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Amazon Wi-Fi eero: il sistema mesh wireless per tutti | RECENSIONE

Un sistema Wi-Fi Mesh è sostanzialmente un insieme di componenti wireless che permettono di ampliare la copertura della propria rete domestica con un router principale e una serie di satelliti che si collegano ad esso: questo tipo di sistemi è particolarmente indicato per chi deve condividere la rete Wi-Fi su una metratura particolarmente importante. 

Oggetto della recensione di oggi è il sistema Amazon Wi-Fi eero, di recente disponibile in Italia in doppia versione con set da 1 satellite e set da 3 satelliti. Ho avuto modo di provare per circa 3 settimane questo sistema wi-fi mesh e sono pronto a raccontarvi cosa ne penso. Nemmeno c’è bisogno di dire che ovviamente questo sistema può essere controllato anche tramite Alexa, ma di questo ne parleremo più avanti.

In generale vi segnalo che la versione da 1 satellite è in vendita al prezzo di 109€, è consigliata per abitazioni fino a 140 m2, mentre la versione da tre satelliti è in vendita al prezzo di 279€ ed è consigliata per abitazioni fino a 460 m2

Wi-Fi eero: unboxing

Un momento che davvero apprezzo quando inizio a provare un nuovo prodotto è proprio l’unboxing: è tanto semplice, quanto affascinante. Rappresenta il primo momento con cui si entra in contatto con un nuovo prodotto, con una nuova esperienza da fare. Anche nel caso di Amazon Wi-Fi eero il primo impatto è convincente: box cartonato che contiene tutto l’essenziale per iniziare ad usare in modo semplice il proprio sistema Wi-Fi mesh. Nella versione che ho provato, i tre satelliti sembrano quasi dei piccoli gioielli, si stagliano in modo elegante sullo sfondo scuro della scatola. Sotto di essi trova spazio il certificato di garanzia (largo quanto la scatola, un formato poco ordinario), i tre alimentatori da parete e il cavo Ethernet per iniziare subito ad utilizzare eero.

 

Wi-Fi eero: le prestazioni e le caratteristiche tecniche

Quando si deve scegliere un prodotto si sceglie sicuramente il miglior rapporto qualità/prezzo oppure il top ad un budget predeterminato. Quindi è importante essere consapevoli che dal punto di vista hardware il sistema Wi-Fi eero è molto simile ai Beacons che aveva rilasciato un paio di anni fa la stessa azienda produttrice Eero. In questo caso la principale differenza è la presenza di un alimentatore da parete che prima era integrato, ma in questo modo dovremmo perdere un po’ di comodità e guadagnarne in usabilità (è più facile trovare delle prese appropriate viste le dimensioni). Ogni satellite possiede due porte Ethernet da 1 Gbps, assolutamente comode se volete avere una connessione diretta alla rete. Immaginate di avere un laptop o un PC e un cavo Ethernet, sicuramente comodi per sfruttare i cavi che magari avete già in casa. 

Una novità assolutamente da apprezzare (ma la davo anche per scontata) è che il nuovo sistema Wi-Fi mesh eero fornisce l’accesso alla doppia banda, sia 2.4 GHz che 5 GHz. L’unico neo, al momento in cui scrivo, è che la rete ha lo stesso nome e ho un paio di accessori (due prese smart Blitzwolf) che non supportano la frequenza a 5 GHz e non sono in grado di riconoscere la differenza di banda. Credo che sia un limite che si può superare con un aggiornamento comunque. Qui entra in gioco un’ulteriore differenza tra la versione base che sto provando e quella Pro: ci sono due antenne MIMO per entrambe le frequenze, mentre la versione Pro ha una antenna aggiuntiva che permette di avere una velocità massima più elevata quando ci si connette ai vari satelliti piuttosto che al modem centrale. Vale la pena acquistarla? A meno che non abbiate esigenze particolari (numero di dispositivi sempre collegati molto elevato), io mi accontenterei largamente della versione normale.

Una considerazione da fare riguarda il vostro provider internet: questo sistema Wi-Fi mesh permette di sfruttare al meglio la banda messa a disposizione dal gestore, ma qualora abbiate una banda limitata (ad esempio 100-200 Mbps) non otterrete grandi benefici nell’utilizzo di questo sistema.

Premesso che questa versione in prova copre fino a 460 m2 e (purtroppo ;D) la mia abitazione non arriva a queste metrature, posso assicurarvi assolutamente che Wi-Fi eero copre con costanza ogni zona dell’appartamento dove abito. E’ facile che in un condominio questo sistema possa essere usato anche per condividere la rete wireless. 

 

Wi-Fi eero: l’app e la configurazione

Una menzione a parte la merita sicuramente l’app per smartphone: davvero ben sviluppata, curata esteticamente e, soprattutto, funzionale. Come è scritto sulla scatola: vi basterà una connessione Internet e uno smartphone: tutto può essere controllato con quest’ultimo (iPhone o Android).

La parola d’ordine è semplicità: da app si può controllare quanti dispositivi sono collegati alla rete, gestire i profili (comodissimo all’interno di una famiglia), attivare reti per gli ospiti (così dovete evitare di comunicare agli ospiti complicate e lunghe password Wi-Fi), ma si può anche riavviare la rete qualora sorgano problemi.

 

Domotica tra Alexa e Apple HomeKit

Il sistema Amazon Wi-Fi eero è integrato anche con Alexa, per cui se in casa avete già l’assistente vocale potete tranquillamente controllare anche il vostro router tramite esso. C’è da sottolineare però che l’integrazione è limitata, poiché si tratta di controllo vocale che permette di sfruttare comandi basic (almeno per ora).

Sempre per rimanere in tema di domotica, è importante sottolineare che questo sistema Wi-Fi mesh supporta anche Apple HomeKit. Il primo vantaggio riguarda sicuramente la sicurezza e la protezione dei propri accessori, infatti eero offre una protezione ancora maggiore dei propri accessori HomeKit e un modo semplice per gestire i dispositivi con cui sono autorizzati a comunicare a casa e su Internet. Nella pratica se avete qualche accessorio già collegato ad HomeKit potete decidere ulteriormente quali autorizzazioni concedere in modo che sia sempre sotto il vostro controllo.

E’ presente anche un firewall all’interno del sistema Wi-Fi eero e questo impedirà agli accessori in HomeKit di comunicare con altri dispositivi, se non già previsto da voi. Se tutto questo è troppo per voi e volete qualcosa di molto più semplice, all’interno dell’app con cui controllare i dispositivi avete a disposizione anche un profilo Automatico. Questo a un accessorio di comunicare con i dispositivi e i servizi approvati dal produttore, impedendo l’accesso da parte di servizi non autorizzati. Altri due profili presenti sono Ristretto alla casa e Nessuna restrizione, dove rispettivamente e intuitivamente si darà l’autorizzazione a tutti i dispositivi già registrati in casa propria e, nel secondo caso, si darà la possibilità di interazione con tutti i dispositivi del web (e personalmente ve lo sconsiglio).

 

Considerazioni finali

Fino a pochi anni fa era davvero difficile pensare a un sistema Wi-Fi mesh a buon mercato, invece ora si può affermare con serenità che il settore è in espansione ed esistono soluzioni per tutte le tasche. Ci sono prodotti che forniscono qualche caratteristica aggiuntiva, come ad esempio l’assistente Google integrato, oppure qualche specifica tecnica superiore come il Wi-Fi 6 o altre soluzioni di sicurezza. Quello che è certo è che il sistema Amazon Wi-Fi eero costa il giusto in tutte le sue versioni e offre la comodità del controllo da app che aiuta tantissimo nella vita quotidiana. 

Una considerazione aggiuntiva riguarda anche l’attenzione che Amazon sta ponendo su questo prodotto: dopo aver acquisito eero non ha semplicemente lanciato sul mercato il prodotto, ma ha anche fatto sviluppare opzioni aggiuntive, come ad esempio l’integrazione con Apple HomeKit. La speranza, come sempre, è quella di avere un prodotto ben funzionante, nel lungo periodo e con aggiornamenti della sicurezza automatici (come è ora). 

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Fotografia Recensioni

Andycine LED RGB R1: la recensione

Se amate la fotografia e il videomaking, sapete per certo che l’illuminazione è uno dei fattori principali quando si scattano foto o girano i video. L’illuminazione può diventare il marchio di fabbrica di un autore, il tratto distintivo se è curata in modo particolare e, al tempo stesso, può diventare un difetto enorme se l’illuminazione non è adeguata. Proprio per questo l’oggetto della recensione di oggi è il comodissimo e compattissimo LED RGB R1 di Andycine. Vi avevo già parlato di questo brand in occasione della recensione del Field Monitor Andycine A6, motivo per cui mi sento pronto a raccontarvi come mi sono trovato con questo interessantissimo strumento. Potete acquistarlo da Amazon oppure dal sito ufficiale senza problemi. Il prezzo si assesta tra 65€ e 85€, a seconda delle offerte del momento. 

 

Unboxing

La qualità del LED RGB R1 di Andycine si avverte anche nel semplice packaging, caratterizzato da una dotazione giusta. La confezione è di cartone, molto compatta, difatti lascia intravedere uno dei suoi indiscutibili punti di forza: se volete uno strumento utile e leggero, allora Andycine LED RGB R1 è il prodotto che fa per voi. 
All’interno della scatola troverete ben riposti il LED portatile, il cavo USB-C per la ricarica, il manuale di istruzioni, una sacchetta in micro-fibra per riporlo nella vita quotidiana.

Minimal ed essenziale.

 

Andycine LED RGB R1: la qualità in generale

La comodità di avere un LED così piccolo, ma così potente, è evidente: con un peso piuma di circa 200 grammi, quasi quanto un iPhone per capirci, vi portate dietro un LED in grado di illuminare i vostri scatti. Se siete anche alla ricerca di un LED portatile per crearvi un setup da abbinare proprio al vostro smartphone, questo è il prodotto giusto.
Se vi piace condividere scatti creativi su Instagram o se lavorate a dei video in cui volete creare degli interessanti giochi di luce, il LED R1 viene in vostro soccorso con la sua versatilità.

Immaginate di voler fare qualche scatto ad un prodotto per cui dovete realizzare un servizio: avete a disposizione 120 LED colorati per dare il giusto colore alla scena che volete immortalare.

L’accuratezza dei colori è molto verosimile: se impostate il viola, quello sarà davvero viola e non qualche colorazione ibrida vicina al viola. Questo ovviamente vale per tutti i colori che avete a disposizione.

Proseguendo nell’esplorazione, ci si rende conto subito che, tramite il display posto sul retro, si possono impostare anche delle scene: luci intermittenti, luci capaci di simulare l’effetto ambulanza oppure quello dei fulmini in modo da creare piacevoli giochi di luci.

 

La versatilità di Andycine LED RGB R1

La versatilità di questo prodotto è eccellente perché si può scegliere il livello di intensità della luce, i colori di luce e le scene di cui vi parlavo sopra: tutto è facilmente regolabile dai due pulsanti fisici che trovate nella parte superiore (Accensione/Spegnimento e modalità), più una ghiera laterale che invece permette di navigare nel menù. La pressione della ghiera funziona come OK. Sotto alla ghiera trova posto, invece, la comodissima porta USB-C.

La batteria integrata è da 3600 mAh e permette di sfruttare questa luce al meglio per oltre un’ora quando impostata alla massima luminosità. Se, come spesso capita, una scena reale non richiede la luce continua per un’ora riuscirete a sfruttare l’autonomia del LED più giorni.

La ricarica avviene tramite la porta USB-C (e trovate il cavo in confezione), finalmente questo standard si inizia ad apprezzare su tantissimi generi di dispositivi e porta sicuramente vantaggi in termini di velocità di ricarica e affidabilità. Inoltre se portate in giro il cavo di ricarica del vostro smartphone, potete comodamente usarlo anche per Andycine LED RGB R1.

 

Considerazioni finali

Sfruttare al meglio questo strumento è davvero semplice, poiché il suo utilizzo è davvero intuitivo e non richiede di conoscere complicate combinazioni di tasti. Posteriormente il mini-display ci permette di controllare al 100% tutti i comandi, come l’intensità della luce, la modalità di illuminazione, la carica residua e molto altro.

Personalmente ho iniziato ad usare l’Andycine LED RGB R1 e non l’ho più tolto dal mio zaino, tanto più che pesa appena 200 grammi ed è davvero comodo da portare in giro.

Il prezzo è giustificato dalla qualità offerta e mi sento di consigliare questo prodotto a tutti coloro che sono alla ricerca di un LED compatto, leggero e versatile nell’utilizzo, anche a fronte di concorrenti che comunque costano di più.

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Fotografia Recensioni

Manfrotto Befree GT XPRO: la recensione

La versione BeFree GT XPRO di Manfrotto è la soluzione perfetta per chi lavora con la propria fotocamera e ha bisogno della massima versatilità: un’asta che si può posizionare a 90 gradi e una leggerezza complessiva davvero invidiabile. Questi sono i primi due fattori da considerare nella scelta di questo interessantissimo treppiedi Manfrotto. Questo modello, infatti, è la versione avanzata del classico BeFree da viaggio a cui viene aggiunto il meccanismo a 90° gradi, finora visto su treppiedi più avanzati e costosi.

 

Manfrotto BeFree GT XPRO Design e materiali

Il design è assolutamente interessante, grazie al sistema che permette di ripiegare completamente la colonnina a 90 gradi all’interno ed ottenere una forma decisamente più compatta e comoda da portare in giro. In generale questa soluzione di Manfrotto è adatta per le esigenze di fotografi più o meno avanzati, dato che può supportare fotocamere con obiettivi e gabbie di ogni genere, fino a 10 kg massimo. In realtà esistono due tipi di BeFree GT XPRO in commercio, una in alluminio (più economica, ma più pesante dato che raggiunge circa 2 kg) e una in Carbonio, disponibile qui in Italia. Il peso è sicuramente un fattore da considerare dato che si ferma a 1,76kg.

Il Manfrotto BeFree GT XPRO sfrutta gambe che sono divise in 4 sezioni, per ottenere la massima versatilità in termini di altezza. L’altezza massima del treppiedi può raggiungere 162 cm, mentre da chiuso si ferma ad appena 43 cm di lunghezza. Davvero comodo se pensate di agganciarlo esternamente al vostro zaino fotografico. In generale le gambe possono lavorare su tre angolazioni: 22°, 54° e 89°, ma in alternativa possono arrivare ad una totale libertà se si liberano dai blocchi.

 

Le altre caratteristiche principali

La testa del treppiedi, di default, è una testa a sfera compatibile sia con il sistema Manfrotto RC2 che con il sistema a rilascio rapido Arca-Swiss. Effettivamente è un sistema classico di aggancio e sgancio che permette di lavorare in rapidità ed è perfetto per chi scatta soprattutto foto con il proprio setup. Se, invece, siete più interessati ai video, questo genere di testa a sfera è sicuramente meno consigliato. 

Una delle caratteristiche che mi ha colpito di più è la robustezza: nonostante si parli di un treppiedi molto leggero (appena 1,76kg), anche quando è posizionato all’altezza massima con vento, non mi ha mai dato la sensazione di essere instabile o scomodo per scattare foto. Sono riuscito a portarlo anche in alcune gite fuori porta sulla neve e, anche con temperature di poco inferiori allo zero, non ho notato alcun problema. 

Le sezioni delle gambe funzionano con il meccanismo di avvitamento-svitamento, quindi anche indossando dei guanti non avreste problemi di sorta per regolare le gambe comodamente. I meccanismi di blocco della testa sono posizionati tutti comodamente nella parte superiore, a portata di mano sotto la fotocamera, e questo permette di regolare rapidamente la giusta inclinazione e rigidità.

 

La sezione a 90 gradi

La colonnina a 90 gradi è una aggiunta interessante e importante per garantire la versatilità che il Manfrotto BeFree GT XPRO promette: questa effettivamente non risente del peso e può essere regolata e posizionata come meglio si crede. Il punto di equilibrio non deve essere necessariamente il centro del treppiede, ma si può allungare per sfruttare al meglio la sua comodità.

 

Le considerazioni finali

Manfrotto BeFree GT XPRO è un treppiedi che può far felice ogni genere di fotografo, seppur abbia un prezzo decisamente alto che può impaurire di primo impatto. Infatti il prezzo sul sito ufficiale è di 437€, mentre scendiamo a 410€ su Amazon.it. Sempre sul noto store ecommerce è possibile provare la versione in alluminio, di cui vi ho parlato a inizio recensione, a 235€. Su questa, purtroppo, non posso fornirvi ulteriori indicazioni avendo provato solo quella in carbonio.

Questo treppiedi è davvero indicato a chi cerca un prodotto di qualità altissima, curato nei particolari, leggero e soprattutto versatile per la presenza della colonnina a 90°.

Onestamente dopo averlo usato per praticamente due mesi non mi sento di segnalare alcun difetto che possa limitare l’esperienza d’uso.

 

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Huawei Gentle X Monster: la recensione

In questo ultimo periodo si sta diffondendo sempre di più, anche nel nostro paese, l’utilizzo degli occhiali smart, cioè quel tipo di occhiali dotati di tanta tecnologia da renderli sempre più simili ad un dispositivo indossabile che ad un accessorio per la vista (o per proteggersi dal sole). Oggi vi parlo di un paio di questi occhiali che ho avuto modo di provare e dei quali vi racconto la mia esperienza: stiamo parlando dei Huawei X Gentle Monster che sono stati lanciati anche sul nostro mercato nazionale e che, alla fine, assolvono diverse funzioni delle quali vi parlerò tra poco.

Questo prodotto nasce da una collaborazione tra Huawei e l’azienda coreana Gentle Monster, nota per la produzione di occhiali. In questo caso si potrà dire “l’unione fa la forza”?

 

Huawei X Gentle Monster: aspetto estetico e tecnologia

I nuovi Huawei X Gentle Monster sono un concentrato di tecnologia racchiuso all’interno di un modello realizzato con un design semi-aperto che assomiglia, senza pretendere di essere uguale, a quello dei Ray-Ban. Questo design è stato scelto, a quanto pare, proprio per consentire all’occhiale di essere adatto all’allocazione di due diversi speaker posti a metà delle due stanghette laterali. Costruendo l’occhiale in questa maniera si è reso possibile indirizzare il suono direttamente verso il padiglione auricolare e, devo ammettere, che dopo diversi giorni di utilizzo il risultato è davvero di buon livello.

Sempre a livello di tecnologia presente su Huawei X Gentle Monster ci sono due microfoni, posti ciascuno su di un lato diverso, che ho utilizzato per effettuare telefonate (con tanto di riduzione del rumore esterno), ed ancora abbiamo la certificazione IP63. Questa certificazione, che su di un paio di occhiali potrebbe sembrare superflua, in realtà si è resa molto utile, secondo la mia esperienza, soprattutto per evitare che si graffino o che, una volta posati accanto ad un liquido, lo stesso li possa rovinare (non vi nego che, al ristorante, si è rovesciata sull’occhiale una nota bevanda americana, ma non ho verificato nessun tipo di problema).

Ho potuto apprezzare la comodità e la buona risposta dei controlli soft touch posizionati lungo le aste laterali che permettono di rispondere alle telefonate o di iniziare a riprodurre i suoni ed interromperli: la musica si sente con una buona qualità e, se per caso vi levate gli occhiali, la musica si mette in pausa automaticamente. Si tratta di comandi comodi e ben funzionanti. Infine va detto che la modalità di ricarica di Huawei X Gentle Monster è leggermente farraginosa perché l’occhiale si carica solo se posizionato all’interno della sua ingombrante custodia (che a sua volta deve essere ricaricata con il cavo USB-C che trovate nella custodia stessa). Se da un lato dunque abbiamo un occhiale leggero, rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare, dall’altro abbiamo una custodia troppo ingombrante che ne limita la gestione e, soprattutto, la possibilità di ricarica dovendocela portare dietro se il livello della batteria è basso.

 

Huawei X Gentle Monster: i materiali

Se dovessi trovare un vero limite a questo dispositivo è l’uso di materiali non di primissimo livello: fondamentalmente, anche per garantire una certa leggerezza, è stata usata la plastica. Questo ovviamente comporta una certa spensieratezza nell’uso quotidiano, ma dipende molto da come voi vi approcciate all’acquisto di occhiali da sole. Ho fatto provare questi occhiali a molti amici e tutti si sono dichiarati quasi stupiti per la qualità del suono, ma non sono rimasti molto soddisfatti dall’uso dei materiali cheap.

 

Huawei X Gentle Monster: facili o difficili da usare?

La domanda che più di tutte mi sono posto prima di provarli è stata la seguente: saranno semplici o difficili da usare? Non avendo mai provato un occhiale di questo tipo il dubbio era legittimo ed ora devo ammettere che l’utilizzo dei Huawei X Gentle Monster non mi ha creato nessun tipo di problema. L’uso quotidiano è assolutamente intuitivo, infatti mi è bastato attivare la connettività Bluetooth, premere il tasto di abbinamento del device che si trova sulla custodia dell’occhiale ed associarli (si chiamano “Eyewear”). Il pairing è pressoché immediato come si si trattasse di una canonica cuffia senza fili. 

Inoltre va ricordato come con questo device si ha a disposizione l’app Huawei AI Life (ma solo se come me avete uno smartphone con sistema operativo Android). Grazie a questa app, molto comoda, potete sempre tenere sotto controllo il livello di carica (di norma durano fino ad 8 ore di utilizzo) ed anche svolgere l’aggiornamento del firmware. Si tratta dunque di un app decisamente importante, ed utile, ma il fatto che ad oggi non sia compatibile se non con un sistema operativo Androd è sicuramente un limite.

 

 

Huawei x Gentle Monster: pregi, difetti (e prezzo)

In conclusione si tratta di un dispositivo semplice e comodo da usare, che fornisce una buona qualità del suono ed un ottimo riscontro al controllo touch. Chiaramente però le vostre conversazioni saranno soggette all’ascolto di terzi (la privacy è difficile da mantenere in questi casi) ed il suo prezzo di vendita, pari ad Euro 399,00 è altino. Discorso diverso se li trovate in promozione o in offerta, a quel punto potrebbero essere un vero affare. Il giudizio dunque rimane positivo, sia sotto il profilo della qualità che della semplicità di utilizzo ma è chiaro come il prezzo sia una discriminante molto importante.

Personalmente avrei apprezzato di più l’utilizzo di materiali più pregiati visto il prezzo comunque elevato. Chi si avvicina poi a Huawei X Gentle Monster è evidente che lo faccia anche per il ricordo degli iconici Google Glass. A mio avviso sarebbe stato interessante avere un paio di occhiali smart che offrissero qualcosina in più a livello di funzionalità dato che effettivamente in questo caso le utilizzerete per la riproduzione musicale in primis.

 

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Recensioni Smartphone

Android 10 su Xiaomi Mi 9T: la recensione

Amici di Tecnologici.net ben trovati. Dopo un bel po’ di tempo, torniamo a parlare di Xiaomi e, più nel dettaglio di uno degli smartphone più apprezzati dagli utenti Android, Xiaomi Mi 9T.

In occasione del Prime Day Amazon di quest’estate, ho acquistato questo gioiellino e quindi ho potuto assistere quasi dall’inizio alla sua evoluzione lato software. In realtà, già dall’accensione era evidente come lo smartphone fosse già pienamente ottimizzato anche se con qualche piccolo problema ed imperfezione ereditato dalla MIUI 10.

Il 22 Ottobre 2019 quando la prima release MIUI 11 venne rilasciata, molte delle imperfezioni di cui sopra furono brillantemente risolte: la tanto agognata coerenza grafica in particolare delle icone, il menù delle impostazioni riorganizzato in modo molto più intuitivo ed ordinato ed in generale una migliore ottimizzazione lato software, migliorò sensibilmente l’esperienza utente, pur non introducendo particolari novità a livello generale.

Android 10 su Xiaomi Mi 9T

A distanza di 2 mesi e dopo i primi avvistamenti di inizio 2020, finalmente è arrivato il tanto atteso aggiornamento all’ultima release del robottino verde. La ROM su base Android 10 sta raggiungendo a scaglioni anche gli utenti europei e le novità sono davvero interessanti. L’aggiornamento che ha un peso di poco più di 2.2GB, porta il numero di versione del firmware MIUI 11.0.4.0QFJEUXM. nello screenshot qui sotto il changelog:

Le novità di Android 10 su MIUI 11

Non tragga in inganno la scarsità di indicazioni del changelog perché di cose da dire ce ne sono un bel po’. Oltre alle patch di sicurezza di Gennaio 2020, è stato aggiunto il supporto Android auto ed implementata la tecnologia Android system webview.

L’applicazione Temi è tornata accessibile anche a noi utenti italiani senza la necessità di modificare la regione, è stata aggiunta la modalità blog alla fotocamera MIUI oltre ad alcune funzioni molto utili tra le quali vi segnalo la gestione attività all’interno delle applicazione Note, che oltre alle classiche note di testo e vocali, registrabili semplicemente tenendo premuta l’icona per l’inserimento di una nuova nota ora permette anche di creare dei promemoria che non vi faranno perdere nessun nuovo appuntamento. Altra novità molto apprezzata e la possibilità di avere Gmail in modalità scura, funzione fin qui riservata agli smartphone dotati di Android 10.

 

La recensione

Venendo alle prestazioni è davvero sorprendente constatare come lo smartphone sia sensibilmente più reattivo e veloce: per spiegare la sensazione che rimane durante l’utilizzo, immaginate di avere sempre avuto attivo il risparmio energetico di sistema e di disattivarlo, tutto è più veloce, immediato e reattivo senza in realtà andare ad impattare minimamente sulla durata della batteria che nei primi cicli di ricarica, sembra addirittura più performante. Anche il display ha visto aumentata la sensibilità al tocco con una conseguente riduzione del tempo che trascorre tra un gesto e l’effettiva esecuzione del comando da parte dello smartphone.

Anche la fotocamera stock è decisamente migliore rispetto alla versione precedente in particolare nei video che sembrano essere gestiti meglio per quanto riguarda l’esposizione in condizioni di scarsa luminosità ed in generale, l’aggiunta delle scorciatoie per le varie modalità di scatto rende la fruizione dell’applicazione molto più veloce senza la necessità di entrare ogni volta nelle impostazioni per modificare questo o quel parametro.

Venendo alle conclusioni, trovare un difetto a questo smartphone dopo l’ultimo aggiornamento è impresa davvero ardua, se si escludono alcune mancanze relative alla dark Mode in alcuni menù ed impostazioni di sistema che verranno colmate dai prossimi aggiornamenti, come anticipato da Xiaomi.

Articolo a cura di Stefano De Ponte