Guide Hardware

Guida ai display: differenze tra LCD, AMOLED, IPS, TFT, Retina e TRILUMINOS

Mar 16, 2015

author:

Guida ai display: differenze tra LCD, AMOLED, IPS, TFT, Retina e TRILUMINOS

LCD, OLED, IPS, TRILUMINOS, TFT, Retina e chi più ne ha più ne metta!

L’attuale mercato degli schermi e dei pannelli è estremamente variegato, e può certamente essere spiazzante per un gran numero di consumatori. Questa guida si propone di fare un po’ di chiarezza su quelle che sono le tecnologie più diffuse e importanti con cui certamente ci sarà capitato di imbatterci, senza comprendere magari fino in fondo cosa avessimo davanti. Evitando tecnicismi superflui in questa sede andremo dunque a costruirci degli strumenti per comprendere cosa faccia più al caso nostro quando ci ritroviamo a dover acquistare un nuovo smartphone o tablet.

LCD IPS

Tecnologia nata da Hitachi e perfezionata da LG (e-IPS: Enhanced In-Plane Switching), oggi la più utilizzata per pannelli smartphone e tablet. Rispetto alla tecnologia TFT può contare su angoli di visione estremamente ampi (quasi 180 gradi), che eliminano l’effetto slavato tipico del TFT quando l’angolo di visione non è perpendicolare al pannello stesso. I tempi di latenza grey to grey sono però tendenzialmente parecchio superiori a quelli possibili su TFT, con risultati poco importanti su smartphone, ma non trascurabili su monitor in ambito gaming. I colori tendono ad essere naturali con cromatismi fedeli, con bianchi di altissima qualità a fronte di un consumo energetico parecchio ridotto. Sono particolarmente indicati per un utilizzo all’aperto grazie all’ottimo livello di retroilluminazione, con risultati di solito superiori anche ai più costosi OLED. L’unico elemento negativo dipende in questo caso dalla struttura del pannello e del touch screen, che in base alla tipologia possono soffrire di una certa quantità di riflessi.
htc-one-mini-xl

AMOLED

I pannelli OLED a matrice attiva (AM) hanno un funzionamento molto diverso da quello degli LCD. Fondamentalmente si tratta di una tecnologia basata sul carbonio (Organic), che offre tutta una serie di pro e contro rispetto a quanto possibile su un LCD, pena costi di produzione tendenzialmente superiori. Nel corso degli anni è probabilmente stata Samsung a sostenere maggiormente questa tecnologia, grazie ad una fase di sviluppo che ne ha ammortizzato le intrinseche mancanze. I pannelli OLED richiedono in generale meno energia per funzionare rispetto agli LCD, perché i pixel emettono una luce propria e non necessitano di retroilluminazione. Ciò significa che un pixel nero sarà semplicemente spento, con un consumo energetico nullo ed ovvi vantaggi per quanto riguarda la durata della batteria, da sempre croce del mercato smartphone. Grazie alle ultime tecnologie sviluppate da Samsung, i pannelli OLED garantiscono angoli di visione simili a quelli dei migliori IPS, e la resa cromatica è decisamente buona, seppur non ancora ai livelli di un IPS a causa di una naturale sovrasaturazione che richiede un difficile bilanciamento da parte dei produttori. Sia OLED che LCD IPS danno buoni risultati sotto la luce del sole, con un lieve vantaggio per gli IPS in virtù della retroilluminazione che – in base al modello – può essere parecchio intensa. Il punto di forza assoluto degli OLED sono senza dubbio i neri profondi (in quanto il pixel è fisicamente spento) e i contrasti più elevati rispetto agli IPS.
Samsung-Preps-Full-HD-AMOLED-Screens-for-Future-High-End-Smartphones

TRILUMINOS

Si tratta di una tecnologia sviluppata internamente da Sony per il mercato TV, in seguito trasposta anche su smartphone e che ha come base di partenza il TFT. Il funzionamento è simile a quello di un normale pannello LCD, con l’aggiunta però di piccole particelle (Punti Quantici) che emettono determinati tipi di luce a vibrazione costante. Ciò comporta un drammatico incremento nella quantità di colori riproducibili dallo schermo (+50% secondo le stime), con immagini che vengono percepite come più vibranti e definite. C’è da dire che Sony ha affiancato tale tecnologia ad altre proprietà intellettuali quali il Bravia Engine, X-Reality Engine e OptiContrast, elementi non trascurabili nel risultato finale che avremo a schermo. In linea di massima il Triluminos riesce a ottenere risultati più o meno similari a quanto fatto da IPS, almeno per quanto concerne i cromatismi. Per quanto riguarda gli angoli di visione i risultati sono buoni, ma probabilmente non ancora al livello di IPS e AMOLED. Un vantaggio non indifferente sta in questo caso nei tempi di latenza, decisamente ridotti rispetto a quanto possibile con le altre tecnologie.
Triluminos-display-comparison

Retina Display

Non è una vera e propria tecnologia, ma piuttosto un marchio ideato da Apple per promuovere una categoria di schermi ad alta definizione. L’idea è che raggiunta una certa densità di pixel per pollice quadrato (PPI) l’occhio umano non sia in grado di cogliere differenze all’incrementare della definizione, smettendo di notare i pixel a schermo e percependo l’immagine come omogenea. Il Retina Display è dunque un pannello con un PPI talmente elevato che l’occhio umano non è in grado di cogliere ulteriori migliorie derivanti dalla risoluzione. Che tale valore esista è indubbio, ma l’elemento chiave in tal senso è la distanza da cui osserviamo il dispositivo: avvicinandoci tenderemo a notare maggiormente i pixel, allontanandoci perderemo in definizione per i limiti dell’occhio umano. Va da sé quindi che il Retina Display consista in risoluzioni diverse per diversi tipi di dispositivi, con valori che oscillano anche di molto in base a ciò che Apple considera “distanza di utilizzo media”. Negli anni si è comunque dimostrato che i valori di PPI identificati come Retina siano in effetti parecchio più bassi rispetto a quanto l’occhio umano possa percepire, e un po’ tutti i manufacturers hanno in poco tempo realizzato pannelli con densità nettamente superiori. I risultati sono stati superiori rispetto a quanto proposto da Apple in maniera parecchio palese.
iphone_5s_5c

Risoluzione QHD

Aggiornamento del 16-03-2015 a cura di Federico Marcangeli

Un’altra specifica importante da analizzare in ambito display è la risoluzione QHD , che sta prendendo piede ultimamente tra gli smartphone di alta fascia di ultima generazione. Con questa sigla si classificano gli schermi della famiglia dei 2K (quindi con il lato lungo intorno ai 2000 pixel) con risoluzione 2560 x 1440 pixel.

La domanda che sorge spontanea, anche considerando la grandissima qualità dei pannelli Full HD (1920 x 1080 pixel), è: sono realmente utili questi nuovi pannelli? Come sempre la risposta dipende dalle vostre necessità e, per questo, cercheremo di darvi tutti i dettagli necessari per effettuare le valutazioni del caso.

Il primo punto da considerare riguarda la vostra vista. Infatti, per poter apprezzare appieno questi “super-display”, alla distanza d’uso di uno smartphone, è importantissimo avere una buona vista. E’ brutto a dirsi, ma un utente che non sia un “falco”, difficilmente noterà differenze tra un formato Full HD ed uno QHD. La motivazione è da ricercarsi nei vantaggi stessi del 2K.

Con ben 2560 x 1440 pixel, questi pannelli permettono la lettura di testi molto piccoli e la visione di particolari dettagli, altrimenti distorti con risoluzioni minori (ad esempio i dettagli delle finestre di un multiwindows o del multitasking). E’ ovvio che, chi non può leggere/visualizzare perfettamente queste “piccolezze”, perde ran parte dei “plus” di questa tecnologia.

Un secondo punto da considerare è quello della grandezza del display. A nostro parere, il Quad HD offre reali benefici a partire dalle dimensioni “tablet” (da circa 6″-7″). Questo perché, anche per un consumatore molto attento, su dimensioni inferiori ai 6/7″, diventa difficile (se non impossibile) distinguere il Full HD da QHD. Per farvi un esempio, su un 5.5″ troveremo: 400 ppi (circa) con un display 1920 x 1080 pixel e 530 ppi (circa) con una risoluzione 2560 x 1440 pixel. Entrambe le densità sono eccellenti e quindi, a meno di non portare lo schermo “attaccato al naso”, indistinguibili.

Un altro aspetto da analizzare è il lato “consumi“. E’ innegabile dire che: più la risoluzione è alta, più crescono i consumi. Sia per alimentare il pannello, sia per “animarlo” (quindi CPU e GPU).

Un ultimo aspetto da “capire” è quello del cosiddetto “effetto 2.5D“. Con questa dicitura si classifica quella sensazione di “rilievo” che hanno molti schermi ad altissima risoluzione e che, vista la densità altissima di pixel per pollice, riescono ad offrire allo “spettatore” un’esperienza più realistica. Effettivamente questi schermi donano un “feeling” particolare, ma questo dipende molto dall’utente e dall’angolazione con cui si osserva lo smartphone.

Per concludere, le situazioni da distinguere sono 2: smartphone e tablet.

Nel primo caso vi consigliamo di provare in prima persona il dispositivo (magari in un centro commerciale), per verificare se è reale il miglioramento (per le vostre esigenze) e, comunque, di non usare questo aspetto come “chiave” di scelta principale tra 2 terminali.

Per quanto riguarda i tablet, soprattutto intorno ai 10″, un display QHD può migliorare in modo significativo la vostra esperienza, soprattutto se usato in ambito multimediale e di navigazione web. Ovviamente sempre tenendo a mente le considerazioni fatte fino ad ora.

Display Curvi

Un’altra tecnologia molto interessante nell’ambito che stiamo trattando è certamente quella dei “display curvi“. Il nome spiega (quasi) tutto riguardo questi schermi; infatti essi non sono altro che dei pannelli con una curvatura più o meno accentuata.

Per adesso, nel mondo dei dispositivi mobili, possiamo distinguere due categorie riguardo questi display: totalmente o parzialmente curvi.

I primi (come ad esempio LG G Flex o il Galaxy Round) presentano una curva che attraversa tutto il pannello, andando a creare una concavità verso l’alto (una sorta di “barchetta” con i lati corti rialzati rispetto alla superficie sulla quale si poggia il telefono). Generalmente, questi schermi presentano anche un buon grado di flessibilità, che garantisce una miglior resistenza agli urti ed agli stress di torsione.

Un altro punto a favore di questa prima tipologia è la leggera sensazione di immersività che donano all’utente e che, anche se non così accentuata a causa delle scarse dimensioni, può migliorare l’esperienza d’uso.

C’è anche da considerare che, vista la curvatura simile ad una cornetta telefonica, l’ergonomia dei terminali curvi può essere migliore rispetto a quella dei teminali standard (a seconda dell’uso), soprattutto in fase di chiamata.

I vantaggi però si fermano qui (tralasciando i gusti estetici soggettivi). Infatti (purtroppo), i produttori non sono ancora riusciti a proporre vantaggi significativi per l’adozione di questi pannelli, rendendoli più un esercizio di stile che una reale necessità.

Stesse conclusioni valgono per i display “Edge”, proposti da Samsung. Questi prodotti presentano delle curvature “a spiovere” su uno od entrambi i lati lunghi, offrendo dei piccoli “schermi extra” (curvi). Anche in questo caso, le funzioni offerte non rivoluzionano l’uso del device.

In generale, vi invitiamo a scegliere i terminali per altre caratteristiche (in luogo della curvatura). Però, visto che anche l’estetica ha un ruolo chiave nella selezione di un terminale, non vi sconsigliamo a prescindere i display curvi, perché non presentano particolari svantaggi (visto che anche i prezzi iniziano a livellarsi con il mercato di quelli standard).

Classe '84 e da sempre innamorato di tutto ciò che è videogaming, tech e cinematografia, Naares trascorre la propria vita da vero geek tra uno Zelda e uno Star Wars. Gli piacciono i giochi di qualità e chiunque sappia innovare. E' un noto e pericolosissimo troll sia in rete che in real life.