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Huawei Matebook X Pro in super offerta

Huawei Matebook X Pro, l’attuale notebook top di gamma di Huawei, è in offerta ad un prezzo imperdibile su Amazon. Si tratta di uno dei migliori ultrabook in circolazione, capace di coniugare potenza e portabilità estrema. A ciò si aggiungono un bellissimo display, lo chassis interamente in alluminio ed una fantastica tastiera.

Solo per oggi è possibile acquistare la configurazione dotata di Intel Core i5-10210U – 16GB RAM, 512 GB SSD ed Nvidia Geforce MX250 a 1299 euro invece dei 1699 di listino. Cari universitari e non solo, io ci farei un pensierino!

P.S. è in offerta anche la variante con i7 e 1TB di SSD a 1799 euro invece dei canonici 1999.

Per seguire tutte le offerte vi rimando al nostro canale Telegram AffariConTec che aggiorniamo costantemente con gli affari più succulenti.

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Recensione Redmi Airdots 2: best buy annunciato

Dopo il gigantesco successo ottenuto con le Redmi Airdots, Xiaomi ha commercializzato un nuovo paio di auricolari che va a sostituire definitamente il vecchio modello: stiamo parlando delle Redmi Airdots 2.

In realtà a differenza del precedente, questo nuovo modello non ha ottenuto granchè attenzione mediatica. Vuoi però un certo interesse da parte nostra e vuoi una super offerta su Gearbest, noi di Tecnologici abbiamo deciso di testarle per voi ed ora siamo pronti a tirare le somme.

Prima di iniziare però vi invitiamo caldamente a leggere la nostra review delle vecchie Airdots, in modo tale da avere un quadro completo quando parleremo di analogie e differenze.

Case e costruzione

La costruzione è assimililabile allo scorso modello, e per non ripeterci nuovamente vi invitiamo a leggere quanto scritto per le vecchie airdots. Per farla breve sia il case che le cuffiette sono in buona plastica, in questa nuova generazione però il case è più pesante. E’ una nota positiva perchè al tatto è maggiormente solido senza però impattare in termini di portabilità. Xiaomi ha riproposto nuovamente la Micro-USB per la ricarica: se non fosse per il prezzo (che sveleremo a fine articolo) personalmente andrei su tutte le furie. E’il momento di dire basta a standard obsoleti, e sinceramente proprio non capisco cosa costi sostituirla con una porta Type-C.

Esperienza d’uso

Anche sulla qualità audio Xiaomi non si è impegnata granchè per migliorare quanto già fatto. Bassi presenti, sound caldo che rende l’audio più coinvolgente e frequenze riprodotte bene o male in maniera accettabile. Benissimo per ascolto di contenuti senza pretese, da evitare se si cerca un’esperienza acustica più impegnativa. Discreta miglioria invece per quanto riguarda i microfoni: l’audio in chiamata è più nitido e pulito. Non fraintendeteci: non sono diventate un prodotto dedicato a chi necessita di conversare al meglio col proprio interlocutore per svariate ore. Le abbiamo testate in diverse condizioni atmosferiche e anche durante una chiamata con vento abbastanza sostenuto non hanno comunque sfigurato eccessivamente. Le airdots di prima generazione in questo caso sarebbero state totalmente inutilizzabili mentre questa nuova versione nel complesso ha fatto il proprio sporco lavoro.

Ottima la latenza. Sono stati infatti apportati miglioramenti al chip Bluetooth e questo upgrade è assolutamente tangibile. Il delay quando si visiona un contenuto multimediale è davvero ridotto ai minimi termini. Altri benefici del nuovo chip sono il pairing praticamente instantaneo ed un’ottima stabilità della connesione.

Autonomia

Nessuno stravolgimento nè vistosa miglioria da questo punto di vista: la batteria per cuffia rimane da 40 mAh e quella del case continua ad essere da 300 mAh. L’autonomia è assolutamente assimilabile alla scorsa generazione: parliamo di circa 3-4 ore di uso intenso + il case che fornisce circa 2 ricariche e mezza. In realtà siamo riusciti ad ottenere risultati leggerissimamente migliori rispetto al passato, ma il merito è del chip Bluetooth più efficiente. In definitiva si tratta di cuffiette dotate di un’autonomia sufficiente per gran parte dell’utenza, ma se occorre un prodotto capace di affrontare sessioni d’uso maggiormente prolungate è giusto che sappiate che sul mercato esistono soluzioni nettamente migliori sotto questo punto di vista, ma occorrerà salire di fascia di prezzo.

Prezzo e conclusioni

Ve l’abbiamo tenuto nascosto per non influenzare eccessivamente il vostro giudizio, ma è arrivato il momento di svelarvelo. Il prezzo Amazon.it di queste Redmi Airdots 2 è di 29.99 euro. Praticamente la stessa cifra a cui arrivarono le prime airdots. Si tratta di un valore congruo a quanto proposto, ma vi invitiamo a tenere sempre d’occhio le offerte (P.S. iscrivetevi al nostro canale Telegram delle offerte “AffariConTec” che le migliori ve le segnaliamo noi). Proprio in questi giorni è possibile reperirle con spedizione Prime scontate di 3 euro, ma ancora più caldamente vi raccomandiamo di seguire l’andamento dei prezzi su store cinesi. Ad esempio quelle da noi recensite sono state acquistate su Gearbest alla cifra di 14.99 euro, erano in offerta lampo. Tirando le somme queste Redmi Airdots 2 sono il degno erede del proprio predecessore, ed è un’eredità bella pesante. Xiaomi non ha apportato nessuno stravolgimento al concept originale, proponendo un prodotto che si è evoluto partendo dalle solidissime fondamenta già costruite. Non sono rivoluzionarie come le vecchie, ma se prese in offerta (come abbiamo fatto noi e come vi consigliamo di fare) sono indubbiamente un vero e proprio best buy. Tenendo conto che le Airdots 1 continuano ad essere super acquistate ancora oggi…beh siamo convinti che Xiaomi di queste ne venderà a carrellate. Un consiglio: se possedete il primo modello non cambiatelo per queste, non ne varrebbe la pena, e piuttosto regalatevi un prodotto di fascia più alta.

A tal proposito ci sentiamo di consigliarvi una valida alternativa: le EP-T21 di Aukey. Date magari un’occhiata alle ottime Melomania TWS di Cambridge Audio, un brand inglese che farà molto parlare di sè.

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PC Recensioni

Recensione Acer Nitro 5: Ottimo per il gaming (e non solo)

Acer è leader nel settore dei notebook da gaming e particolarmente apprezzati sono i Nitro, i quali consentono di acquistare prodotti concreti e performanti con cifre tutto sommato contenute. Ovviamente si tratta di scendere ad inevitabili compromessi sotto alcuni aspetti, ma Acer ha sempre fatto in modo di non farli pesare eccessivamente all’utente finale. Il modello dello scorso anno si era dimostrato un prodotto valido ma aveva lasciato l’amaro in bocca in quanto le uniche migliorie apportate riguardavano la dotazione hardware. Con questa generazione la casa madre ha invece deciso di “svecchiare” la lineup, migliorando una già buona esperienza d’uso. Ecco a voi la recensione di Acer Nitro 5 2019.

La videorecensione

Design e qualità generale

Il design di Acer Nitro 5 2019 è aggressivo ma senza esasperazioni. Si capisce chiaro e tondo che si tratta di un prodotto da gaming, ma questa caratteristica non viene troppo accentuata. Le forme sono spigolose, la tastiera retro-illuminata di rosso e le cornici sono ben presenti.

La costruzione è interamente in plastica, ma è abbastanza resistente: rappresenta una discreta via di mezzo fra la solita qualità dei “plasticoni” ed un prodotto più premium. E’ un compromesso accettabile in questa fascia di prezzo.

Le dimensioni non sono contenute ma nemmeno proibitive, sopratutto per quanto riguarda il peso: 2.1 Kg ovvero poco più di un MacBook Pro 16″. Come accennavamo prima le cornici non sono ridotte all’osso, anzi, ma alla fine contestualizzate in questo genere di design non risultano fastidiose.

Input e connettività

La tastiera di Acer Nitro 5 2019 è molto comoda. I tasti sono un pò “gommosetti”, e non si ha un feedback marcato, ma la scrittura è veloce e rilassante. Anche la disposizione del tutto è convincente: nel complesso l’esperienza di scrittura è ampiamente promossa. I tasti sono retro-illuminati di rosso, in armonia col design della linea Nitro ed è presente una scorciatoia per richiamare il “NitroSense” (il tool per la gestione delle ventole).

Il touchpad di Acer Nitro 5 2019 mi ha sorpreso in positivo: buone dimensioni, abbastanza sensibile e compatibile con le gesture di Windows. Non ci si può aspettare di meglio su un prodotto in questa fascia di prezzo.

La webcam è la tipica da 2MP in 720p: fa schifo, come sul 99% dei notebook. Se il vostro obiettivo è partecipare a videolezioni o altro, è sufficiente. Se invece dovete fare streaming su Twitch, allora dovete pensare a qualche soluzione alternativa.

La dotazione di porte di Acer Nitro 5 2019 è completa: 2 USB 3.0, 1 USB Type-C 3.1 Gen 1, 1 USB 2.0, 1 HDMI full size, porta Ethernet ed infine Jack audio. Tutto ok nel complesso, manca la Thunderbolt (sarebbe ora di implementarla), ma non è presente nemmeno sui prodotti concorrenti.

Display di Acer Nitro 5 2019

Il display è un IPS da 15.6″ con risoluzione FHD. L’immagine è quindi ben definita e la luminosità di circa 270 nits. Non è un valore altissimo, è inutilizzabile in esterna, ma è comunque un risultato decente. Molto buono il rapporto di contrasto, lo stesso non si può invece dire della calibrazione: scarsa la copertura dello spazio colore sRGB e DeltaE molto alti.

Per la visione di contenuti multimediali è più che adeguato, per il gaming anche. Ciò che più si fa rimpiangere è il refresh rate limitato a 60Hz: è anacronistico e con l’hardware che c’è a bordo in moltissimi giochi sarebbero stati sfruttati i 144Hz.

In conclusione è un pannello senza infamia e senza lode: non brilla per calibrazione e fedeltà cromatica ma al tempo stesso non può vantare elevati tempi di risposta o High Refresh Rate. Presenta praticamente gli stessi valori del display di un Matebook D 15, prodotto che nella nostra review abbiamo criticato proprio per la scarsa calibrazione del pannello, ed è questo che lascia l’amaro in bocca. Si poteva fare di più.

Hardware e prestazioni

Sulla dotazione hardware del Nitro 5 2019 c’è davvero poco da dire: i7-9750H, 16GB DDR4 (2 x 8), GTX 1660 TI e 512GB SSD NVMe. Una componentistica mirata al gaming in FHD e che il FHD se lo divora, grazie anche all’ottima implementazione della GPU. Proprio questo è uno dei punti di forza della macchina: su Geekbench 4 la GTX 1660 TI montata su questo notebook ottiene circa 192-193.000 punti in bench, a fronte della media di 200.000 ottenuti da soluzioni concorrenti che equipaggiano però una RTX 2060 Max-Q. Le differenze reali son praticamente inesistenti, fatta eccezione per quelle tecnologie di cui la 2060 è dotata (es. Ray Tracing) e che ovviamente sulla GTX sono assenti.

L’esperienza di gioco in FHD è ottima in qualsiasi titolo, e praticamente in tutti i giochi competitivi si può puntare ad ottenere i tanto agognati 144 FPS. Il problema è uno solo: lo schermo si ferma a 60 Hz, ed ancora una volta sottolineiamo come sia questa la “delusione” più grande di questa macchina.

Parlando di delusioni va annoverato indubbiamente il comportamento della CPU.

Su Cinebench R20 la CPU colleziona poco più di 2200 punti, a fronte della media di 2400 di notebook rivali con medesima CPU. Ora ad essere rilevante non è tanto il numerino in sè e per sè, bensì ciò che ne è causa. Andando infatti a mettere sotto controllo l’andamento della CPU durante il test, si osserva che nel momento in cui lavora al 100% le frequenze sui 6 cores vengono abbassate significativamente. Si assestano sui 3.0 GHz per tutta la durata del test, che non è un valore per il quale si può parlare di thermal throttling, ma comunque è una frequenza più bassa rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Il motivo dietro tutto questo è il sistema di dissipazione inadeguato, obsoleto, e che nella prossima generazione va assolutamente rivisto. Non ha solo “contro”, anche sotto massimo carico non è mai troppo rumoroso (6000 rpm si sentono eh, ma non è acuto e fastidioso) ed anche le temperature sono sotto controllo, ma è inadeguato per gestire un’accoppiata di CPU + GPU così potente. Accoppiata che comunque si comporta bene: nulla da dire nel gaming, mentre nel rendering video (per fare un esempio) viene data massima priorità alla GPU con le frequenze della CPU che vengono abbassate finchè necessario (3.3-3.4 GHz su Premiere).

Attraverso l’Undervolting (non perdere la nostra guida) si può mettere una pezza guadagnando circa 200 MHz, e di conseguenza circa 150 punti su Cinebench, ma non si tratta comunque di una procedura alla portata di tutti.

L’SSD è dotato di discrete velocità, nulla di entusiasmante, ma comunque perfettamente adeguato sia per il gaming che per l’uso quotidiano

Concludiamo parlando di audio: i 2 speaker frontali suonano abbastanza bene. Mancano (come sempre i bassi), ma nel complesso il suono è nitido e potente.

Autonomia

La batteria di Acer Nitro 5 2019 non è enorme, 57 Wh, ma i risultati sono tutto sommato sufficienti. Specialmente tenendo conto che parliamo di un notebook da gaming di fascia media, segmento in cui non è affatto difficile trovare prodotti con un’autonomia sensibilmente peggiore. Con schermo al 50%, Windows impostato su “autonomia migliorata” ed un uso da ufficio (Chrome con 5 tab aperte e suite Office) i risultati hanno sempre oscillato tra le 4h e 30 e le 5h e 30 di display. Circa un’oretta in più a disposizione se invece si visualizzano contenuti in streaming su Netflix. Come ho detto ad inizio paragrafo non è affatto una “brutta” autonomia, considerando anche l’hardware all’interno e la batteria non particolarmente capace.

Prezzo e conclusioni

Acer Nitro 5 2019 è presente sul mercato in una marea di configurazioni, per questo diventa difficile fare una considerazione unica sul prodotto. Quella da noi provata è dotata di Intel Core i7-9750H, 16GB (2 x 8) DDR4, GTX 1660 TI e 512GB di SSD NVMe. Il prezzo attuale è di circa 1400 euro su Amazon, cifra assolutamente congrua con quanto offerto specialmente se si considerano le alternative che presentano la medesima dotazione hardware. Tenete conto che spesso finisce anche in offerta speciale!

E’ un prodotto solido e concreto, in grado di offrire performance perfettamente idonee sia per il gaming competitivo che per la creazione di contenuti multimediali (usando però un display esterno). Quest’anno c’è anche un’autonomia sufficiente, nel caso non si avesse a disposizione una presa di corrente, ed il peso è contenuto. Degna di lode l’implementazione della GPU, con prestazioni praticamente al pari di una 2060 Max-Q. Meno convincente invece la gestione della CPU, che a pieno carico non riesce a mantenere frequenze davvero spinte, e che mette in evidenza un sistema di dissipazione che va assolutamente rivisto. E’ ormai obsoleto. Essendo su piattaforma di 9° generazione viene incontro l’undervolting, ma non è una pratica alla portata di tutti.

Dispiace anche per la mancanza di un pannello con High Refresh Rate, ma esistono altre configurazioni del Nitro 5 le quali lo includono.

Nel complesso è una macchina che ci è piaciuta e che ci sentiamo di consigliare a (quasi) tutti coloro che necessitano di prestazioni di un certo livello, ma senza spendere cifre davvero importanti. Se siete dei creators, o comunque scrivete molto, come punto di forza c’è anche l’ottima tastiera, E’ davvero comoda e rilassante, al punto tale che questo articolo è stato interamente realizzato attraverso il Nitro 5 2019.

Diverse piccole migliorie rispetto alla scorsa generazione. Piattaforma Hardware che si aggiorna ma evidenzia le criticità del sistema di dissipazione. Nel complesso un prodotto potente, valido e degno di nota. Comodissima la tastiera.
Design e costruzione7.5
Input e Connettività8.4
Display7
Prestazioni8.2
Autonomia7.2
Prezzo7.6
7.7
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Recensioni

Spotify o Apple Music? Meglio Tidal

Il mondo della musica in streaming è ormai estremamente vasto, ricco di servizi che offrono enormi cataloghi musicali ad un prezzo estremamente accessibile. I principali sono Spotify ed Apple Music, ma anche Amazon Music Unlimited e Deezer. In comune hanno tutti il prezzo contenuto, generalmente 9,99 euro al mese (salvo promozioni), librerie sconfinate ed una qualità assolutamente mediocre che rasenta a malapena la sufficienza.

Tidal è un servizio di streaming musicale lanciato nel 2014 dalla società norvegese Aspiro. Un anno dopo il progetto è stato acquistato da Project Phanter Bidco, azienda sostenuta da niente di meno che Jay-Z. L’obiettivo di Tidal è quello di offrire agli utenti l’accessibilità e la praticità della musica in streaming, ma con una qualità al pari dei vecchi CD. Ciò è possibile grazie ai formati FLAC E ALAC, detti “loseless” proprio in quanto non sono soggetti a compressione e dunque offrono la migliore esperienza d’ascolto possibile.

Ho provato Tidal per 1 mese, facendo una “full immersion” e usandolo come unico servizio di musica in streaming, ed ora sono pronto a parlarvene. Avrà davvero questa fantomatica marcia in più? Oppure è tutto fumo e niente arrosto? Scopritelo nel corso della recensione!

App ed Interfaccia

L’applicazione Tidal è disponibile su iOS, Android e Huawei App Gallery. A ciò si aggiunge la versione Web, facilmente accessibile da ogni browser, e l’applicazione per Windows e MacOS.

L’interfaccia è pratica, curata ed intuitiva. Il design è minimale e rende facile la navigazione.

Principalmente sono presenti 3 macro sezioni: “Home”, “Esplora” e “Video”. A ciò si aggiunge “La mia musica”, la quale a sua volta è divisa in tante piccole sezioni dedicate. Il tutto è abbastanza in linea con quanto offerto dalla concorrenza, ma con quel tocco di intuitività in più che male non fa.

Nel complesso sia l’applicazione che l’interfaccia sono promossi a pieni voti.

Catalogo

Il catalogo è davvero ampio, circa 60 milioni di brani, a fronte dei 40 di Spotify (giusto per fare un esempio). Sono presenti praticamente tutti gli artisti maggiori, con discografia generalmente completa, ed una moltitudine di esordienti ed artisti di calibro minore. Unica delusione riguarda i podcast: ce ne sono davvero troppi pochi, e per uno come me che con i podcast ci passa buona parte della giornata questo è un vero dramma.

Qualità audio

La qualità audio è la vera punta di diamante del servizio, ma bisogna fare una distinzione. Tidal offre sostanzialmente 2 piani di abbonamento: il Premium e quello “Hi-Fi“. Il premium consente l’ascolto di file compressi a 320 Kbps, la medesima qualità di Spotify, mentre l’Hi-Fi permette di interagire con file FLAC o ALAC a 1411 kbps, 44.1 kHz/16 bit. Mettendo da parte sigle e numeri l’esperienza audio, riproducendo la musica attraverso un buon impianto Hi-Fi oppure attraverso delle cuffie di un certo livello, è imparagonabile. Non servirà essere degli audiofili per rendersene conto: i bassi saranno più accentuati, i medi più precisi e gli alti più cristallini. Anche il timbro sarà più caldo e chiunque, anche solo dopo un ascolto, si renderà conto della differenza rispetto ad un tradizionale file compresso. Il “contro” di tutto ciò risiede invece nella dimensione dei file, praticamente il triplo rispetto alle piattaforme concorrenti.

Prezzi ed abbonamento

Sono disponibili 2 piani di abbonamento a prezzi molto diversi fra loro: 9,99 euro al mese per quanto riguarda Tidal Premium, mentre si sale a 19,99 euro mensili per Tidal Hi-Fi.

Se da una parte Tidal Premium non ha granchè motivo di essere scelto, in quanto non offre nulla in più della concorrenza, d’altro canto i 19,99 euro al mese del piano Hi-Fi faranno indubbiamente storcere il naso ad una buona fetta di utenza.

Ma se si vuole la praticità della musica in streaming unita alla qualità di un file loseless, beh Tidal è indubbiamente l’opzione migliore.

Conclusioni

L’esperienza con Tidal è stata controversa: se da una parte ho enormemente apprezzato l’ascolto di musica priva di compressione, “assaporando” al meglio ogni canzone, d’altro canto è stata una vera sofferenza non poter ascoltare i miei podcast abituali poichè non presenti nel catalogo di Tidal.

Com’è facile intuire il titolo è volutamente provocatorio, ma nasconde più di un fondo di verità: se siete amanti dell’Hi-Fi, audiofili o interessati ad ascoltare musica in buona qualità allora Tidal fa davvero per voi. L’esperienza che riesce a dare, in termini qualitativi, va oltre al prezzo richiesto per il piano Hi-Fi ed è una vera gioia per le orecchie.

Per chi invece vuole solo ascoltare sporadicamente musica, e magari è un amante dei podcast, allora Tidal non è la migliore delle scelte. In qualunque caso, è possibile provare il servizio gratuitamente per 30 giorni.

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Undervolting: come avere prestazioni migliori e temperature più basse

L’Undervolting è un processo che consente ad un laptop di ottenere prestazioni migliori e temperature più basse, ed il tutto semplicemente agendo via software. Ma facciamo un passo indietro.

Il volt è un’unità di misura che indica la differenza di potenziale elettrico. Ogni CPU quando è in funzione possiede un proprio voltaggio, variabile a seconda dell’intensità d’uso. Un voltaggio alto consente ad un processore di spingersi più in là con le frequenze e dunque di ottenere (teoricamente) prestazioni migliori. Ma un voltaggio elevato comporta anche temperature elevate, e questo su un notebook può creare molti problemi.

Spesso i chipset escono dalla fabbrica con un voltaggio “generale” e dunque non specifico per un determinato notebook. Ciò può comportare, sopratutto su portatili non dotati di un sistema di dissipazione adeguato, temperature molto elevate e bruschi cali di prestazioni. Quando ciò accade si parla di Thermal Throttling. Questa problematica può essere arginata proprio attraverso la pratica dell’Undervolting, ovvero impostando manualmente un voltaggio più basso rispetto a quello deciso dal produttore.

Come fare?

Partiamo subito dal presupposto che ciò è possibile (quasi) solo su chipset Intel. Esistono 2 programmi che consentono di praticare Undervolting in semplicità e sicurezza:

  • Intel Extreme Tuning Utility
  • Throttlestop

In questo articolo nello specifico parleremo solo di come effettuare Undervolting attraverso il tool di Intel, in quanto più immediato e completo.

Il primo passo è sicuramente quello di scaricare ed installare XTU, molto semplice visto che basta recarsi sul sito ufficiale di Intel.

In secondo luogo bisogna recarsi in “Advanced Tuning”, successivamente nella sezione “Core”. A questo punto apparirà una schermata del genere:

Ciò che bisogna fare è mettere mano al “Core Voltage Offset”, andando a sottrarre progressivamente volt alla CPU. Il nostro consiglio è di procedere a botte di “-0,10” per volta, andando ad eseguire una run su Cinebench ad ogni modifica. In questo modo si può verificare quasi immediatamente se si stanno ottenendo dei benefici e se la macchina continua ad essere stabile. Su chipset Intel di 9° generazione il range consigliato è fra i “-0,100 volt” ed i “-0,150”. Su alcune macchine è possibile spingersi oltre, ma è questo range ad offrire il miglior compromesso fra benefici e stabilità del sistema.

Altri vantaggi

Altri vantaggi dell’Undervolting sono sicuramente temperature più basse in praticamente tutte le circostanze e consumi minori sia sotto stress che nell’uso quotidiano.

Possibili rischi

L’Undervolting è praticamente esente da rischi in quanto anche qualora la macchina divenisse instabile, il PC si riavvierebbe i voltaggi verrebbero ripristinati ai valori di fabbrica.

Conclusioni

In conclusione l’Undervolting è una procedura utile, funzionale, sicura e che consente di ottenere vantaggi anche significativi. Purtroppo sui chip di 10° generazione Intel ha disattivato questa possibilità, ma non è da escludersi che in futuro avvenga un retro-front. Qualora sul proprio notebook, dotato di CPU di vecchia generazione, ci siano problematiche dovute ad un cattivo smaltimento del calore l’Undervolting è sicuramente il primo tentativo da fare.