Categorie
PC Recensioni

Recensione Corsair K95 RGB PLATINUM — CHERRY® MX Speed

La K95 RGB Platinum è la tastiera meccanica top di gamma offerta da Corsair. Esistono due modelli: la K95 RGB Platinum e la K95 RGB Platinum XT (uscita da poco).

Il primo modello è disponibile in due varianti: la prima con switch meccanici Cherry MX speed, la seconda con gli switch Cherry MX brown; il secondo modello è disponibile esclusivamente nella variante con Cherry MX speed (almeno per ora).

I due modelli hanno pochissime differenze (anche se a parere mio fanno molto la differenza).

Il primo modello ha i keycaps in ABS mentre il secondo modello ha i keycaps in PBT che risulta molto più resistente del primo.

Per quanto riguarda le differenze minori il primo modello viene venduto soltanto con i keycaps aggiuntivi per FPS e MOBA mentre il secondo modello oltre a questi ultimi è venduto anche con i keycaps S-key dei tasti macro aggiuntivi.

Inoltre i due modelli presentano un poggiapolsi leggermente diverso.

In alto i poggiapolsi del modello non XT: il primo dal lato della superficie con grip, il secondo dal lato della superficie liscia; in basso il poggiapolsi imbottito in similpelle del modello XT

Tolte queste piccole differenze le due tastiere risultano identiche nel resto e sono entrambe validissime. Data la differenza di prezzo veramente limitata (parliamo di circa 30 euro) tra i due modelli mi sento di consigliare il modello XT (avendo provato la versione base e conoscendone i problemi con i keycaps in ABS).

Ma ora passiamo alla vera recensione del modello “vecchio” non XT.

Caratteristiche e prezzo

La Corsair K95 RGB Platinum, come detto in precedenza, è disponibile in due varianti: la prima con i Cherry MX speed e la seconda con i Cherry MX brown.

La tastiera ha dimensioni 465 x 171 x 36 mm e pesa 1,31 Kg

Il prezzo è simile nelle due varianti: 205 circa per i Cherry MX speed e 200 per i Cherry MX brown (anche se i prezzi oscillano tantissimo quindi sarebbe difficile metterli a confronto).

La tastiera è composta da 110 tasti singolarmente retro-illuminati, tra cui il tastierino numerico e i 6 tasti dedicati macro. Sono presenti poi i 4 tasti multimediali, il cursore del volume, il tasto del muto e i tre tasti per il cambio del profilo, della luminosità della retroilluminazione e il tasto di blocco (configurabile tramite il software iCUE di Corsair).

La struttura è completamente in alluminio anodizzato che rende la tastiera molto solida e resistente anche se rimane abbastanza leggera.

La tastiera è disponibile solo in versione cablata, composta da un cavo abbastanza spesso ricoperto con tessuto intrecciato che alla fine si divide in due USB 2.0 (una per la comunicazione dell’USB 2.0 integrata e l’altra per l’alimentazione della tastiera).

Accanto al cavo intrecciato è presente una comoda USB 2.0 che può essere utilizzata per collegare il mouse o qualsiasi altro dispositivo.

Personalmente ho potuto provare la versione con gli switch speed che sono più indicati dei brown per il gaming.

Prestazioni e switch

La tastiera in sè è strutturata molto bene e utilizza materiali di ottima qualità; ma questo non è tutto per una tastiera. Il cuore di questa tastiera sono gli switch meccanici di casa Cherry, molto rinomati e tra i migliori sul mercato. In particolare questa tastiera è disponibile solo con gli switch speed e con i brown.

Gli switch speed sono abbastanza nuovi e sono stati pensati per il gaming in quanto rispetto ai classici switch Cherry, questi ultimi hanno un punto di attuazione molto minore (parliamo di 1,2 mm contro i 2 mm degli altri switch). Inoltre gli speed hanno una corsa totale di 3,4 mm e una forza di attuazione di 0,45 N (circa 45g), mentre i brown hanno una corsa totale di 4 mm e una forza di attuazione di 0,55 N (circa 55g).

Per quanto riguarda la tipologia di switch, gli speed sono switch lineari mentre i brown sono switch tattili.

Date le chiare differenze dei due switch, io consiglio gli switch speed per chiunque voglia utilizzare questa tastiera per giocare, invece per chi la vorrebbe utilizzare per scrivere o per utilizzo quotidiano, consiglio la versione con switch brown in quanto (avendo provato entrambi gli switch) posso dire che gli switch speed sono ottimi per giocare (in quanto serve un tempo di risposta molto ridotto e uno switch quanto più facile possibile da attivare) ma per quanto riguarda il desktop e in generale la scrittura li sconsiglio vivamente in quanto sono veramente molto facili da attivare e a volte con il peso stesso delle dita si riesce ad attivarli, risultando molto scomodi e imprecisi. Scegliendo invece i brown risulta essere molto più piacevole la digitazione grazie al feedback tattile, alla forza e al punto di attuazione maggiori (che si traduce in una maggiore precisione nella digitazione). Sconsiglio in ogni caso di comprare questa tastiera per lavoro in quanto non avrebbe quasi minimamente senso, piuttosto puntate su altri modelli ed evitate i Cherry brown (anche se c’è a chi piacciono); per scrivere consiglio gli switch black.

Per quanto riguarda l’utilizzo, l’uso di questa tastiera è facilitato dalla presenza del comodo poggiapolsi che presenta due facce, una liscia e l’altra con grip, che permette di scegliere la superficie più comoda per le proprie esigenze e che permette all’utilizzatore di tenere comodamente il polso appoggiato così da non causare problemi di tendinite nel lungo periodo.

Retroilluminazione e software Corsair iCUE

Per quanto riguarda la retroilluminazione e la gestione tramite software, Corsair ha fatto veramente un capolavoro.

La retroilluminazione dei tasti (anche grazie agli switch RGB che sono completamente trasparenti) è abbastanza buona e risulta essere molto uniforme ad eccezione dei tasti particolari ad esempio la barra spaziatrice, il tasto invio e i tasti sagomati per FPS e MOBA. Per il resto diciamo che la retroilluminazione è ottima.

Il software proprietario Corsair (scaricabile direttamente dal sito) è un po’ pesante ma è strutturato davvero alla perfezione e funziona molto bene. Grazie al software è possibile monitorare tutti gli elementi collegati al computer di marchio Corsair in un’unica interfaccia molto curata. Grazie a quest’ultimo si possono settare le macro, la funzione del tasto di blocco, la luminosità, la retroilluminazione e altre cose.

I tasti sono settabili singolarmente attraverso la rappresentazione digitale della tastiera e si possono anche vedere gli effetti in tempo reale anche sullo schermo. Essendo RGB è possibile scegliere tra i vari colori predefiniti, oppure è possibile crearne uno da zero. Si possono anche scegliere gli effetti predefiniti (tra cui il cambio di colore, il colore fisso, l’arcobaleno, la pioggia e tanti altri).

Attraverso il software è anche possibile aggiornare il firmware dei dispositivi ed eventualmente monitorare le temperature e la curva delle ventole se si dispone dell’Hub di Corsair (Corsair Commander PRO).

Keycaps in ABS

Per i keycaps apro una parentesi a parte in quanto ho una critica particolare da fare.

Una delle differenze tra modello base e modello XT è stato il cambio dai keycaps in ABS a quelli in PBT.

I keycaps in PBT sono molto più resistenti, pesanti e producono un suono più grave.

I keycaps in ABS sono molto più leggeri e provocano un suono più acuto e vuoto.

A sinistra il keycap in ABS, a destra il keycap in PBT

Per questo motivo, la versione base con i keycaps in ABS soffre di un problema di durabilità del keycap della barra spaziatrice.

Essendo l’ABS molto più “fragile” e malleabile del PBT, su tasti molto lunghi come quello della barra spaziatrice, se si ha l’abitudine di battere molto forte sul lato e non al centro del tasto (ovvero sullo switch) questo nel tempo inizierà a rovinarsi e a un certo punto i colpi molto forti sul lato causeranno il distacco del keycap dallo stabilizzatore e la conseguente inclinazione del keycap nel lato del colpo. Con questa inclinazione il keycap andrà a toccare sul metallo dal lato in cui si schiaccia il tasto e quindi quando lo si premerà il keycap non si abbasserà, e il tasto non verrà attivato; ammenocchè non si prema il tasto con una forza eccessiva. Questo può risultare molto fastidioso e da qui, il perchè consiglio la versione XT a quella base data la differenza di prezzo limitata.

Tenendo conto che il set di keycaps in PBT venduto da Corsair ha un costo di circa 35/40 euro, comprarli a parte non conviene. Di seguito il link alla pagina dei keycap in PBT del sito Corsair https://www.corsair.com/it/it//Categorie/Prodotti/Accessori-%7C-Parti/pbt-config/p/CH-9000235-WW

Assistenza Corsair

Il problema sotto descritto l’ho provato sulla mia pelle.

Ho scritto all’assistenza Corsair e prontamente hanno proceduto all’invio di un nuovo keycap della barra spaziatrice a loro spese.

Inoltre ultimamente ho avuto un problemino con il mouse e l’assistenza Corsair è stata nuovamente gentilissima, avviando il processo di RMA (dato che il prodotto era ancora in garanzia), e il mouse è stato prontamente sostituito a loro spese (escluso il costo di spedizione del prodotto alla loro sede che è a carico del proprietario).

Sotto questo punto di vista mi sento di spezzare una lancia a favore di Corsair in quanto non solo i prodotti sono davvero di qualità premium, ma anche perchè il piccolo sovra-prezzo rispetto agli altri marchi è pienamente ripagato dall’assistenza e dalla garanzia.

Avendo provato altri prodotti di altri marchi, e conseguentemente anche l’assistenza clienti, posso dire che il miglior servizio clienti è quello offerto da Corsair.

Conclusioni

Come avete potuto dedurre dal prezzo, questa tastiera non è alla portata di tutti in quanto non costa poco. Ma date le varie considerazioni fatte in precedenza non mi sento di consigliare questo modello, bensì quello XT in quanto quei 30 euro saranno pienamente ripagati nel tempo. Per chi non avesse intenzione di spendere quei 30 euro in più non c’è motivo di abbattersi in quanto anche questa versione è una tastiera di tutto rispetto e che in qualunque caso è utilizzabilissima in tutte le circostanze.

Avendo provato anche altre tastiere top di gamma e altri switch (tra cui i proprietari Razer e Logitech) posso dire che questa tastiera (in particolare nella versione XT) rappresenta il top delle tastiere e ha tutto ciò che si può desiderare da una tastiera top di gamma; dalla qualità in sè alla semplicità e funzionalità del software iCUE.

Il costo non è poi eccessivo, ed è perfettamente giustificato dalla qualità dell’oggetto stesso.

Inoltre le altre tastiere e gli altri switch non hanno niente a che vedere con la qualità Corsair e degli switch Cherry MX che sono giustamente rinomati per la loro qualità.

Categorie
Accessori Recensioni

Recensione Redmi Airdots 2: best buy annunciato

Dopo il gigantesco successo ottenuto con le Redmi Airdots, Xiaomi ha commercializzato un nuovo paio di auricolari che va a sostituire definitamente il vecchio modello: stiamo parlando delle Redmi Airdots 2.

In realtà a differenza del precedente, questo nuovo modello non ha ottenuto granchè attenzione mediatica. Vuoi però un certo interesse da parte nostra e vuoi una super offerta su Gearbest, noi di Tecnologici abbiamo deciso di testarle per voi ed ora siamo pronti a tirare le somme.

Prima di iniziare però vi invitiamo caldamente a leggere la nostra review delle vecchie Airdots, in modo tale da avere un quadro completo quando parleremo di analogie e differenze.

Case e costruzione

La costruzione è assimililabile allo scorso modello, e per non ripeterci nuovamente vi invitiamo a leggere quanto scritto per le vecchie airdots. Per farla breve sia il case che le cuffiette sono in buona plastica, in questa nuova generazione però il case è più pesante. E’ una nota positiva perchè al tatto è maggiormente solido senza però impattare in termini di portabilità. Xiaomi ha riproposto nuovamente la Micro-USB per la ricarica: se non fosse per il prezzo (che sveleremo a fine articolo) personalmente andrei su tutte le furie. E’il momento di dire basta a standard obsoleti, e sinceramente proprio non capisco cosa costi sostituirla con una porta Type-C.

Esperienza d’uso

Anche sulla qualità audio Xiaomi non si è impegnata granchè per migliorare quanto già fatto. Bassi presenti, sound caldo che rende l’audio più coinvolgente e frequenze riprodotte bene o male in maniera accettabile. Benissimo per ascolto di contenuti senza pretese, da evitare se si cerca un’esperienza acustica più impegnativa. Discreta miglioria invece per quanto riguarda i microfoni: l’audio in chiamata è più nitido e pulito. Non fraintendeteci: non sono diventate un prodotto dedicato a chi necessita di conversare al meglio col proprio interlocutore per svariate ore. Le abbiamo testate in diverse condizioni atmosferiche e anche durante una chiamata con vento abbastanza sostenuto non hanno comunque sfigurato eccessivamente. Le airdots di prima generazione in questo caso sarebbero state totalmente inutilizzabili mentre questa nuova versione nel complesso ha fatto il proprio sporco lavoro.

Ottima la latenza. Sono stati infatti apportati miglioramenti al chip Bluetooth e questo upgrade è assolutamente tangibile. Il delay quando si visiona un contenuto multimediale è davvero ridotto ai minimi termini. Altri benefici del nuovo chip sono il pairing praticamente instantaneo ed un’ottima stabilità della connesione.

Autonomia

Nessuno stravolgimento nè vistosa miglioria da questo punto di vista: la batteria per cuffia rimane da 40 mAh e quella del case continua ad essere da 300 mAh. L’autonomia è assolutamente assimilabile alla scorsa generazione: parliamo di circa 3-4 ore di uso intenso + il case che fornisce circa 2 ricariche e mezza. In realtà siamo riusciti ad ottenere risultati leggerissimamente migliori rispetto al passato, ma il merito è del chip Bluetooth più efficiente. In definitiva si tratta di cuffiette dotate di un’autonomia sufficiente per gran parte dell’utenza, ma se occorre un prodotto capace di affrontare sessioni d’uso maggiormente prolungate è giusto che sappiate che sul mercato esistono soluzioni nettamente migliori sotto questo punto di vista, ma occorrerà salire di fascia di prezzo.

Prezzo e conclusioni

Ve l’abbiamo tenuto nascosto per non influenzare eccessivamente il vostro giudizio, ma è arrivato il momento di svelarvelo. Il prezzo Amazon.it di queste Redmi Airdots 2 è di 29.99 euro. Praticamente la stessa cifra a cui arrivarono le prime airdots. Si tratta di un valore congruo a quanto proposto, ma vi invitiamo a tenere sempre d’occhio le offerte (P.S. iscrivetevi al nostro canale Telegram delle offerte “AffariConTec” che le migliori ve le segnaliamo noi). Proprio in questi giorni è possibile reperirle con spedizione Prime scontate di 3 euro, ma ancora più caldamente vi raccomandiamo di seguire l’andamento dei prezzi su store cinesi. Ad esempio quelle da noi recensite sono state acquistate su Gearbest alla cifra di 14.99 euro, erano in offerta lampo. Tirando le somme queste Redmi Airdots 2 sono il degno erede del proprio predecessore, ed è un’eredità bella pesante. Xiaomi non ha apportato nessuno stravolgimento al concept originale, proponendo un prodotto che si è evoluto partendo dalle solidissime fondamenta già costruite. Non sono rivoluzionarie come le vecchie, ma se prese in offerta (come abbiamo fatto noi e come vi consigliamo di fare) sono indubbiamente un vero e proprio best buy. Tenendo conto che le Airdots 1 continuano ad essere super acquistate ancora oggi…beh siamo convinti che Xiaomi di queste ne venderà a carrellate. Un consiglio: se possedete il primo modello non cambiatelo per queste, non ne varrebbe la pena, e piuttosto regalatevi un prodotto di fascia più alta.

A tal proposito ci sentiamo di consigliarvi una valida alternativa: le EP-T21 di Aukey. Date magari un’occhiata alle ottime Melomania TWS di Cambridge Audio, un brand inglese che farà molto parlare di sè.

Categorie
Audio Recensioni

Melomania 1 TWS di Cambridge Audio: la RECENSIONE

Sono un appassionato di musica e, soprattutto, di auricolari True Wireless Sound: motivo per cui non potevo farmi sfuggire gli auricolari di Cambridge Audio che si chiamano Melomania 1. Come sottolineato dal nome, il produttore è tipicamente inglese e il target è una competizione diretta con gli AirPods diretta, specialmente per quanto riguarda la qualità audio. Il prezzo di listino era 119€, ma si trovano a 99€ direttamente su Amazon.it. Con questo prezzo potete acquistare un paio di auricolari TWS dalla qualità audio eccellente, dal rapporto qualità-prezzo convenientissimo e…

Ci arriveremo con calma nel corso della recensione. Il mio consiglio è tenere a mente che questi auricolari Melomania 1 sono sviluppati per accontentare gli audiofili senza puntare eccessivamente su alcuni fattori come le gesture o altre soluzioni più orientate al marketing. Se si punta al succo, è bene capire bene quali sono i pregi e i difetti degli auricolari Melomania 1 di Cambridge Audio.

Il video

Il design e la costruzione

Il primo punto che vorrei analizzare è la scelta del produttore di creare auricolari True Wireless Sound con una conformazione meno ergonomica di molti altri. Gli auricolari Melomania 1, infatti, si caratterizzano per non avere archetti o supporti e vanno inseriti direttamente nell’orecchio. Hanno una forma cilindrica e terminano con un bottone a cui sono affidate le principali operazioni. Se dovete cliccare sul bottone con il dito, non fate altro che spingere ulteriormente l’auricolare nell’orecchio. Questo può comportare sicuramente un po’ di fastidio. La conformazione di questi auricolari in-ear è sicuramente molto particolare e può far storcere il naso, specie se ascoltate la musica per davvero lungo tempo. In effetti, rispetto ad altri auricolari che mi è capitato di provare, devo sottolineare che è un design meno ergonomico e comodo all’orecchio.

Non sono assolutamente da buttare in merito alla costruzione, come magari poteva apparire da questo incipit: la costruzione è robusta e sono estremamente leggeri. Non raggiungono i 5 grammi per lato e, infatti, si può avere anche la sensazione

Il mio consiglio, dopo diverse prove, è di trovare la giusta posizione per il vostro orecchio. Inizialmente mi sono reso conto che li posizionavo male e avevo la sensazione di perderli. Successivamente, dopo aver provato un po’ di orientamenti, sono riuscito a trovare una posizione ottimale per il mio orecchio.

Da non dimenticare la certificazione IPX5, vale a dire contro l’acqua e il sudore. Se doveste usare per la corsa (ma non sono confortevolissimi in quell’ambito) o se doveste usarli anche sotto la pioggia non allarmatevi perché funzionano benissimo.

La custodia è caratterizzata dai classici LED che indicano l’autonomia residua, da una porta microUSB per la ricarica via cavo ed è caratterizzata anche dal supporto di cover in silicone per la protezione.

L’esperienza d’uso con Melomania 1

Proseguendo nell’esplorazione di questi auricolari TWS, è lampante come Cambridge Audio abbia puntato decisamente sull’esperienza d’uso. Alcune specifiche tecniche suggeriscono una certa cura dei dettagli: la connettività è Bluetooth 5.0, che implica a sua volta un minor consumo energetico, inoltre gli auricolari supportano la tecnologia aptX di Qualcomm, che permette di ascoltare musica di alta qualità anche senza la necessità dei cavi. E’ importante sottolineare che la solidità è garantita dal chip Qualcoom QCC3026, il quale si occupa di gestire tutte le principali operazioni di questi auricolari. L’esperienza d’uso è veramente positiva perché l’accoppiamento avviene in modo rapido e ogni qualvolta tireremo fuori le Melomania 1 dal loro case, queste si abbineranno all’ultimo dispositivo accoppiato (se il Bluetooth è attivo ovviamente).

La confortevolezza è garantita anche dai pulsanti che trovate sull’estremità degli auricolari: basta una pressione veramente minimale per attivare il comando e, in questo senso, non proverete eccessivo fastidio a spingerli nell’orecchio.

Mancano funzioni smart, come ad esempio l’interruzione della musica se togliete gli auricolari dalle orecchie (non ci sono sensori a riguardo), ma è evidente che Cambridge Audio abbia puntato al sodo.

La qualità audio degli auricolari

Il vero punto forte degli auricolari TWS Melomania 1 è la qualità audio. Non ci sono assolutamente dubbi a riguardo: la qualità audio, se paragonata al prezzo di circa 100€, è assolutamente notevole e fa percepire il valore di questo dispositivo audio. La risposta degli auricolari è molto lineare, senza eccedere eccessivamente su un qualche tipo di frequenza. La pulizia rende l’ascolto dei generi musicali assolutamente piacevole e mai distorto.

Se dovessi sottolineare qualche propensione, ho osservato un’enfasi sulle frequenze dei bassi e degli alti. Questo, però, senza mai esagerare perché, ripeto, la risposta è molto lineare. Ho avuto modo di provare gli auricolari Melomania 1 con canzoni di differenti generi musicali: Sirens dei Pearl Jam, I got rhythm di Gershwin, spaziando poi per canzoni più legate all’ambito discoteca come quelle di Gigi D’Agostino o Gabry Ponte, senza dimenticare qualche chicca degli Avenged Sevenfold e molte altre. Il risultato è stato di qualità davvero buona, dimostrando come il produttore Cambridge Audio sia alla prima esperienza per il True Wireless, ma abbia esperienza da vendere per quanto riguarda la qualità audio riprodotta.

Il volume massimo è elevato, ma risente un po’ del posizionamento nell’orecchio. Questo fattore si ricollega al discorso ergonomico di cui parlavamo in precedenza: l’isolamento acustico è quello dovuto alla fisica e manca la cancellazione del rumore attiva. Avrete isolamento per il fatto di avere l’auricolare in-ear e, al tempo stesso, il volume sarà leggermente attutito dal posizionamento non diretto verso il condotto uditivo.

Mi sento di segnalare che all’interno della confezione troverete sia cuscinetti in silicone, che un cuscinetto in memory foam. Ho particolarmente apprezzato questa ultima soluzione, dato che è stata anche quella che ha permesso di migliorare la resa qualitativa generale.

La qualità in chiamata

Sono rimasto piacevolmente colpito dalla qualità in chiamata degli auricolari Melomania 1: sono sempre molto attento a questo fattore perché troppo spesso con gli auricolari wireless ho ricevuto lamentele relativamente al rumore ambientale. Nel caso di questi auricolari, il microfono è posizionato a destra e potete rispondere alla chiamata utilizzando solo quell’auricolare. Purtroppo il sinistro non funziona per le telefonate, peccato! A parte questo, la qualità delle chiamate risulta molto pulita, aiutata anche dalla tecnologia CVC di Qualcomm che pulisce il suono della voce evitando che venga sopraffatto dal rumore circostante.

La batteria e l’autonomia

L’autonomia degli auricolari Melomania 1 è davvero eccellente, mi sentirei di definirla sopra la media. Con gli auricolari potete raggiungere anche le tre ore di riproduzione a volume musicale elevato. Il case funziona da powerbank ed è in grado di assicurarvi anche fino a 10-12 ore di ricarica aggiuntiva.

Disponibilità e prezzo

Gli auricolari TWS Melomania 1 sono acquistabili sia su Amazon.it al seguente link che sul sito ufficiale. Il prezzo è di 99€ al momento in cui sto scrivendo la recensione, assolutamente giustificato dalla qualità che ho potuto provare sulla mia pelle. Inoltre ho apprezzato molto anche la possibilità di acquistare la cover in silicone per proteggere la custodia, caratteristica che ricorda indubbiamente le famose AirPods. Costa 10€ ed è disponibile in varie colorazioni.

Vi invito a unirvi al canale Telegram AffariConTec, come vedrete segnalo qualche offerta dal web (solo le migliori) e gli articoli o video che vedete qui sul blog o sul canale YouTube TeamTech.

Le conclusioni

Gli auricolari True Wireless Melomania 1 sono il primo prodotto in questa categoria per la casa Cambridge Audio. Il risultato è un mix: da un lato abbiamo alcune scelte da rivedere come il design che può far storcere il naso perché produce un comfort non pieno, dall’altro abbiamo una resa qualitativa in termini di audio assolutamente oltre la media. Il rapporto qualità/prezzo è assolutamente favorevole perché abbiamo una qualità audio garantita anche dall’esperienza nel settore della casa produttrice, abbinata ad alcune scelte che hanno favorito il comfort (come i gommini in memory foam che non posso che adorare).

La mia esperienza è sicuramente positiva e non posso che aspettare con trepidazione i prossimi prodotti True Wireless di Cambridge Audio.

Categorie
PC Recensioni

Recensione Acer Nitro 5: Ottimo per il gaming (e non solo)

Acer è leader nel settore dei notebook da gaming e particolarmente apprezzati sono i Nitro, i quali consentono di acquistare prodotti concreti e performanti con cifre tutto sommato contenute. Ovviamente si tratta di scendere ad inevitabili compromessi sotto alcuni aspetti, ma Acer ha sempre fatto in modo di non farli pesare eccessivamente all’utente finale. Il modello dello scorso anno si era dimostrato un prodotto valido ma aveva lasciato l’amaro in bocca in quanto le uniche migliorie apportate riguardavano la dotazione hardware. Con questa generazione la casa madre ha invece deciso di “svecchiare” la lineup, migliorando una già buona esperienza d’uso. Ecco a voi la recensione di Acer Nitro 5 2019.

La videorecensione

Design e qualità generale

Il design di Acer Nitro 5 2019 è aggressivo ma senza esasperazioni. Si capisce chiaro e tondo che si tratta di un prodotto da gaming, ma questa caratteristica non viene troppo accentuata. Le forme sono spigolose, la tastiera retro-illuminata di rosso e le cornici sono ben presenti.

La costruzione è interamente in plastica, ma è abbastanza resistente: rappresenta una discreta via di mezzo fra la solita qualità dei “plasticoni” ed un prodotto più premium. E’ un compromesso accettabile in questa fascia di prezzo.

Le dimensioni non sono contenute ma nemmeno proibitive, sopratutto per quanto riguarda il peso: 2.1 Kg ovvero poco più di un MacBook Pro 16″. Come accennavamo prima le cornici non sono ridotte all’osso, anzi, ma alla fine contestualizzate in questo genere di design non risultano fastidiose.

Input e connettività

La tastiera di Acer Nitro 5 2019 è molto comoda. I tasti sono un pò “gommosetti”, e non si ha un feedback marcato, ma la scrittura è veloce e rilassante. Anche la disposizione del tutto è convincente: nel complesso l’esperienza di scrittura è ampiamente promossa. I tasti sono retro-illuminati di rosso, in armonia col design della linea Nitro ed è presente una scorciatoia per richiamare il “NitroSense” (il tool per la gestione delle ventole).

Il touchpad di Acer Nitro 5 2019 mi ha sorpreso in positivo: buone dimensioni, abbastanza sensibile e compatibile con le gesture di Windows. Non ci si può aspettare di meglio su un prodotto in questa fascia di prezzo.

La webcam è la tipica da 2MP in 720p: fa schifo, come sul 99% dei notebook. Se il vostro obiettivo è partecipare a videolezioni o altro, è sufficiente. Se invece dovete fare streaming su Twitch, allora dovete pensare a qualche soluzione alternativa.

La dotazione di porte di Acer Nitro 5 2019 è completa: 2 USB 3.0, 1 USB Type-C 3.1 Gen 1, 1 USB 2.0, 1 HDMI full size, porta Ethernet ed infine Jack audio. Tutto ok nel complesso, manca la Thunderbolt (sarebbe ora di implementarla), ma non è presente nemmeno sui prodotti concorrenti.

Display di Acer Nitro 5 2019

Il display è un IPS da 15.6″ con risoluzione FHD. L’immagine è quindi ben definita e la luminosità di circa 270 nits. Non è un valore altissimo, è inutilizzabile in esterna, ma è comunque un risultato decente. Molto buono il rapporto di contrasto, lo stesso non si può invece dire della calibrazione: scarsa la copertura dello spazio colore sRGB e DeltaE molto alti.

Per la visione di contenuti multimediali è più che adeguato, per il gaming anche. Ciò che più si fa rimpiangere è il refresh rate limitato a 60Hz: è anacronistico e con l’hardware che c’è a bordo in moltissimi giochi sarebbero stati sfruttati i 144Hz.

In conclusione è un pannello senza infamia e senza lode: non brilla per calibrazione e fedeltà cromatica ma al tempo stesso non può vantare elevati tempi di risposta o High Refresh Rate. Presenta praticamente gli stessi valori del display di un Matebook D 15, prodotto che nella nostra review abbiamo criticato proprio per la scarsa calibrazione del pannello, ed è questo che lascia l’amaro in bocca. Si poteva fare di più.

Hardware e prestazioni

Sulla dotazione hardware del Nitro 5 2019 c’è davvero poco da dire: i7-9750H, 16GB DDR4 (2 x 8), GTX 1660 TI e 512GB SSD NVMe. Una componentistica mirata al gaming in FHD e che il FHD se lo divora, grazie anche all’ottima implementazione della GPU. Proprio questo è uno dei punti di forza della macchina: su Geekbench 4 la GTX 1660 TI montata su questo notebook ottiene circa 192-193.000 punti in bench, a fronte della media di 200.000 ottenuti da soluzioni concorrenti che equipaggiano però una RTX 2060 Max-Q. Le differenze reali son praticamente inesistenti, fatta eccezione per quelle tecnologie di cui la 2060 è dotata (es. Ray Tracing) e che ovviamente sulla GTX sono assenti.

L’esperienza di gioco in FHD è ottima in qualsiasi titolo, e praticamente in tutti i giochi competitivi si può puntare ad ottenere i tanto agognati 144 FPS. Il problema è uno solo: lo schermo si ferma a 60 Hz, ed ancora una volta sottolineiamo come sia questa la “delusione” più grande di questa macchina.

Parlando di delusioni va annoverato indubbiamente il comportamento della CPU.

Su Cinebench R20 la CPU colleziona poco più di 2200 punti, a fronte della media di 2400 di notebook rivali con medesima CPU. Ora ad essere rilevante non è tanto il numerino in sè e per sè, bensì ciò che ne è causa. Andando infatti a mettere sotto controllo l’andamento della CPU durante il test, si osserva che nel momento in cui lavora al 100% le frequenze sui 6 cores vengono abbassate significativamente. Si assestano sui 3.0 GHz per tutta la durata del test, che non è un valore per il quale si può parlare di thermal throttling, ma comunque è una frequenza più bassa rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Il motivo dietro tutto questo è il sistema di dissipazione inadeguato, obsoleto, e che nella prossima generazione va assolutamente rivisto. Non ha solo “contro”, anche sotto massimo carico non è mai troppo rumoroso (6000 rpm si sentono eh, ma non è acuto e fastidioso) ed anche le temperature sono sotto controllo, ma è inadeguato per gestire un’accoppiata di CPU + GPU così potente. Accoppiata che comunque si comporta bene: nulla da dire nel gaming, mentre nel rendering video (per fare un esempio) viene data massima priorità alla GPU con le frequenze della CPU che vengono abbassate finchè necessario (3.3-3.4 GHz su Premiere).

Attraverso l’Undervolting (non perdere la nostra guida) si può mettere una pezza guadagnando circa 200 MHz, e di conseguenza circa 150 punti su Cinebench, ma non si tratta comunque di una procedura alla portata di tutti.

L’SSD è dotato di discrete velocità, nulla di entusiasmante, ma comunque perfettamente adeguato sia per il gaming che per l’uso quotidiano

Concludiamo parlando di audio: i 2 speaker frontali suonano abbastanza bene. Mancano (come sempre i bassi), ma nel complesso il suono è nitido e potente.

Autonomia

La batteria di Acer Nitro 5 2019 non è enorme, 57 Wh, ma i risultati sono tutto sommato sufficienti. Specialmente tenendo conto che parliamo di un notebook da gaming di fascia media, segmento in cui non è affatto difficile trovare prodotti con un’autonomia sensibilmente peggiore. Con schermo al 50%, Windows impostato su “autonomia migliorata” ed un uso da ufficio (Chrome con 5 tab aperte e suite Office) i risultati hanno sempre oscillato tra le 4h e 30 e le 5h e 30 di display. Circa un’oretta in più a disposizione se invece si visualizzano contenuti in streaming su Netflix. Come ho detto ad inizio paragrafo non è affatto una “brutta” autonomia, considerando anche l’hardware all’interno e la batteria non particolarmente capace.

Prezzo e conclusioni

Acer Nitro 5 2019 è presente sul mercato in una marea di configurazioni, per questo diventa difficile fare una considerazione unica sul prodotto. Quella da noi provata è dotata di Intel Core i7-9750H, 16GB (2 x 8) DDR4, GTX 1660 TI e 512GB di SSD NVMe. Il prezzo attuale è di circa 1400 euro su Amazon, cifra assolutamente congrua con quanto offerto specialmente se si considerano le alternative che presentano la medesima dotazione hardware. Tenete conto che spesso finisce anche in offerta speciale!

E’ un prodotto solido e concreto, in grado di offrire performance perfettamente idonee sia per il gaming competitivo che per la creazione di contenuti multimediali (usando però un display esterno). Quest’anno c’è anche un’autonomia sufficiente, nel caso non si avesse a disposizione una presa di corrente, ed il peso è contenuto. Degna di lode l’implementazione della GPU, con prestazioni praticamente al pari di una 2060 Max-Q. Meno convincente invece la gestione della CPU, che a pieno carico non riesce a mantenere frequenze davvero spinte, e che mette in evidenza un sistema di dissipazione che va assolutamente rivisto. E’ ormai obsoleto. Essendo su piattaforma di 9° generazione viene incontro l’undervolting, ma non è una pratica alla portata di tutti.

Dispiace anche per la mancanza di un pannello con High Refresh Rate, ma esistono altre configurazioni del Nitro 5 le quali lo includono.

Nel complesso è una macchina che ci è piaciuta e che ci sentiamo di consigliare a (quasi) tutti coloro che necessitano di prestazioni di un certo livello, ma senza spendere cifre davvero importanti. Se siete dei creators, o comunque scrivete molto, come punto di forza c’è anche l’ottima tastiera, E’ davvero comoda e rilassante, al punto tale che questo articolo è stato interamente realizzato attraverso il Nitro 5 2019.

Diverse piccole migliorie rispetto alla scorsa generazione. Piattaforma Hardware che si aggiorna ma evidenzia le criticità del sistema di dissipazione. Nel complesso un prodotto potente, valido e degno di nota. Comodissima la tastiera.
Design e costruzione7.5
Input e Connettività8.4
Display7
Prestazioni8.2
Autonomia7.2
Prezzo7.6
7.7
Categorie
Recensioni

Spotify o Apple Music? Meglio Tidal

Il mondo della musica in streaming è ormai estremamente vasto, ricco di servizi che offrono enormi cataloghi musicali ad un prezzo estremamente accessibile. I principali sono Spotify ed Apple Music, ma anche Amazon Music Unlimited e Deezer. In comune hanno tutti il prezzo contenuto, generalmente 9,99 euro al mese (salvo promozioni), librerie sconfinate ed una qualità assolutamente mediocre che rasenta a malapena la sufficienza.

Tidal è un servizio di streaming musicale lanciato nel 2014 dalla società norvegese Aspiro. Un anno dopo il progetto è stato acquistato da Project Phanter Bidco, azienda sostenuta da niente di meno che Jay-Z. L’obiettivo di Tidal è quello di offrire agli utenti l’accessibilità e la praticità della musica in streaming, ma con una qualità al pari dei vecchi CD. Ciò è possibile grazie ai formati FLAC E ALAC, detti “loseless” proprio in quanto non sono soggetti a compressione e dunque offrono la migliore esperienza d’ascolto possibile.

Ho provato Tidal per 1 mese, facendo una “full immersion” e usandolo come unico servizio di musica in streaming, ed ora sono pronto a parlarvene. Avrà davvero questa fantomatica marcia in più? Oppure è tutto fumo e niente arrosto? Scopritelo nel corso della recensione!

App ed Interfaccia

L’applicazione Tidal è disponibile su iOS, Android e Huawei App Gallery. A ciò si aggiunge la versione Web, facilmente accessibile da ogni browser, e l’applicazione per Windows e MacOS.

L’interfaccia è pratica, curata ed intuitiva. Il design è minimale e rende facile la navigazione.

Principalmente sono presenti 3 macro sezioni: “Home”, “Esplora” e “Video”. A ciò si aggiunge “La mia musica”, la quale a sua volta è divisa in tante piccole sezioni dedicate. Il tutto è abbastanza in linea con quanto offerto dalla concorrenza, ma con quel tocco di intuitività in più che male non fa.

Nel complesso sia l’applicazione che l’interfaccia sono promossi a pieni voti.

Catalogo

Il catalogo è davvero ampio, circa 60 milioni di brani, a fronte dei 40 di Spotify (giusto per fare un esempio). Sono presenti praticamente tutti gli artisti maggiori, con discografia generalmente completa, ed una moltitudine di esordienti ed artisti di calibro minore. Unica delusione riguarda i podcast: ce ne sono davvero troppi pochi, e per uno come me che con i podcast ci passa buona parte della giornata questo è un vero dramma.

Qualità audio

La qualità audio è la vera punta di diamante del servizio, ma bisogna fare una distinzione. Tidal offre sostanzialmente 2 piani di abbonamento: il Premium e quello “Hi-Fi“. Il premium consente l’ascolto di file compressi a 320 Kbps, la medesima qualità di Spotify, mentre l’Hi-Fi permette di interagire con file FLAC o ALAC a 1411 kbps, 44.1 kHz/16 bit. Mettendo da parte sigle e numeri l’esperienza audio, riproducendo la musica attraverso un buon impianto Hi-Fi oppure attraverso delle cuffie di un certo livello, è imparagonabile. Non servirà essere degli audiofili per rendersene conto: i bassi saranno più accentuati, i medi più precisi e gli alti più cristallini. Anche il timbro sarà più caldo e chiunque, anche solo dopo un ascolto, si renderà conto della differenza rispetto ad un tradizionale file compresso. Il “contro” di tutto ciò risiede invece nella dimensione dei file, praticamente il triplo rispetto alle piattaforme concorrenti.

Prezzi ed abbonamento

Sono disponibili 2 piani di abbonamento a prezzi molto diversi fra loro: 9,99 euro al mese per quanto riguarda Tidal Premium, mentre si sale a 19,99 euro mensili per Tidal Hi-Fi.

Se da una parte Tidal Premium non ha granchè motivo di essere scelto, in quanto non offre nulla in più della concorrenza, d’altro canto i 19,99 euro al mese del piano Hi-Fi faranno indubbiamente storcere il naso ad una buona fetta di utenza.

Ma se si vuole la praticità della musica in streaming unita alla qualità di un file loseless, beh Tidal è indubbiamente l’opzione migliore.

Conclusioni

L’esperienza con Tidal è stata controversa: se da una parte ho enormemente apprezzato l’ascolto di musica priva di compressione, “assaporando” al meglio ogni canzone, d’altro canto è stata una vera sofferenza non poter ascoltare i miei podcast abituali poichè non presenti nel catalogo di Tidal.

Com’è facile intuire il titolo è volutamente provocatorio, ma nasconde più di un fondo di verità: se siete amanti dell’Hi-Fi, audiofili o interessati ad ascoltare musica in buona qualità allora Tidal fa davvero per voi. L’esperienza che riesce a dare, in termini qualitativi, va oltre al prezzo richiesto per il piano Hi-Fi ed è una vera gioia per le orecchie.

Per chi invece vuole solo ascoltare sporadicamente musica, e magari è un amante dei podcast, allora Tidal non è la migliore delle scelte. In qualunque caso, è possibile provare il servizio gratuitamente per 30 giorni.