Da gennaio 2026, l’accesso ai registri elettronici scolastici ha subito una rivoluzione digitale che si sta rapidamente trasformando in un incubo burocratico. L’ingresso tramite le vecchie credenziali fornite dalle segreterie non è più consentito: per legge, è ora obbligatorio l’utilizzo di SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE). Nonostante la normativa, moltissime scuole si trovano in estremo ritardo e l’adeguamento dell’ultimo minuto sta generando profonda confusione tra famiglie e studenti.
Cosa prevede la legge (e perché le scuole sono in ritardo)
Il cambiamento non è un’iniziativa delle software house che gestiscono i registri, ma un preciso obbligo dettato dall’articolo 51 della Legge 182/2025 (il cosiddetto “DDL Semplificazioni”). Il testo stabilisce l’accesso esclusivo ai registri online tramite l’identità digitale di cittadini e imprese.
La maggior parte degli istituti ha evitato di implementare la novità durante l’anno scolastico conclusosi a giugno, rimandando il problema all’autunno. Il risultato è una rincorsa caotica: centinaia di circolari contraddittorie e scuole che bloccano gli accessi classici, lasciando le famiglie in seria difficoltà. Il problema tecnico si scontra con la realtà del Paese: su una cinquantina di milioni di CIE emesse in Italia, i dati ministeriali indicano che solo 13 milioni avrebbero le credenziali digitali attivate.
Come cambia l’accesso per genitori e studenti
Le nuove regole variano in base al ciclo di istruzione, creando scenari ben distinti che impattano direttamente sulla quotidianità scolastica:
- Genitori e famiglie: Le vecchie credenziali “famiglia” scompaiono. I genitori devono accedere ai portali sempre e solo con il proprio SPID o la propria CIE personale.
- Studenti maggiorenni: Vale la regola degli adulti. Devono utilizzare esclusivamente la propria identità digitale, abbandonando gli storici username e password della scuola.
- Studenti minorenni (Superiori): La legge impone l’uso di SPID per minorenni o CIE. Il problema è che pochissimi ragazzi dispongono di queste credenziali e, in molti casi, problemi di configurazione delle piattaforme (come Axios) o scelte dei singoli istituti stanno bloccando ingiustamente l’accesso agli iscritti del secondo ciclo.
- Studenti minorenni (Scuole Medie): È la novità più radicale. Per il primo ciclo, la legge riserva l’accesso alle comunicazioni elettroniche esclusivamente a chi esercita la responsabilità genitoriale. Agli under 14 verrà fisicamente tolto l’accesso, forzando un probabile ritorno al diario cartaceo per responsabilizzare gli studenti e far tornare il registro un canale di comunicazione esclusivo tra docenti e famiglie.
Il rischio di un’Italia a due velocità
Paradossalmente, una norma nata dal “DDL Semplificazioni” per uniformare i sistemi sta generando una frammentazione senza precedenti. Allo stato attuale, ogni scuola sta decidendo autonomamente le tempistiche.
Sembra inoltre che esistano direttive non ufficiali orientate a forzare il passaggio solo nelle aree con un’alta diffusione di identità digitali. Questo porta a un cortocircuito: a settembre 2026, uno studente potrebbe accedere normalmente con la vecchia password, mentre un suo coetaneo nell’istituto vicino potrebbe essere escluso dal sistema.
Mentre molte scuole restano momentaneamente “fuorilegge” per il quieto vivere, si attende una risposta chiarificatrice dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. E sebbene i termini per un ripensamento sembrino già essere scaduti, è molto probabile che gli istituti più solerti saranno costretti ad allestire veri e propri sportelli di assistenza tecnica per fronteggiare questa inaspettata emergenza digitale.