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Quanta RAM deve avere uno smartphone? 2GB NON bastano più

Giu 16, 2016

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Quanta RAM deve avere uno smartphone? 2GB NON bastano più

Quando vogliamo comprare un nuovo smartphone o quando ne escono di nuovi sul mercato, la tendenza di buona parte degli utenti è quella di valutare il prodotto attraverso una rapida lettura delle specifiche tecniche. Tra i vari parametri la RAM, assieme alla batteria, è tra quelle che sposta maggiormente l’ago della bilancia nella valutazione di uno smartphone. 1GB di RAM? Scaffale. 2GB di RAM? Ok. 3GB? Buono. 4GB? Wow. 6GB? Inutili. Eh si, a quanto pare non c’è bisogno di provare lo smartphone e utilizzarlo per mesi per capirne le performance: per avere un’idea della reattività e della capacità dello smartphone di gestire le attività in multitasking, è sufficiente leggere quanta RAM ha uno smartphone. E i cinesi lo hanno capito bene, dato che hanno preso il vizio di sfornare modelli ultra-economici con tanta RAM.

In realtà a parità di memoria RAM (e processore) le prestazioni possono variare molto da uno smartphone all’altro a seconda del produttore, della versione di Android installata, della personalizzazione dell’interfaccia o dell’eventuale presenza di bloatware, o ancora a seconda della velocità di clock della RAM.

Cos’è la RAM?

Andiamo con ordine. Cos’è la memoria RAM? RAM è l’acronimo inglese di Random Access Memory. Senza addentrarci troppo in disquisizioni tecniche fine a sé stesse, si tratta, banalmente, di una memoria “a breve termine” dove vengono immagazzinati temporaneamente i dati elaborati dal processore. Maggiore è la disponibilità di RAM, maggiore la quantità di processi che possono essere gestiti contemporaneamente e “ripescati” all’occorrenza in maniera molto più rapida di quanto non sarebbe possibile utilizzando la memoria interna.

Come viene gestita la RAM?

Prima di rispondere alla domanda: “di quanta RAM abbiamo bisogno?” è necessario avere un’idea del modo in cui la RAM gestisce i processi. In Android quando viene terminato un processo, esempio quando chiudete un’app, il sistema lo tiene in memoria insieme ad altri processi, in modo da facilitare una rapida riapertura successiva. Il processo viene “killato” solo nel momento in cui è necessario liberare spazio nella RAM, sulla base della categoria in cui sono suddivisi i processi e le priorità assegnate ad ogni processo. In sostanza maggiore è la RAM a disposizione, più alto è il numero di processi che possono essere tenuti in memoria, i quali vengono terminati dal sistema solo quando la RAM libera scende al di sotto di una soglia prefissata. Questa soglia, che determina la RAM a disposizione, è stabilita dal produttore, che potrebbe decidere di riservare più memoria libera per il sistema operativo o lasciarne di meno a favore di una maggiore capacità in multitasking.

E’ per questo che a parità di RAM possiamo trovarci di fronte a smartphone che offrono esperienze d’uso completamente differenti. Uno smartphone potrebbe essere in grado di gestire un numero maggiore di processi contemporaneamente, un altro potrebbero invece gestirne di meno ma assicurare al sistema una migliore reattività. Inoltre ciascun processo ha un limite massimo di RAM che può occupare, limite anch’esso stabilito dal produttore in fase di progettazione, e potrebbe quindi essere terminato alla sua chiusura.

Il vantaggio di mantenere i processi nella RAM, come detto in precedenza, è quello di velocizzare la riapertura, che risulterebbe più lenta nel caso venisse chiusa. Una maggiore disponibilità di RAM consente di tenere aperto un gran numero di app, e in misura minore, di giochi, anche se per questi ultimi spesso viene forzata la chiusura per evitare meccanismi di cheating.

Come aumentare la RAM libera?

Qualche consiglio. Se non avete intenzione di rootare il dispositivo, assicuratevi che lo smartphone abbia meno bloatware possibili, i quali potrebbero attivare processi in background che vanno ad occupare inutilmente la RAM. Stesso discorso per i widget presenti a schermo. Infine non installate task killer o altre app simili, del tutto inutili e controproducenti. D’altronde in Android abbiamo un garbage collector appositamente pensato per sfruttare i benefici della memoria RAM. Lanciare da zero ogni app consuma batteria oltre a rallentare inutilmente la riapertura di app già aperte.

Troppa RAM è del tutto inutile

Una cosa però è certa: una RAM sovradimensionata (come i 6GB di RAM degli ultimi smartphone cinesi) è INUTILE, se non controproducente, perché il collo di bottiglia è rappresentato dal processore, che, con una RAM esagerata e in condizioni di multitasking al limite, si ritroverebbe a lavorare a temperature elevate, con un gran dispendio energetico (e di conseguenza, con un impatto sulla batteria non indifferente) a causa della gestione prolungata di troppi processi memorizzati nella RAM; Abbiamo fatto l’esempio dei 6GB di RAM ma il discorso vale per tutti i casi di sbilanciamento tra RAM e prestazioni del processore. Quello che spesso succede, soprattutto nel mercato degli smartphone cinesi, è che alcuni modelli combinino un processore di basso costo e poco performante ad una RAM sovradimensionata, per una semplice questione di marketing, perché si sa che “uno smartphone più RAM ha e meglio è”. Quando si parla di device “ottimizzato” si intende anche questo: un corretto bilanciamento di tutti i componenti del dispositivo, che include una scelta di una RAM appropriata alle capacità di calcolo del processore e una scelta intelligente della minima RAM libera.

Ma allora di quanta RAM abbiamo bisogno?

Veniamo al punto. Sulla base di quanto detto all’inizio, si può concludere che non è possibile dire che su Android servono almeno 2GB di RAM per non “laggare”, o che 3GB di RAM sono l’ideale per un’esperienza fluida e reattiva nel tempo. Per farvi un esempio, il Moto G 3a gen. con 2GB di RAM potrebbe comportarsi meglio di un cinesone da 3GB di RAM. E come dimenticare le ottime prestazioni del Motorola Moto E con 1 solo GB di RAM? Aldilà delle eccezioni, rappresentate dai device seguiti da Google nella fase di progettazione e sviluppo (Motorola Moto G o il nuov Lenovo Moto G4), possiamo dire con certezza che, ad oggi, gli smartphone Android 1GB di RAM sono da evitare, in quanto 1GB di RAM è insufficiente a supportare prestazioni decenti nel tempo. “Nel tempo”, perchè c’è il fatto che in Android le prestazioni tendono a peggiorare a distanza di mesi dall’acquisto, con l’aumentare delle app o dei widget installati o dei contenuti salvati in memoria che attivano dei processi in background.

Pur consapevoli dell’impossibilità di definire la RAM necessaria affinchè lo smartphone non “lagghi” anche a distanza di tempo dall’acquisto vogliamo darvi qualche consiglio sulla scelta della RAM:

– per gli smartphone con Android stock, senza applicazioni aggiuntive installate, nè funzioni personalizzate, 2GB POTREBBERO essere sufficienti ad un blando utilizzo del multitasking e ad assicurare una buona reattività; è necessaria però una buona dose di cautela nella scelta delle app da installare e nel limitare i widget da installare;

– per i sistemi operativi personalizzati dal produttore e ricchi di funzionalità, come la TouchWiz UI di Samsung o LG UI, 3GB sono INDISPENSABILI;

– Se volete la certezza che lo smartphone resti fluido e reattivo in qualsiasi condizione e per molto tempo avete due scelte, anzi tre: puntare ai device Google, comprare uno smartphone con 4GB di RAM in DDR4 o farvi un iPhone 6S (che ha 2GB di RAM). Su quest’ultimo punto apriamo una piccola parentesi (vedi paragrafo successivo).

Perché l’iPhone ha bisogno di meno RAM rispetto ad uno smartphone Android?

L’iPhone 6 ha un solo GB di RAM. Possibile che sia molto più reattivo nel tempo rispetto ad uno smartphone Android con simile RAM? Per un fanboy Android è una realtà dura da accettare, ma è così. Non a caso sono nati termini come “Lagdroid” o “Lagsung”. Spesso si cita la parola “ottimizzazione” per giustificare una migliore gestione di risorse, “l’iPhone non lagga perché è ottimizzato rispetto ad Android” ma in realtà la questione è più complessa. La differenza risiede nella diversa gestione della RAM, una diretta conseguenza dei linguaggi utilizzati: Objective-C per iOS, Java in Android. Con il primo la memoria viene liberata (tecnicamente, l’oggetto viene deallocato) alla chiusura di un processo, mentre in Android i processi continuano ad esistere in background (con tanto di impiego di risorse di CPU) fintanto che non vengono rimossi.

Appassionato di tutto il mondo della tecnologia e dell'elettronica, soprattutto consumer. Sogna di non aver più bisogno di dormire per riuscire a dedicare il giusto tempo alle proprie passioni.