Sembra sempre più probabile un cambio di rotta storico per il calendario di lancio di Apple. Stando alle ultime indiscrezioni, l’iPhone 18 standard non debutterà a settembre insieme ai modelli della gamma Pro, ma subirà uno slittamento verso i primi mesi del 2027. Non si tratterebbe di una mossa inedita per l’azienda di Cupertino, che già in passato ha scaglionato l’uscita di diverse categorie di prodotto, ma la motivazione dietro questa scelta affonda le radici in una problematica strutturale dell’industria tech.
Il nodo della produzione e la crisi dei semiconduttori
L’ipotesi, circolata già dall’estate dello scorso anno, trova ora un riscontro concreto nelle recenti dichiarazioni di Pegatron, partner storico di Apple per l’assemblaggio. Durante la presentazione dei risultati finanziari, l’azienda ha confermato un cambiamento nelle tempistiche richieste dai clienti, dovuto principalmente alla carenza di componenti hardware.
Secondo le analisi riportate dall’Economic Daily News di Taiwan, il problema centrale riguarda la disponibilità limitata di memorie e semiconduttori, un fattore che sta rallentando l’intera catena di approvvigionamento per smartphone e PC. La criticità si manifesta soprattutto nelle fasi finali della filiera: molti chip non possono essere completati nei volumi richiesti senza l’arrivo tempestivo delle memorie necessarie per l’assemblaggio, finendo per generare un collo di bottiglia.
Priorità ai modelli Pro e l’impatto dei server AI
Di fronte a questa carenza, Apple avrebbe deciso di destinare le prime forniture disponibili ai modelli Pro, che garantiscono all’azienda margini di profitto nettamente superiori. L’aumento generale dei costi hardware rende infatti essenziale per il colosso privilegiare la fascia altissima del mercato. Pegatron non si è sbilanciata su possibili rincari per il consumatore finale, ribadendo che la definizione del prezzo di listino resta una decisione esclusiva di Apple.
A complicare il quadro per l’elettronica di consumo tradizionale è l’enorme assorbimento di capacità produttiva da parte dei server AI. La crescente domanda proveniente dai grandi data center sta fagocitando semiconduttori e processi produttivi avanzati. La stessa Pegatron ha confermato di aver spostato risorse di ricerca, sviluppo e produzione verso le infrastrutture per l’intelligenza artificiale, prevedendo una crescita del settore di oltre dieci volte nell’anno in corso.
A conferma di questo trend globale, SK hynix, tra i principali fornitori di memorie per Apple, ha recentemente annunciato investimenti per 38 miliardi di dollari destinati alla realizzazione di nuovi impianti dedicati unicamente alle richieste di storage e calcolo derivanti dal boom dell’AI.
Un ritorno alla normalità solo nel 2028
Le prospettive a breve termine comunicate agli investitori non lasciano intravedere una risoluzione rapida. Secondo le stime di Pegatron, la situazione resterà complessa ancora a lungo. Per registrare un aumento significativo e stabile della capacità produttiva globale di memorie saranno necessari tra un anno e mezzo e due anni. Un vero riequilibrio tra domanda e offerta nel mercato dei semiconduttori, di conseguenza, non si verificherà prima del 2028.