSD di Crucial, dedicato al sistema operativo e qualche software, ad uno spazioso HDD di Western Digital per i giochi e file.  L’unità a stato solido da 250 GB garantisce in fatti ottime performance di lettura e scrittura, mentre il disco rigido da 1 TB offre spazio sufficiente per molti giochi e contenuti multimediali.

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L’alimentatore: Thermaltake Smart BX1 RGB 550W

L’alimentatore è un componente fondamentale in ogni PC, ma molto spesso viene sottovalutato. Tra un alimentatore super economico ed un buon alimentatore ci sono differenze abissali. Un alimentatore scadente, infatti, non vi da alcuna sicurezza: in caso di cali di tensione, blackout, malfunzionamenti e usura non avete alcuna garanzia che l’alimentatore non vi abbandoni da un momento all’altro, rischiando di compromettere altri componenti.Al contrario, acquistando un buon alimentatore (magari certificato 80 plus)  avrete la garanzia di inserire nella vostra build un prodotto che manterrà le sue performance nel tempo, con una buona qualità costruttiva e che tutelerà la macchina in caso di guasti.

Per questo, per la PSU ho scelto Thermaltake. Il prodotto in questione può vantare una certificazione 80 plus Bronze, una buona qualità costruttiva e un’efficiente sistema di dissipazione. E per gli amanti dei led RGB la ventola integra una serie di simpatici led programmabili a proprio piacimento. Insomma caratteristiche che non ci si aspetterebbe da un alimentatore economico. Inoltre 550 watt sono sufficienti ad alimentare tutta la configurazione e non vi dovrete preoccupare di cambiare alimentatore se in futuro deciderete di modificare qualche componente.

Il case: Cooler Master MasterBox Q300L

Il Cooler Master MasterBox Q300L è quanto di meglio si possa avere con questo budget. Bisogna rinunciare a una super illuminazione RGB o un gran numero di ventole integrate, ma con 50 euro ci si porta a casa un case ben costruito, con una buona dotazione di ingressi e uscite, un filtro antipolvere e un solido pannello laterale in vetro. Il mio consiglio è di prenderlo per poi aggiungere un paio di ventole nel corso del tempo.