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Quale MacBook comprare? Guida ai MacBook 2020

I MacBook sono macchine ambite e ricercate, dotate di un design estremamente curato e di altissima affidabilità. Per questo motivo sono molto diffuse fra i professionisti, ma ciò non toglie che siano oggetto d’acquisto anche da parte di utenti comuni interessati ad un notebook di un certo livello. Apple lo sa bene ed è proprio da questa consapevolezza che nel tempo sono nate soluzioni meno orientate sulla potenza, rispetto al passato, in favore di portabilità ed un prezzo più abbordabile per il consumatore medio. L’emblema è il MacBook Air: una macchina dotata della tradizionale qualità ed affidabilità Apple ma con performance studiate per assecondare le esigenze di un utente “meno pro” e “più consumer”, e chiaramente con un prezzo significativamente più basso rispetto al resto della line-up.

Negli ultimi anni però le cose sono andate complicandosi, la gamma Apple è ben più vasta rispetto al passato e non è più così tanto facile capire quale MacBook vada bene per un target più tradizionale e quale invece sia indicato per un utenza davvero “pro”.

Questo articolo nasce proprio per venire incontro a tutti quei potenziali acquirenti che non sanno, o sono indecisi, per quale modello optare. Sarà una sorta di bussola che permetterà di orientarsi fra le molteplici configurazioni presenti sul sito Apple. Passeremo in disamina tutti i notebook della line-up, inquadrando il target di utenza cui sono consigliati, e facendo chiarezza fra le possibili configurazioni.

MacBook Air

Il MacBook Air è una macchina che fa della portabilità il proprio punto di forza. Costruito interamente in alluminio, con la solita qualità che contraddistingue i notebook del brand di Cupertino, ha un peso di 1.3 Kg. Dunque contenuto, ma nemmeno troppo se pensiamo che esistono soluzioni Windows che scendono tranquillamente al di sotto del chilo. Ha un display bello, preciso e luminoso (anche se meno dei fratelli maggiori), le cornici però stanno cominciando ad essere obsolete visto che Apple non le assottiglia da ormai diverse generazioni. . E’ presente in diverse configurazioni, selezionabili dal sito Apple. Quella da noi consigliata è la standard ma con il passaggio a piattaforma i5. In pratica: i5, 8GB RAM e 256 GB SSD. Con soli 50 euro è infatti possibile fare l’upgrade all’i5 di 10° generazione e quest’anno si tratta finalmente di una CPU dotata di 4 Cores. Ma non fatevi ingannare, non è diventata una macchina “Pro”. Il MacBook Air quest’anno ha una seria criticità: si surriscalda. Basta aprire qualche tab del browser per vedere le temperature schizzare ben oltre i 70° e da lì a raggiungere i 100° è davvero un attimo. Questo comportamento è dovuto all’implementazione della dissipazione da parte di Apple: si tratta di una dissipazione ibrida cioè è effettivamente presente una ventola all’interno del notebook, ma questa non è in alcun modo collegata alla CPU e dunque di fatto non fa altro che spostare un pò d’aria, ma niente di più.

Le RAM sono delle LPDDR4X a 3733 MHz, davvero ottime, e per il primo anno il modello base è finalmente dotato di 256GB di SSD. Tornando però al discorso di prima, questa gestione della dissipazione scelta da Apple non permette all’hardware di brillare e, a conti fatti, con questo MacBook Air si possono sostenere gli stessi carichi di lavoro che potevano reggere i modelli degli anni scorsi. Peccato, perchè quest’anno l’hardware è davvero interessante.

La batteria è da 50Wh, dunque nella media degli ultrabook, ed infatti come da tradizione l’Air continua ad avere un’ottima autonomia. In questo è il migliore della line-up Apple.

Ultima caratteristica da annoverare è sicuramente la tastiera. Anche l’Air dice addio alla butterfly keyboard per far spazio ad una tradizionale tastiera a forbice, la stessa che troviamo sul Pro 16″. Il prezzo: si parte da 1229 euro per la variante base, ma come detto prima è consigliato passare all’i5 e dunque è necessario sborsare ulteriori 50 euro. E’ alto, come per tutti i prodotti Apple, e per questo vi consigliamo di valutare bene prima di acquistarlo. Se non si necessita nè di Mac OS nè di un display così bello e preciso si può optare per i Matebook di Huawei, i quali costano molto meno ed in diversi aspetti offrono di più. Noi abbiamo recensito il D 15″: è un pò più grande ma è ugualmente ben costruito, costa la metà ed è molto più fresco e potente.

In conclusione, per chi è consigliato questo Air 2020? Sicuramente per studenti che necessitano di una macchina affidabile, con un bellissimo display e con un’ottima autonomia. Ma volendo anche blogger, scrittori e chi utilizza il PC per la produttività d’ufficio. Con un display così ben tarato si può anche pensare di fare del fotoritocco, ma non di più.

Per chi non va bene l’Air 2020? Di fatto per quelli a cui non andavano bene gli Air di scorsa generazione. E’ cambiato l’hardware, sulla carta è molto migliore, ma son rimasti gli stessi limiti di questa macchina. Va benissimo nell’uso quotidiano (anche se rimane sempre calda), ma appena si chiede qualcosina in più vengono fuori tutte le magagne della dissipazione inadeguata, e subentra il thermal throttling (per altro anche abbastanza pesante).

Se si cerca un MacBook da 13″ davvero performante, ancora una volta l’unica vera opzione rimane il Pro 13″. Peccato.

MacBook Pro 13″

Il MacBook Pro 13″ nasce con l’obiettivo di venire incontro ad una vasta fetta di professionisti, dotando una leggera macchina da 13″ di performance per l’appunto “pro”. Il modello 2020 ha un peso di 1,4 Kg, anche qui non pochissimi visto che un Dell XPS 13 2020 pesa 200 grammi in meno ed ha un hardware assimilabile.

Quest’anno è presente in 2 varianti le quali si distinguono nettamente in base ad una serie di caratteristiche:

  1. La prima è la più economica, dotata di CPU di 8° generazione, RAM LPDDR3, 2 porte Thunderbolt 3 ed una sola ventola per la dissipazione. Prezzo di partenza di 1529 euro
  2. La seconda è la più recente nonchè più costosa, dotata di CPU di 10° generazione, RAM LPPDR4X, 4 porte Thunderbolt 3 e due ventole per la dissipazione. Prezzo di partenza di 2229 euro

Le 2 varianti presentano il medesimo display (bellissimo, estremamente accurato nella riproduzione dei colori e molto luminoso) ed anche la stessa autonomia (buona ma inferiore a quella dell’Air). Entrambi hanno poi la touchbar e la nuova tastiera a forbice. Ma, come già detto, differiscono sotto diversi aspetti. A parità di processore il modello con CPU di 10° gen sprigiona circa il 30% di prestazioni in più in single-core, il 15% in multi-core ed un 25% di prestazioni grafiche. Son buoni valori, perchè dimostrano che è presente un reale aumento delle performance grazie alle nuove CPU, e ciò si deve anche alla nuova dissipazione biventola. Ma fra i 2 ballano 700 euro di differenza, e son tutt’altro che pochi, dunque conviene acquistare la variante più economica e magarli maxarla oppure la nuova configurazione con CPU di 10° gen?

Questa scelta dipende molto dall’utilizzo che se ne farà della macchina. Ad esempio per un video-maker che utilizza il MacBook per lavorare in esterna, le prestazioni migliori (sopratutto quelle grafiche), le RAM più veloci e 2 porte thunderbolt 3 in più costituiscono del valore aggiunto di grande rilevanza. D’altro canto se però banalmente si ha bisogno di un ultrabook capace di dare quella spinta in più, che il MacBook Air non è in grado di fornire, ma senza performance particolarmente spinte allora il Pro 13″ base può fare al caso proprio. Ciò che caldamente vi sconsigliamo di fare è boostare il Pro 13″ base. Se in fase d’acquisto lo si porta a 16 GB di RAM e 512GB di SSD costerà 200 euro in meno del nuovo Pro 13, ma saranno 200 euro risparmiati davvero male in quanto si otterranno comunque performance inferiori, RAM più lente e 2 porte in meno.

In conclusione, a chi consigliamo questi MacBook Pro 13 2020? Banalmente a tutti coloro che hanno bisogno di un 13″ dotato di prestazioni convincenti e che per ovvie ragioni non possono quindi accontentarsi di un Air. Da valutare poi se rivolgersi sul 13″ base o su quello con CPU di 10° gen, ma questo dipende molto anche e sopratutto dalla disponibilità economica dell’acquirente.

Per chi invece è sconsigliato? In realtà per nessuno, è un prodotto molto equilibrato, visto che coniuga una buona autonomia a buone performance. Se però si sa già che non si presenterà mai la necessità di uno spunto prestazionale in più allora il MacBook Air può davvero essere tenuto in considerazione: ha un’autonomia migliore, è un pò più leggero e sopratutto è significativamente più economico.

MacBook Pro 16″

Il MacBook Pro 16″ è stato il prodotto Apple più atteso nel 2019, e siccome bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, si può fermamente affermare che ha saputo ripagare le attese. Il Macbook Pro da 16″ era infatti una macchina estremamente desiderata in particolar modo dai content creators, a cui stavano strette le prestazioni e le dimensioni del display del vecchio modello da 15″. Apple ha saputo venire incontro alle esigenze di questa fascia di utenza creando uno dei notebook meglio riusciti del 2019. Display più grande( uno dei migliori sul mercato per fedeltà cromatica, qualità e luminosità), ma senza un corrispettivo aumento delle dimensioni della scocca in quanto sono state assottigliate le cornici (ormai obsolete); aumento della batteria a ben 99.9 Wh, ossia il limite massimo consentito affinchè si possa trasportare in aereo, ma un peso che è rimasto praticamente invariato. A questo si aggiungono un sistema di dissipazione ridisegnato per consentire un migliore airflow e la nuova tastiera a forbice la quale va a correggere tutti i vari problemi della vecchia tastiera a farfalla. Infine nuovi speakers, i quali regalano la migliore esperienza audio su un notebook.

Il MacBook Pro 16″ ha davvero rivoluzionato la line-up Apple, offrendo ai creators un prodotto finalmente in grado di poter competere a testa alta con le workstation portatili Windows.

La configurazione base è dotata di i7-9750H, 16 GB RAM DDR4 2666MHz, 512 GB SSD NVMe e Radeon Pro 5300M con 4GB GDDR6. Il prezzo di partenza è di 2799 euro, assolutamente non basso ma tutto sommato non lontano da quanto richiesto dalle alternative Windows. A far storcere il naso è la GPU, che è abbastanza limitata, e per questo è consigliato fare l’upgrade alla 5550M con soli 125 euro di differenza. Le prestazioni della CPU sono invece interessanti e costanti, ed i tempi del thermal throttling del vecchio 15″ sembrano solo un ricordo, ma è con l’i9 che questa macchina dà davvero il meglio di sè. Tra l’altro di recente Apple ha rilasciato la possibilità di equipaggiare questo notebook, in fase d’acquisto, con la 5600M dotata di memorie HBM2 ed i benefici di questo upgrade sono enormi. Rispetto alla variante con 5500M da 8GB si ottengono performance superiori del 40%-50% a seconda del software, e per chi si occupa di videomaking a livello davvero intenso si tratta di un boost prestazionale estremamente importante. Queste maggiori performance si pagano però a caro prezzo, in termini puramente economici, visto che è necessario un esborso ulteriore di 1000 euro rispetto al modello base. E’ dunque da valutare accuratamente se si necessita o meno del boost prestazionale offerto dalla 5600M, tuttavia per coloro che ne hanno bisogno questo upgrade è senza ombra di dubbio una manna dal cielo. E questa è un’ottima notizia.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, ed infatti tutta questa potenza richiede inevitabilmente dei compromessi. Questi sono inquadrabili principalmente nell’autonomia, buona ma non entusiasmante, e nel peso di ben 2 Kg. Non è un numero esorbitante, ma son comunque 600 grammi in più rispetto ad un Pro 13″.

Tirando le somme dunque per chi è consigliato questo MacBook Pro 16″? Per chi ne ha davvero bisogno. Quest’anno finalmente siamo di fronte ad una macchina molto meno consumer e molto più “Pro” rispetto al passato, con performance in grado di accontentare anche i più esigenti in termini di potenza. Ma ogni cosa ha un costo, ed oltre che in termini economici anche per quanto riguarda autonomia e peso. Tanto per dire, per uno studente universitario è molto più consigliato un Pro 13″ poichè si va comunque ad acquistare un prodotto performante, ma molto più leggero, con un’autonomia migliore ed un prezzo sensibilmente inferiore.

Per chi invece è sconsigliato? Per coloro che non hanno bisogno di prestazioni così spinte, ma necessitano semplicemente di una macchina che all’occorrenza sappia tirar fuori i muscoli. In questo caso bisogna orientarsi su un Pro 13″, se si vuole rimanere in casa Apple, oppure su una soluzione Windows se si desidera uno schermo da 15″.

Conclusioni

Con questo articolo abbiamo cercato di fare chiarezza nella line-up Apple, che quest’anno è complessa più che mai, sperando di essere stati d’aiuto nell’eventuale scelta del proprio MacBook. Ricordiamo poi che esistono anche valide alternative Windows, le quali hanno generalmente costi inferiori e che magari possono fare comunque al caso proprio.

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Audio Recensioni

Redmi Airdots 1 anno dopo: ancora un punto di riferimento nella fascia bassa

Le Redmi Airdots sono fra gli auricolari bluetooth più conosciuti sul mercato. Esse hanno avuto l’enorme merito di portare una soluzione con una buona qualità generale nella fascia bassa. Se oggi infatti il mercato degli auricolari TWS economici è estremamente vasto, all’epoca dell’uscita delle airdots erano praticamente assenti prodotti quantomeno sufficienti. Sotto i 50 euro era possibile acquistare dei cloni delle Airpods (di mediocre fattura) e auricolari TWS ( True Wireless Stereo) che se possibile erano anche peggio. Poi 1 anno fa arrivarono le Airdots di Redmi: con una cifra “ridicola” offrivano buona qualità audio, connessione stabile ed ottima autonomia. Il connubio di questi fattori si dimostrò assolutamente azzeccato ed infatti ottennero un successo strepitoso. Rappresentarono un vero e proprio punto di svolta visto che da quel momento cominciò “l’inondazione” di soluzioni che cercavano di cavalcare l’onda alzata dalle Airdots. E’ passato un anno dal loro arrivo, Redmi non ha presentato un vero e proprio successore e le Airdots continuano a vendere ancora. Sicuramente quindi sarà sorta la domanda, magari prima di acquistarle, “Ma dopo 1 anno hanno ancora senso? Sono ancora valide? “. La risposta? La trovate nel titolo. Il motivo? Scopritelo nel corso dell’articolo!

Case e costruzione

Il case delle Redmi Airdots è piccolo e ben costruito. Lo stesso si può dire delle cuffiette. Prevale il minimalismo e questo è sicuramente apprezzabile. La costruzione del cofanetto e delle Airdots è interamente in plastica, nè troppo “premium” nè troppo “cheap”, comunque molto solida e resistente visto che dopo 1 anno di uso intenso il mio paio è “nuovo” come se fosse il primo giorno. Sul retro del case è presente la vecchia micro-USB, necessaria per la ricarica. E’un peccato dover ancora essere legati ad uno standard obsoleto, ma nella fascia bassa nemmeno la concorrenza ha adottato la Type-c…

Esperienza d’uso

La qualità audio è discretamente buona. Bassi abbastanza presenti, frequenze riprodotte accettabilmente ed un sound caldo che rende piacevole l’ascolto. Sicuramente non rappresentano un’eccellenza, ma nel segmento economico son pochissimi a fare meglio, moltissimi a fare peggio. I microfoni sono estremamente mediocri: accettabili in luogo chiuso e poco rumoroso, inutilizzabili con un pò di vento o qualche rumore di troppo in sottofondo. Le ultime uscite degli altri brand si sono mosse in questo senso, ma spesso peccano in altro quindi vale la regola del “togli da una parte e metti all’altra”.

La latenza è accettabile. Personalmente le sconsiglio per la visione di un film o di un contenuto multimediale impegnativo, mentre possono anche andare bene per vedere un video su Youtube al volo. Questo è un problema di cui soffre una grandissima parte di auricolari bluetooth e non è affatto raro riscontrarlo anche in modelli di fascia superiore. La connessione è stabile e il pairing abbastanza veloce.

Autonomia

L’autonomia è molto valida: dalle 3 alle 4 ore di utilizzo + il case che fornisce circa 2 cariche e mezza. In sè e per sè non è un numero enrome, ma l’assenza di draining e l’affidabilità nel lungo periodo sono sicuramente un punto di forza. In questo ambito c`è però chi fa meglio, se quindi si punta prevalentemente all’autonomia è bene sapere che esistono prodotti che ne possiedono una maggiore rispetto alle Airdots.

Prezzo e conclusioni

Uno dei punti forti delle Airdots all’uscita era indubbiamente il listino estremamente accattivante. Adesso però il prezzo è ulteriormente calato: con circa 20 euro è possibile acquistarle su Amazon con spedizione Prime. Sono quindi perfette come regalo di compleanno ad un amico, ad un parente o anche come semplice sfizio. Ed anche se è passato 1 anno sono comunque un punto di riferimento nella fascia bassa. In conclusione: se le possedete già certamente non cambiatele con un altro prodotto economico, perchè le migliorie saranno davvero troppo poche, e se foste interessati all’acquisto di cuffiette bluetooth low-cost sono indubbiamente da tenere in considerazione ancora oggi.

Nel caso foste alla ricerca di un prodotto di fascia superiore, ma senza spendere un capitale, quasi sicuramente le Pamu Slide Mini faranno al caso vostro: le ha recensite Stefano e sono una BOMBA!

Una valida alternativa economica sono invece le EP-T21 di Aukey: anche queste sono state recensite da Stefano e se fossi in voi ci darei un’occhiata.

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PC

La migliore configurazione da gaming con 1500 euro

Nei precedenti articoli vi abbiamo proposto una build economica a 600 euro e una per il QHD a 60 FPS. Oggi invece parliamo di una configurazione adatta al QHD a 144 Hz per gli amanti degli sparatutto e in grado di far girare titoli in 4k per chi invece ha come obiettivo primario la qualità grafica.

La motherboard: Gigabyte Aorus B450 Pro

In ogni configurazione presentata fino ad ora sul blog, ho sempre inserito delle motherboard B450M, per questa build ho deciso di adottare invece una scheda madre Full Size. Si tratta dell’Aorus B450 Pro di Gigabyte, una delle migliori B450 sul mercato. La dotazione di porte e connettori è al vertice della categoria, il design è molto aggressivo e accattivante. Infine il supporto nativo ai Ryzen di terza generazione la rende una scheda madre perfetta per un futuro upgrade.

Il processore: AMD Ryzen 7 2700x

Come nella configurazione che vi abbiamo presentato nello scorso articolo, anche in questa build abbiamo deciso di inserire un Ryzen 7 2700x. Top di gamma di casa AMD della scorsa generazione, che può contare su 8 core/16 threads, e su un prezzo estremamente allettante. E’ adatto a qualsiasi impiego, ludico o lavorativo che sia. Il dissipatore in confezione è al limite, quindi non è consigliato fare overclock senza prima montare una dissipazione aftermarket.

La scheda grafica: Nvidia RTX 2080 Super

La GPU è senza dubbio il pezzo di maggior pregio di questa build. L’RTX 2080 Super di Nvidia è la seconda scheda video, sul mercato consumer, in ordine di potenza. Tralasciando i dati tecnici, la GPU in questione è un vero mostro di potenza che vi permetterà di giocare in QHD a 144hz agli sparatutto e di godere in 4k,con buon dettaglio, dei titoli AAA di ultima generazione. Inutile dirvi che la 2080 Super è perfettamente idonea per uso creativo, grazie anche agli 8 GB di VRAM. Il modello da noi consigliato è prodotto da Gigabyte, proprio come la scheda madre. La scheda proposta da questo brand, infatti, può avvalersi di un’ottima dissipazione triventola, discreta silenziosità sotto carico e un buon margine di overclock. Di contro non ha un’estetica aggressiva e piena di LED, come piace a molti, ma in sua discolpa ha un prezzo più basso dei brand concorrenti.

Le RAM: Corsair Vengeance 16GB 3200MHz

Le Corsair Vengeance sono un classico. Corsair è ormai sinonimo di garanzia, e queste Vengeance sono vendute ad un buonissimo prezzo. 16 GB, future-proof e l’accoppiata Ryzen + RAM 3200 MHz è una scelta vincente. Peccano un pò in estetica ma il prezzo è un loro punto a favore.

L’archiviazione: Silicon Power SSD NVMe 1 TB

Dopo averlo consigliato nella configurazione da 1000 euro, riproponiamo questo Silicon Power per il suo ottimo rapporto qualità prezzo, oltre che per le sue performance. Si tratta, infatti, di un SSD con velocità fulminee, che si attestano sui 3400 MB/s in lettura e 3000 MB/s in scrittura. Il taglio di memoria da 1 TB garantisce infine spazio sufficiente per molti giochi, oltre al sistema operativo. Chi avesse esigenza di ulteriore memoria può optare per il taglio da 2TB, ma dovrà sborsare quasi il doppio del prezzo richiesto per il modello da 1TB.

L’alimentatore: EVGA 750W BQ

L’importanza dell’alimentatore è spesso sottovalutata, per questo consigliamo sempre prodotti affidabili e con almeno una certificazione 80+ Bronze. Per questa build vi proponiamo un EVGA BQ 80+ bronze con potenza di 750W. Si tratta di un alimentatore potente e duraturo, senza particolari fronzoli estetici ma in grado di garantirvi buone performance nel tempo. Il prezzo è nella media, ma in una configurazione da 1500 euro non ci sentiamo di consigliare una PSU votata al risparmio.

Il case: NZXT H510

NZXT con i suoi case realizza dei veri e propri pezzi di artigianato. e questo H510 lo è. I materiali sono ottimi, il pannello laterale in vetro temperato è estremamente resistente, il design è sobrio ma al tempo stesso moderno, sul fronte è presente una porta USB type – C. Il ricambio d’aria è stato migliorato tramite il filtro anti polvere e le 2 ventole da 120mm presenti in bundle. Insomma, un vero gioiellino.

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PC

La migliore configurazione da gaming con 600 euro

I PC da gaming sono sempre più diffusi. Tuttavia sono ancora molte le persone che credono che il gaming su PC sia una passione costosa. Mi è capitato spesso di parlare con i miei amici chiedendo loro il motivo per cui da console non passassero al PC, ma spesso mi sento dire: “è costoso”, “per farsi un buon pc ci vogliono molti soldi”. Beh nulla di più falso.

A differenza di ciò che si crede, assemblare una macchina sufficientemente potente e in grado di durare nel tempo non è così dispendioso. Proprio per sfatare questa credenza, noi di Tecnologici.net abbiamo deciso di dedicare un articolo ad una configurazione a basso budget, in grado di far girare a 1080p anche i titoli attualmente più esosi di risorse, ma anche pronta per eventuali upgrade futuri.

Inutile ricordare che con un budget così contenuto sarete costretti ad assemblare da voi i vari pezzi piuttosto che acquistare un PC pre-assemblato. Ma niente paura, è molto più semplice di quanto possiate credere.

Un altro piccolo compromesso da accettare per giocare con una build così economica è che dovrete regolare “a ribasso” qualche impostazione grafica, in modo da guadagnare un discreto margine di frame rate. Ciò vi consentirà in primis di avere una fluidità maggiore e in secondo luogo di mantenere performance sufficienti anche nelle situazioni di gioco più critiche, in cui il vostro hardware sarà messo a dura prova. C’è da dire che spesso si tratta di impostazioni “studiate” per macchine molto performanti. Disattivandole farete un favore al vostro PC mantenendo un livello di esperienza di gioco più che godibile.

La scheda madre: Gigabyte b450M

Andare a risparmiare sulla scheda madre, convinti che sia inutile spendere più di tanto su questo componente è uno degli errori più comuni che un principiante possa fare.

Per fortuna Gigabyte ci viene incontro con questa sua b450M. La motherboard in questo ha una dotazione di slot e porte di tutto rispetto, ma sopratutto offre il supporto nativo ai Ryzen di terza generazione. Ottimo per un futuro upgrade.

Il processore: AMD Ryzen 2600x

Fin dal debutto le CPU Ryzen hanno letteralmente spaccato il mercato, ma è la seconda generazione quella che ha segnato la definitiva consacrazione di AMD. È sopratutto grazie ad AMD che si possono avere build di un certo livello senza spendere un capitale.

Ryzen 5 2600x è a tutti gli effetti la miglior CPU di fascia media dello scorso anno: non ha frequenze così spinte come un equivalente processore Intel ma è comunque un 6 cores/12 threads con boost fino a 4,2 GHz e soprattutto costa la metà di un I5. Il dissipatore integrato fa un ottimo lavoro, permettendoci di non dover dedicare parte del budget a soluzioni aftermarket e lasciando all’utente un buon margine di Overclock. Non è un caso che questo processore sia montato anche in PC che costano il doppio di questa configurazione.

La scheda grafica: AMD RX 570 8GB

Anche per la scheda video ho deciso di affidarmi ad AMD. La 570 non è esattamente una scheda di primo pelo, ma si tratta di una GPU dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Vi permetterà di giocare a titoli molto pesanti con una buona qualità ed un frame rate sufficiente, e sui giochi competitivi come Fornite, Rainbow Six Siege e Apex Legends potrete mantenere i 144 FPS se siete disposti a scendere a qualche rinuncia grafica. Di questo componente ne esiste anche una versione da 4 GB, personalmente consiglio quella da 8 perchè vi permetterà di stare “più sicuri” sia nell’immediato che nel prossimo futuro, ma se avete restrizioni economiche, scegliendo il modello 4 GB potrete risparmiare una ventina di euro.

Le RAM: CORSAIR VENGEANCE 16GB 3000MHz

Le Corsair Vengeance sono un classico. Corsair è ormai sinonimo di garanzia, e queste Vengeance sono vendute ad un buonissimo prezzo. 16 GB, future-proof e l’accoppiata  Ryzen + RAM 3000 MHz è una scelta vincente. Per il gaming puro potrebbe andare bene anche il taglio da 8 GB, ma io lo sconsiglio per 2 importanti motivi:

  • 8 GB nel 2020 sono il minimo indispensabile per giocare, quindi assemblare un PC sapendo di essere al limite già in partenza non la vedo una scelta troppo sensata;
  • Il resto dei componenti sono tutti di alto livello, quindi si può tranquillamente pensare di usare la macchina per lavori di tipo grafico quali CAD 2D/3D ed editing video. Tuttavia 8 GB di RAM possono costituire un bottleneck non indifferente.

Quindi analogamente al discorso fatto per la scheda video, anche in questo caso il mio consiglio rimane quello di orientarvi su un taglio di memoria “più largo” e di scendere verso un taglio più piccolo solo se avete un budget molto limitato.

Le memorie di massa: WD 1TB 7200rpm + Crucial MX500 250GB

E’ ormai un anno che sono contrario ad inserire hard disk in build nuove. Tuttavia trattandosi di una configurazione a basso budget,ho trovato che la soluzione migliore fosse quella di accoppiare un performante SSD di Crucial, dedicato al sistema operativo e qualche software, ad uno spazioso HDD di Western Digital per i giochi e file.  L’unità a stato solido da 250 GB garantisce in fatti ottime performance di lettura e scrittura, mentre il disco rigido da 1 TB offre spazio sufficiente per molti giochi e contenuti multimediali.

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L’alimentatore: Thermaltake Smart BX1 RGB 550W

L’alimentatore è un componente fondamentale in ogni PC, ma molto spesso viene sottovalutato. Tra un alimentatore super economico ed un buon alimentatore ci sono differenze abissali. Un alimentatore scadente, infatti, non vi da alcuna sicurezza: in caso di cali di tensione, blackout, malfunzionamenti e usura non avete alcuna garanzia che l’alimentatore non vi abbandoni da un momento all’altro, rischiando di compromettere altri componenti.Al contrario, acquistando un buon alimentatore (magari certificato 80 plus)  avrete la garanzia di inserire nella vostra build un prodotto che manterrà le sue performance nel tempo, con una buona qualità costruttiva e che tutelerà la macchina in caso di guasti.

Per questo, per la PSU ho scelto Thermaltake. Il prodotto in questione può vantare una certificazione 80 plus Bronze, una buona qualità costruttiva e un’efficiente sistema di dissipazione. E per gli amanti dei led RGB la ventola integra una serie di simpatici led programmabili a proprio piacimento. Insomma caratteristiche che non ci si aspetterebbe da un alimentatore economico. Inoltre 550 watt sono sufficienti ad alimentare tutta la configurazione e non vi dovrete preoccupare di cambiare alimentatore se in futuro deciderete di modificare qualche componente.

Il case: Cooler Master MasterBox Q300L

Il Cooler Master MasterBox Q300L è quanto di meglio si possa avere con questo budget. Bisogna rinunciare a una super illuminazione RGB o un gran numero di ventole integrate, ma con 50 euro ci si porta a casa un case ben costruito, con una buona dotazione di ingressi e uscite, un filtro antipolvere e un solido pannello laterale in vetro. Il mio consiglio è di prenderlo per poi aggiungere un paio di ventole nel corso del tempo.

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Accessori PC

Qisan Magicforce 68: recensione della migliore tastiera meccanica economica

Qisan è un brand attivo nel mercato delle periferiche PC. Non è un marchio particolarmente noto in occidente, ma offre prodotti validi e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Questa Magicforce 68 appartiene alla linea principale, quella delle Magicforce, ed è la migliore espressione della filosofia di Qisan.

Design e costruzione

La Magicforce 68 è esteticamente molto accattivante. Nulla di particolarmente originale, ma si tratta comunque di un design pulito e sicuramente piacevole alla vista. In particolar modo la colorazione bianca. Il font non è dei più belli, vorrebbe essere originale ma alla fine risulta semplicemente banale, è però ben leggibile e dunque non si avrà granchè motivo di rimpiangere un altro font. Il formato è 65% cioè un 60% ma con il pad direzionale e 4 tasti in più.

Entrando nel vivo dell’analisi ed analizzando la costruzione sarà facile capire perchè è in questo aspetto che risiede uno dei suoi più grandi punti di forza. Il case è in ABS, abbastanza rigido e restituisce una buona sensazione di solidità.

Il backplate è in buon metallo: è molto raro trovare un backplate in metallo “serio” in questa fascia di prezzo, dunque questo è indubbiamente un punto a favore della Magicforce.

Peculiarità di tale tastiera rispetto alla concorrenza sono però i keycaps in PBT Double-shot: sono molto resistenti, le legende non si sbiadiranno col passare del tempo ed anche il feedback ne giova. Pur non trattandosi di PBT “pregiato” vi è una differenza abissale in tutti gli aspetti fra questi keycaps e quelli in ABS lasered generalmente montati sulle meccaniche economiche.

Prestazioni

La Magicforce 68 è disponibile in 2 varianti: una estremamente economica la quale equipaggia switch Outemu ed una seconda variante un pò più costosa (quella protagonista di questa review) che monta switch Gateron. Fra le 2 la consigliata è indubbiamente quella con i Gateron, ma anche la più economica può avere senso se non si dispone di un budget quantomeno discreto.

Il modello al centro di questa recensione è fornito di switch Gateron Brown, tattili di buonissimo livello che possono effettivamente dire la loro. L’esperienza di scrittura è estremamente soddisfacente, con un connubio di sound e feedback tattile davvero piacevole. Rispetto a dei Cherry MX Brown c’è meno attrito, lo switch è meno “sabbioso”e di conseguenza il tutto è molto più fluido e scorrevole. Il formato, se non si necessita effettivamente dei tasti “mancanti”, è perfetto in quanto consente di centrarsi bene rispetto alla tastiera e può essere considerato un vero e proprio valore aggiunto. Il layout è US, dunque abbastanza diverso da quello italiano, ma una volta presa confidenza e dopo un pò di rodaggio non si sbaglierà davvero un colpo. Anche nel gaming la Magicforce si comporta più che bene. Essendo reattiva è pienamente idonea per tutte le tipologie di gioco, fatta eccezione se si è giocatori di alto livello di FPS e simili. In questo caso è consigliabile rivolgersi sul modello con i Gateron Red i quali sono ottimi switch lineari e dunque perfetti per il gioco. I Brown sono invece la migliore opzione per chi è interessato sia alla scrittura (validissimi switch per questo) che al gaming (non eccessivamente competitivo).

Connettività

È presente la retroilluminazione bianca, estremamente potente e comoda se si è interessati a scrivere la notte. La connessione avviene, purtroppo, attraverso la vecchia micro USB. È un peccato visto che sta diventando sempre più raro l’utilizzo di questo standard a causa dell’avvento della type-c, e fra l’altro sarebbe molto comodo poter utilizzare semplicemente il cavo type-c per praticamente tutti i dispositivi (periferiche incluse) che si hanno in casa. Assente qualsiasi forma di connessione wireless, ma non si tratta di chissà quale mancanza su un prodotto economico così valido. Sotto il case sono presenti 2 alette per regolare l’inclinazione ed un vano per nascondere il cavo micro USB.

Prezzo e conclusioni

Qisan-Magicforce-68

Il prezzo del prodotto si aggira tra i 50 ed i 60 euro, a seconda che lo acquistiate da uno store orientale (Aliexpress) o da uno occidentale (Amazon). Si tratta di un prezzo sorprendentemente basso in confronto a quanto offerto, sopratutto se si prende come riferimento la concorrenza su Amazon. Se invece foste intenzionati ad acquistare su Bangood o su Aliexpress allora lì con una ventina di euro in più riuscirete a comprare una tastiera generalmente migliore (una Anne Pro 2, giusto per citarne una). In conclusione la Qisan Magicforce 68 è un prodotto estremamente equilibrato che offre una buona qualità a 360 gradi senza compromessi tangibili da un utente inesperto ed il tutto ad un prezzo assolutamente invidiabile. Si tratta di un vero e proprio best buy, sopratutto prendendo come riferimento Amazon, ed è indubbiamente una delle migliori soluzioni per approcciarsi come prima volta al mondo delle tastiere meccaniche. Se Qisan l’avesse spinta lato marketing, attraverso collaborazioni con Youtuber ed Influencer, adesso sarebbe sulle scrivanie di una grandissima fetta di utenza e sentireste un gran parlare di lei. Peccato, perchè il prodotto è fantastico!

Design8
Qualità Costruttiva9
Scrittura9
Gaming8
Connettività7.5
Qualità/ Prezzo9
9
Un ottimo prezzo ed un ottimo prodotto. Best buy della categoria, non esistono veri rivali. Da tenere d'occhio la variante economica se non si dispone di budget.