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Undervolting: come avere prestazioni migliori e temperature più basse

L’Undervolting è un processo che consente ad un laptop di ottenere prestazioni migliori e temperature più basse, ed il tutto semplicemente agendo via software. Ma facciamo un passo indietro.

Il volt è un’unità di misura che indica la differenza di potenziale elettrico. Ogni CPU quando è in funzione possiede un proprio voltaggio, variabile a seconda dell’intensità d’uso. Un voltaggio alto consente ad un processore di spingersi più in là con le frequenze e dunque di ottenere (teoricamente) prestazioni migliori. Ma un voltaggio elevato comporta anche temperature elevate, e questo su un notebook può creare molti problemi.

Spesso i chipset escono dalla fabbrica con un voltaggio “generale” e dunque non specifico per un determinato notebook. Ciò può comportare, sopratutto su portatili non dotati di un sistema di dissipazione adeguato, temperature molto elevate e bruschi cali di prestazioni. Quando ciò accade si parla di Thermal Throttling. Questa problematica può essere arginata proprio attraverso la pratica dell’Undervolting, ovvero impostando manualmente un voltaggio più basso rispetto a quello deciso dal produttore.

Come fare?

Partiamo subito dal presupposto che ciò è possibile (quasi) solo su chipset Intel. Esistono 2 programmi che consentono di praticare Undervolting in semplicità e sicurezza:

  • Intel Extreme Tuning Utility
  • Throttlestop

In questo articolo nello specifico parleremo solo di come effettuare Undervolting attraverso il tool di Intel, in quanto più immediato e completo.

Il primo passo è sicuramente quello di scaricare ed installare XTU, molto semplice visto che basta recarsi sul sito ufficiale di Intel.

In secondo luogo bisogna recarsi in “Advanced Tuning”, successivamente nella sezione “Core”. A questo punto apparirà una schermata del genere:

Ciò che bisogna fare è mettere mano al “Core Voltage Offset”, andando a sottrarre progressivamente volt alla CPU. Il nostro consiglio è di procedere a botte di “-0,10” per volta, andando ad eseguire una run su Cinebench ad ogni modifica. In questo modo si può verificare quasi immediatamente se si stanno ottenendo dei benefici e se la macchina continua ad essere stabile. Su chipset Intel di 9° generazione il range consigliato è fra i “-0,100 volt” ed i “-0,150”. Su alcune macchine è possibile spingersi oltre, ma è questo range ad offrire il miglior compromesso fra benefici e stabilità del sistema.

Altri vantaggi

Altri vantaggi dell’Undervolting sono sicuramente temperature più basse in praticamente tutte le circostanze e consumi minori sia sotto stress che nell’uso quotidiano.

Possibili rischi

L’Undervolting è praticamente esente da rischi in quanto anche qualora la macchina divenisse instabile, il PC si riavvierebbe i voltaggi verrebbero ripristinati ai valori di fabbrica.

Conclusioni

In conclusione l’Undervolting è una procedura utile, funzionale, sicura e che consente di ottenere vantaggi anche significativi. Purtroppo sui chip di 10° generazione Intel ha disattivato questa possibilità, ma non è da escludersi che in futuro avvenga un retro-front. Qualora sul proprio notebook, dotato di CPU di vecchia generazione, ci siano problematiche dovute ad un cattivo smaltimento del calore l’Undervolting è sicuramente il primo tentativo da fare.

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Quale MacBook comprare? Guida ai MacBook 2020

I MacBook sono macchine ambite e ricercate, dotate di un design estremamente curato e di altissima affidabilità. Per questo motivo sono molto diffuse fra i professionisti, ma ciò non toglie che siano oggetto d’acquisto anche da parte di utenti comuni interessati ad un notebook di un certo livello. Apple lo sa bene ed è proprio da questa consapevolezza che nel tempo sono nate soluzioni meno orientate sulla potenza, rispetto al passato, in favore di portabilità ed un prezzo più abbordabile per il consumatore medio. L’emblema è il MacBook Air: una macchina dotata della tradizionale qualità ed affidabilità Apple ma con performance studiate per assecondare le esigenze di un utente “meno pro” e “più consumer”, e chiaramente con un prezzo significativamente più basso rispetto al resto della line-up.

Negli ultimi anni però le cose sono andate complicandosi, la gamma Apple è ben più vasta rispetto al passato e non è più così tanto facile capire quale MacBook vada bene per un target più tradizionale e quale invece sia indicato per un utenza davvero “pro”.

Questo articolo nasce proprio per venire incontro a tutti quei potenziali acquirenti che non sanno, o sono indecisi, per quale modello optare. Sarà una sorta di bussola che permetterà di orientarsi fra le molteplici configurazioni presenti sul sito Apple. Passeremo in disamina tutti i notebook della line-up, inquadrando il target di utenza cui sono consigliati, e facendo chiarezza fra le possibili configurazioni.

MacBook Air

Il MacBook Air è una macchina che fa della portabilità il proprio punto di forza. Costruito interamente in alluminio, con la solita qualità che contraddistingue i notebook del brand di Cupertino, ha un peso di 1.3 Kg. Dunque contenuto, ma nemmeno troppo se pensiamo che esistono soluzioni Windows che scendono tranquillamente al di sotto del chilo. Ha un display bello, preciso e luminoso (anche se meno dei fratelli maggiori), le cornici però stanno cominciando ad essere obsolete visto che Apple non le assottiglia da ormai diverse generazioni. . E’ presente in diverse configurazioni, selezionabili dal sito Apple. Quella da noi consigliata è la standard ma con il passaggio a piattaforma i5. In pratica: i5, 8GB RAM e 256 GB SSD. Con soli 50 euro è infatti possibile fare l’upgrade all’i5 di 10° generazione e quest’anno si tratta finalmente di una CPU dotata di 4 Cores. Ma non fatevi ingannare, non è diventata una macchina “Pro”. Il MacBook Air quest’anno ha una seria criticità: si surriscalda. Basta aprire qualche tab del browser per vedere le temperature schizzare ben oltre i 70° e da lì a raggiungere i 100° è davvero un attimo. Questo comportamento è dovuto all’implementazione della dissipazione da parte di Apple: si tratta di una dissipazione ibrida cioè è effettivamente presente una ventola all’interno del notebook, ma questa non è in alcun modo collegata alla CPU e dunque di fatto non fa altro che spostare un pò d’aria, ma niente di più.

Le RAM sono delle LPDDR4X a 3733 MHz, davvero ottime, e per il primo anno il modello base è finalmente dotato di 256GB di SSD. Tornando però al discorso di prima, questa gestione della dissipazione scelta da Apple non permette all’hardware di brillare e, a conti fatti, con questo MacBook Air si possono sostenere gli stessi carichi di lavoro che potevano reggere i modelli degli anni scorsi. Peccato, perchè quest’anno l’hardware è davvero interessante.

La batteria è da 50Wh, dunque nella media degli ultrabook, ed infatti come da tradizione l’Air continua ad avere un’ottima autonomia. In questo è il migliore della line-up Apple.

Ultima caratteristica da annoverare è sicuramente la tastiera. Anche l’Air dice addio alla butterfly keyboard per far spazio ad una tradizionale tastiera a forbice, la stessa che troviamo sul Pro 16″. Il prezzo: si parte da 1229 euro per la variante base, ma come detto prima è consigliato passare all’i5 e dunque è necessario sborsare ulteriori 50 euro. E’ alto, come per tutti i prodotti Apple, e per questo vi consigliamo di valutare bene prima di acquistarlo. Se non si necessita nè di Mac OS nè di un display così bello e preciso si può optare per i Matebook di Huawei, i quali costano molto meno ed in diversi aspetti offrono di più. Noi abbiamo recensito il D 15″: è un pò più grande ma è ugualmente ben costruito, costa la metà ed è molto più fresco e potente.

In conclusione, per chi è consigliato questo Air 2020? Sicuramente per studenti che necessitano di una macchina affidabile, con un bellissimo display e con un’ottima autonomia. Ma volendo anche blogger, scrittori e chi utilizza il PC per la produttività d’ufficio. Con un display così ben tarato si può anche pensare di fare del fotoritocco, ma non di più.

Per chi non va bene l’Air 2020? Di fatto per quelli a cui non andavano bene gli Air di scorsa generazione. E’ cambiato l’hardware, sulla carta è molto migliore, ma son rimasti gli stessi limiti di questa macchina. Va benissimo nell’uso quotidiano (anche se rimane sempre calda), ma appena si chiede qualcosina in più vengono fuori tutte le magagne della dissipazione inadeguata, e subentra il thermal throttling (per altro anche abbastanza pesante).

Se si cerca un MacBook da 13″ davvero performante, ancora una volta l’unica vera opzione rimane il Pro 13″. Peccato.

MacBook Pro 13″

Il MacBook Pro 13″ nasce con l’obiettivo di venire incontro ad una vasta fetta di professionisti, dotando una leggera macchina da 13″ di performance per l’appunto “pro”. Il modello 2020 ha un peso di 1,4 Kg, anche qui non pochissimi visto che un Dell XPS 13 2020 pesa 200 grammi in meno ed ha un hardware assimilabile.

Quest’anno è presente in 2 varianti le quali si distinguono nettamente in base ad una serie di caratteristiche:

  1. La prima è la più economica, dotata di CPU di 8° generazione, RAM LPDDR3, 2 porte Thunderbolt 3 ed una sola ventola per la dissipazione. Prezzo di partenza di 1529 euro
  2. La seconda è la più recente nonchè più costosa, dotata di CPU di 10° generazione, RAM LPPDR4X, 4 porte Thunderbolt 3 e due ventole per la dissipazione. Prezzo di partenza di 2229 euro

Le 2 varianti presentano il medesimo display (bellissimo, estremamente accurato nella riproduzione dei colori e molto luminoso) ed anche la stessa autonomia (buona ma inferiore a quella dell’Air). Entrambi hanno poi la touchbar e la nuova tastiera a forbice. Ma, come già detto, differiscono sotto diversi aspetti. A parità di processore il modello con CPU di 10° gen sprigiona circa il 30% di prestazioni in più in single-core, il 15% in multi-core ed un 25% di prestazioni grafiche. Son buoni valori, perchè dimostrano che è presente un reale aumento delle performance grazie alle nuove CPU, e ciò si deve anche alla nuova dissipazione biventola. Ma fra i 2 ballano 700 euro di differenza, e son tutt’altro che pochi, dunque conviene acquistare la variante più economica e magarli maxarla oppure la nuova configurazione con CPU di 10° gen?

Questa scelta dipende molto dall’utilizzo che se ne farà della macchina. Ad esempio per un video-maker che utilizza il MacBook per lavorare in esterna, le prestazioni migliori (sopratutto quelle grafiche), le RAM più veloci e 2 porte thunderbolt 3 in più costituiscono del valore aggiunto di grande rilevanza. D’altro canto se però banalmente si ha bisogno di un ultrabook capace di dare quella spinta in più, che il MacBook Air non è in grado di fornire, ma senza performance particolarmente spinte allora il Pro 13″ base può fare al caso proprio. Ciò che caldamente vi sconsigliamo di fare è boostare il Pro 13″ base. Se in fase d’acquisto lo si porta a 16 GB di RAM e 512GB di SSD costerà 200 euro in meno del nuovo Pro 13, ma saranno 200 euro risparmiati davvero male in quanto si otterranno comunque performance inferiori, RAM più lente e 2 porte in meno.

In conclusione, a chi consigliamo questi MacBook Pro 13 2020? Banalmente a tutti coloro che hanno bisogno di un 13″ dotato di prestazioni convincenti e che per ovvie ragioni non possono quindi accontentarsi di un Air. Da valutare poi se rivolgersi sul 13″ base o su quello con CPU di 10° gen, ma questo dipende molto anche e sopratutto dalla disponibilità economica dell’acquirente.

Per chi invece è sconsigliato? In realtà per nessuno, è un prodotto molto equilibrato, visto che coniuga una buona autonomia a buone performance. Se però si sa già che non si presenterà mai la necessità di uno spunto prestazionale in più allora il MacBook Air può davvero essere tenuto in considerazione: ha un’autonomia migliore, è un pò più leggero e sopratutto è significativamente più economico.

MacBook Pro 16″

Il MacBook Pro 16″ è stato il prodotto Apple più atteso nel 2019, e siccome bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, si può fermamente affermare che ha saputo ripagare le attese. Il Macbook Pro da 16″ era infatti una macchina estremamente desiderata in particolar modo dai content creators, a cui stavano strette le prestazioni e le dimensioni del display del vecchio modello da 15″. Apple ha saputo venire incontro alle esigenze di questa fascia di utenza creando uno dei notebook meglio riusciti del 2019. Display più grande( uno dei migliori sul mercato per fedeltà cromatica, qualità e luminosità), ma senza un corrispettivo aumento delle dimensioni della scocca in quanto sono state assottigliate le cornici (ormai obsolete); aumento della batteria a ben 99.9 Wh, ossia il limite massimo consentito affinchè si possa trasportare in aereo, ma un peso che è rimasto praticamente invariato. A questo si aggiungono un sistema di dissipazione ridisegnato per consentire un migliore airflow e la nuova tastiera a forbice la quale va a correggere tutti i vari problemi della vecchia tastiera a farfalla. Infine nuovi speakers, i quali regalano la migliore esperienza audio su un notebook.

Il MacBook Pro 16″ ha davvero rivoluzionato la line-up Apple, offrendo ai creators un prodotto finalmente in grado di poter competere a testa alta con le workstation portatili Windows.

La configurazione base è dotata di i7-9750H, 16 GB RAM DDR4 2666MHz, 512 GB SSD NVMe e Radeon Pro 5300M con 4GB GDDR6. Il prezzo di partenza è di 2799 euro, assolutamente non basso ma tutto sommato non lontano da quanto richiesto dalle alternative Windows. A far storcere il naso è la GPU, che è abbastanza limitata, e per questo è consigliato fare l’upgrade alla 5550M con soli 125 euro di differenza. Le prestazioni della CPU sono invece interessanti e costanti, ed i tempi del thermal throttling del vecchio 15″ sembrano solo un ricordo, ma è con l’i9 che questa macchina dà davvero il meglio di sè. Tra l’altro di recente Apple ha rilasciato la possibilità di equipaggiare questo notebook, in fase d’acquisto, con la 5600M dotata di memorie HBM2 ed i benefici di questo upgrade sono enormi. Rispetto alla variante con 5500M da 8GB si ottengono performance superiori del 40%-50% a seconda del software, e per chi si occupa di videomaking a livello davvero intenso si tratta di un boost prestazionale estremamente importante. Queste maggiori performance si pagano però a caro prezzo, in termini puramente economici, visto che è necessario un esborso ulteriore di 1000 euro rispetto al modello base. E’ dunque da valutare accuratamente se si necessita o meno del boost prestazionale offerto dalla 5600M, tuttavia per coloro che ne hanno bisogno questo upgrade è senza ombra di dubbio una manna dal cielo. E questa è un’ottima notizia.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, ed infatti tutta questa potenza richiede inevitabilmente dei compromessi. Questi sono inquadrabili principalmente nell’autonomia, buona ma non entusiasmante, e nel peso di ben 2 Kg. Non è un numero esorbitante, ma son comunque 600 grammi in più rispetto ad un Pro 13″.

Tirando le somme dunque per chi è consigliato questo MacBook Pro 16″? Per chi ne ha davvero bisogno. Quest’anno finalmente siamo di fronte ad una macchina molto meno consumer e molto più “Pro” rispetto al passato, con performance in grado di accontentare anche i più esigenti in termini di potenza. Ma ogni cosa ha un costo, ed oltre che in termini economici anche per quanto riguarda autonomia e peso. Tanto per dire, per uno studente universitario è molto più consigliato un Pro 13″ poichè si va comunque ad acquistare un prodotto performante, ma molto più leggero, con un’autonomia migliore ed un prezzo sensibilmente inferiore.

Per chi invece è sconsigliato? Per coloro che non hanno bisogno di prestazioni così spinte, ma necessitano semplicemente di una macchina che all’occorrenza sappia tirar fuori i muscoli. In questo caso bisogna orientarsi su un Pro 13″, se si vuole rimanere in casa Apple, oppure su una soluzione Windows se si desidera uno schermo da 15″.

Conclusioni

Con questo articolo abbiamo cercato di fare chiarezza nella line-up Apple, che quest’anno è complessa più che mai, sperando di essere stati d’aiuto nell’eventuale scelta del proprio MacBook. Ricordiamo poi che esistono anche valide alternative Windows, le quali hanno generalmente costi inferiori e che magari possono fare comunque al caso proprio.

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Memorie UFS 3.0 vs UFS 2.1: quali sono le differenze?

Quando leggiamo le specifiche tecniche di uno smartphone, e in particolare le dimensioni della memoria interna, capita spesso di imbattersi nella dicitura “UFS”. In particolare ci sono modelli che hanno uno storage di tipo UFS 2.1 e altri (pochi) di tipo UFS 3.0. Qual è la differenza?

UFS: di cosa di tratta?

UFS è la sigla di Universal Flash Storage ed è una specifica per le memorie di tipo flash utilizzate nei dispositivi elettronici di consumo. Si tratta di uno standard sviluppato dalla JEDEC Solid State Technology Association, la quale aggiorna lo standard secondo parametri quali l’ampiezza di banda o le caratteristiche di sicurezza. A partire dalla prima versione UFS 1.1 del 2012, JEDEC ha rilasciato la versione UFS 2.0 nel 2013, UFS 2.1 nel 2016 ed infine UFS 3.0 nel 2018.

UFS 3.0: perchè è importante

I primi smartphone dotati di memoria UFS 3.0 sono stati i OnePlus 7 e OnePlus 7 Pro, portando alla ribalta l’importanza di questo standard. Lo standard UFS 3.0 supporta in modo efficiente le interconnessioni tra il chip e la memoria, migliorandone la velocità e l’affidabilità. In altre parole la memoria UFS 3.0 può gestire una larghezza di banda doppia (e quindi il doppio della velocità) a fronte di un consumo inferiore. Non è da trascurare il fattore affidabilità, dato che le memorie 3.0 possono gestire un range di temperatura più ampio, cosa che le rende adatte ad applicazioni dove l’affidabilità è critica, come quelle automotive.

Altra funzionalità importante dello standard 3.0 è il supporto alle chiavi multiple per le RPBM (Replay Protected Memory Block), partizioni hardware volte ad immagazzinare informazioni critiche come le chiavi di protezione per i contenuti protetti dal diritto di autore (DRM, Digital Rights Management) o i dati relativi ai pagamenti.

UFS 3.0 vs UFS 2.1: tutte le differenze

Le domande a cui vogliamo rispondere però sono le seguenti: cosa cambia tra uno smartphone con una memoria UFS 3.0 rispetto ad uno smartphone con memoria UFS 2.1?

Velocità

Il primo vantaggio del nuovo standard UFS 3.0 è la velocità. Se la confrontiamo con la UFS 2.1 la velocità è doppia (in teoria), essendo progettato e studiato per sfruttare il doppio della larghezza di banda. Sempre a livello teorico quindi, può raggiungere una velocità di trasferimento di 23.2 Gbps, come somma delle velocità massime supportate dai due canali (11.6 Gbps ciascuno). Nella pratica però è difficile superare la velocità di 15 Gbps.

Temperature

L’altro vantaggio delle memorie UFS 3.0 è nei consumi energetici, il che si traduce in una migliore gestione termica. Questo aspetto nella pratica lo si riscontra durante la registrazione dei video a 4K per esempio, in cui vengono trasferiti e salvati un gran numero di dati al secondo, facendo aumentare sensibilmente le temperature. Se pensate di registrare un gran numero di video a 4K è preferibile scegliere modelli con memoria UFS 3.0, al fine di garantirvi una buona affidabilità e un maggiore tempo di vita della memoria.

Lista degli smartphone con memoria UFS 3.0

Qui di seguito vi elenchiamo i dispositivi che al giorno d’oggi sono dotati di memoria UFS 3.0:

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I migliori 8 podcast di tecnologia [Italiani]

Il 2019 è stato senza dubbio l’anno dei podcast. Secondo il primo Report Italia di Voxnest, se ad inizio anno gli ascoltatori giornalieri di podcast erano 60 mila sono diventati oltre 160.000 a fine anno, e gli ascolti mensili sono passati da 1,8 milioni a 4,5 milioni.

Alla base del boom dei podcast c’è la comodità di poterli ascoltare in qualsiasi momento della giornata: mentre siamo a casa, in ufficio, mentre ci rilassiamo leggendo le notizie online o navighiamo sul web o anche mentre facciamo sport.

Quali sono i podcast più interessanti da seguire per gli appassionati di tecnologia?

C’è da dire che non solo molti i podcast in italiano che offrono approfondimenti verticali sul tema della tecnologia e delle ultime novità in campo tech. A differenza di Youtube, dove proliferano recensioni, unboxing, opinioni e commenti agli ultimi device o novità tecnologiche, per i podcast la quantità dei contenuti è ancora scarsa. Tra questi però ci sono dei fiori all’occhiello che vale la pena seguire, a seconda del tipo di intrattenimento e di informazione che preferite. Abbiamo raccolto qui tutti i podcast più seguiti dagli appassionati del mondo Apple, Android o di tutta la tecnologia in generale.

Caffè 2.0

È il podcast che pubblica nuovi episodi con maggior frequenza oltre ad essere quello più longevo. Nato nel lontano 2008, Caffè 2.0 pubblica quotidianamente uno o due episodi, in genere con una durata da 5 a 10 minuti. Il podcast è rivolto a tutti gli appassionati di tecnologia e mondo digital a 360°. Le tematiche spaziano dalle app, ai social, alle nuove tecnologie, nonché alle questioni legali e di privacy collegate alla tecnologia. D’altronde l’autore, Valentino Spataro, è uno sviluppatore ma anche un consulente legale, che riesce a spiegare in modo semplice, scorrevole e per nulla noioso i temi più discussi in ambito tecnologico.

Tech.is.it

Si tratta del nuovo podcast di Riccardo Palombo, volto molto conosciuto tra gli appassionati di tecnologia per le sue recensioni di altissimo livello tecnico, prima su HDBlog e poi sul suo canale Youtube. Purtroppo la frequenza di pubblicazione non è molto alta, circa di un nuovo episodio al mese, ma in ogni puntata c’è un ospite di eccezione: Maurizio Natali di Saggiamente, Andrea Galeazzi, Paolo Corsini di HWUpgrade, Giorgio Taverniti dello storico GTForum a Emanuele Cisotti di Androidworld. Gli argomenti spaziano dai device, agli approfondimenti tecnici (davvero di livello quella su Intel vs AMD con Paolo Corsini) alle puntate di scuola di recensioni.

EasyApple

Se siete appassionati del mondo Apple e cercate un podcast rilassante da ascoltare nel tempo libero, EasyApple è un podcast che vale sicuramente la pena seguire. La frequenza di aggiornamento e la costanza con cui vengono rilasciate le varie puntate sono i punti di forza di questo podcast. Non si tratta infatti di un podcast nato dalla costola di un web magazine o di un canale Youtube, ma frutto di un progetto che nasce come podcast nel 2012 da un’idea di Federico Travaini e Luca Zorzi. Ogni settimana esce un nuovo episodio e, nonostante il nome, approfondisce tutti gli argomenti collegati al mondo Apple, dalle app, alla domotica, ai nuovi device o alle funzionalità dell’ecosistema Apple. Un servizio a tutto tondo per tutti coloro che hanno dei dispositivi Apple e che amano la tecnologia.

Smartworld News

È un podcast atipico che si limita a riassumere le notizie principali pubblicate su Smartworld attraverso delle pillole informative. Ciascuna puntata dura solo 3-4 minuti e non è quindi l’ideale per chi vuole rilassarsi lasciando il podcast in sottofondo mentre ci si dedica ad altro. Se lo scopo però è solo quello di ritagliarsi qualche minuto durante la giornata per tenersi aggiornati sulle principali novità può fare al caso vostro. Gli argomenti trattati ruotano attorno alla tecnologia a 360°, dal mondo Android a quello Apple, dai giochi al mondo PC ai servizi di streaming come Netflix e Disney+. Peccato per la durata di ciascun episodio, perchè gli argomenti trattati meritano sicuramente un approfondimento più accurato.

Mister Gadget

È il podcast di Luca Viscardi, speaker radiofonico della rubrica di Radio Number One, tutta dedicata al mondo della tecnologia. Tra tutti i podcast è sicuramente la voce più radiofonica e piacevole da ascoltare. Le puntate durano mediamente 15 minuti e tratta argomenti legati al mondo tech, con un focus rivolto principalmente ai device, ma non solo. La frequenza di pubblicazione è calata un po’ negli ultimi mesi rispetto alla cadenza settimanale dello scorso anno, ma ogni puntata è ricca di contenuti e spunti davvero interessanti.

Io & tech

Io & Tech è il podcast per tutti coloro che seguono sia le novità nel campo Apple che Android. Ogni episodio dura 45 minuti circa, durata perfetta per metterla come sottofondo mentre si è davanti al pc o in macchina. Gli episodi vengono pubblicati ogni mercoledì alle 17.00 e il focus è principalmente sui dispositivi e sulle nuove uscite. Questo podcast è consigliato per tutti coloro che vogliono sentir parlare di tecnologia senza troppi fronzoli e distrazioni, che possiedono sia dispositivi Apple che Android e che oscillano continuamente tra le novità in un campo e nell’altro.

IphoneItalia

Il podcast del noto blog iPhoneItalia è forse quello più costante e quello che, tra tutti i blog focalizzati sulla tecnologia, dedica maggiore attenzione a questo canale di comunicazione. Il target sono i soli appassionati del mondo Apple che vogliono tenersi costantemente aggiornati sulle novità. Approfondimenti sui device iOS e attualmente sul mercato e sull’intero ecosistema Apple, rumors sui prossimi dispositivi, analisi del mercato e delle strategie di Apple e tanto altro. Ogni puntata dura circa un’ora, il tempo necessario per dedicare sufficiente attenzione e cura all’argomento del giorno.

Intervallo

Si tratta del nuovo podcast di HDBlog, sito di riferimento per gli appassionati di tecnologia. Contrariamente a quanto si possa pensare non tratta nello specifico argomenti di tecnologia, ma tutto ciò che ruota attorno alla cultura digitale. È pensato infatti come uno show, a tratti irriverente, una pausa dal flusso di informazioni tecnologiche di HDblog. Gli ospiti variano di continuo e le tematiche sono imprevedibili. La parola d’ordine del nuovo podcast di HDBlog è intrattenimento, dove la tecnologia e il mondo web sono solo un pretesto per intrattenere tutti gli appassionati dei podcast e non necessariamente appassionati di tecnologia.

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Migliori smartphone per batteria e autonomia a max 200 € [2020]

Sappiamo bene quanto sia difficile “portare a sera” i nostri smartphone, visto che l’autonomia degli smartphone passa spesso in secondo piano nella corsa alle performance e ai display con risoluzione sempre maggiore. Non tutti però hanno la possibilità di mettere in carica lo smartphone durante la giornata e per questo motivo oggi cercheremo di stilare una classifica degli smartphone in base alla loro autonomia. Nello specifico in questa guida tratteremo i soli modelli con un prezzo massimo di 200 €.

È doveroso sottolineare che la capacità della batteria influenzi solo in parte la reale autonomia dello smartphone. Guardare solo alla capacità della batteria dichiarata dal produttore non è l’approccio corretto: più mAh non sempre sono sinonimo di migliore autonomia e questo rende ancora più chiaro come l’interazione tra hardware e software sia il fattore determinante: senza una buona ottimizzazione è davvero difficile che uno smartphone possa ottenere risultati importanti in termini di autonomia.

Abbiamo scelto di ordinare gli smartphone sulla base del tempo di conversazione, dell’autonomia in navigazione Wi-fi e in riproduzione video (con luminosità al 50%) allo scopo di simulare una situazione di normale utilizzo quotidiano.

Vogliamo inoltre sottolineare che questa classifica non ha la pretesa di avere una validità assoluta, dato che l’autonomia è strettamente connessa con il particolare uso che si fa dello smartphone. Il nostro consiglio è quello di fare comparative tra gli smartphone, più che in valore assoluto.

Cosa impatta il consumo della batteria?

Ad incidere sui consumi della batteria contribuiscono molti fattori che variano molto a seconda dell’uso che facciamo dello smartphone. Per i display il consumo dipende da: dimensioni, luminosità, tecnologia e tempo di utilizzo. Per fare un esempio, un display AMOLED (come quelli utilizzati sui Samsung) non consuma nulla nella riproduzione dei neri ma consuma moltissimo per i bianchi. A tal proposito vi invito a leggere il nostro precedente articolo a riguardo.

Oltre al display e, tralasciando il tempo di utilizzo, altri fattori influenzano la durata della batteria: la modalità di connessione alla rete, la stabilità del segnale e l’uso di CPU/GPU. In primo luogo, a parità di tempo, usare il wifi per scambiare dati incide molto meno rispetto allo scambio via rete mobile. In seconda battuta, la scarsa stabilità del segnale porta ad un aumento dei consumi, dovuto al continuo “adattarsi” del device a situazioni limite. In particolare questo aumento drastico si verifica nel classico caso di rete 3G/4G “ballerina”, che porta ad un continuo switch tra le modalità di rete, con conseguenti consumi notevoli del dispositivo. A chiudere, è importante capire che i processi energicamente più dispendiosi, sono quelli che necessitano di un uso più spinto di CPU e GPU. Mentre per la CPU appare ovvio a tutti che un “lavoro” a velocità clock più alte, dovute a processi che richiedono molta potenza di calcolo, porta ad un maggior consumo, non lo è altrettanto il rapporto causa/effetto per quanto riguarda la GPU. Non tutti sanno che, indipendentemente dal carico della CPU, la pressione sulla GPU varia a seconda della complessità dell’elaborazione grafica, cioè (passatemi la semplificazione) a seconda di quanti “oggetti” vedete sulla schermata e con che qualità. Detto questo, è facile capire che un gioco 3D consuma più di un gioco 2D e che quest’ultimo consuma più di un’applicazione “classica” senza “poligoni in movimento”.

Come testiamo l’autonomia degli smartphone?

Detto questo, va da sé che nelle prove prodotto cerchiamo di provare gli smartphone nel modo più eterogeneo e completo possibile ma, al fine di avere un parametro di confronto oggettivo, abbiamo preferito aggiungere i dati di GSMArena. Nello specifico l’autonomia in navigazione web in Wi-fi viene misurata aggiornando in automatico una pagina web statica ogni 10 secondi. L’autonomia in riproduzione video viene misurata invece con un video a bassa risoluzione (risoluzione SD) con una luminosità del 50 %.

Classifica degli smartphone con la migliore autonomia

1. Realme 6i

Batteria: 5000 mAh
Autonomia in chiamata: 34:59 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 29:59 ore
Autonomia in riproduzione video: 20:55 ore

Realme 6i è l’utimo smartphone entry-level di Reame, azienda nata da una costola di Oppo che arriva sul mercato con un prezzo di listino di 199 euro. Il punto di forza principale è l’autonomia, forte di una batteria da 5000 mAh. Dai primi test si tratta dello smartphone in assoluto con la maggior durata, grazie ad un display a bassa risoluzione (720 x 1600 pixel) e un processore MediaTek Helio G80 a basso consumo. Se cercate uno smartphone economico con la batteria più duratura, è senza ombra di dubbio in cima alle nostre preferenze.

Con un utilizzo descritto nell’introduzione, esaurisce la sua carica dopo ben circa 21 ore. E’ quindi tra i pochissimi modelli in grado di assicurare senza troppi problemi due giorni di autonomia. In ultimo supporta la ricarica rapida a 18 W, un miglioramento apprezzabile rispetto alla ricarica a 10 W del Realme 5, grazie alla quale è in grado di caricarsi al 33 % di batteria in 30 minuti e al 50 % in 50 minuti.

2. Realme 5

Batteria: 5000 mAh
Autonomia in chiamata: 47:12 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 21:45 ore
Autonomia in riproduzione video: 23:58 ore

Realme 5 fa parte della scorsa line-up entry-level di Realme, caratterizzata anch’essa da una super batteria da 5000 mAh in grado di assicurare un’autonomia eccellente. Alla base della durata della batteria troviamo un processore Snapdragon 655 a consumo energetico ridotto. La risoluzione dello schermo è chiaramente ridotta (720 x 1600) e pari a quella del nuovo Realme 6i, rispetto al quale può vantare un prezzo ancora più basso e ormai inferiore a 150 euro. Se cercate uno smartphone che vi permette di fare tutte le attività basilari (whatsapp, social, qualche foto) senza troppe pretese sulle performance ma che eccella in autonomia, è tra le scelte più economiche che vi possiamo consigliare in questa guida. Non supporta purtroppo la ricarica rapida, che sarebbe stata auspicabile per una batteria con questa capacità. Con la tradizionale ricarica a 10 W si arriva dopo mezz’ora di carica a poco più del 20 % di batteria.

3. Realme 5s

Batteria: 5000 mAh
Autonomia in chiamata: 46:40 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 21:22 ore
Autonomia in riproduzione video: 19:55 ore

Realme 5s ha un profilo tecnico molto simile al Realme 5, da cui si differenzia per una qualità migliore delle fotocamere e una memoria (sia RAM che interna superiore). Mantiene la batteria da 5000 mAh, e i risultati nei test di autonomia sono molto simili a quelli del Realme, condividendo schermo e processore. Realme 5s è per chi cerca uno smartphone economico con una batteria infinita ma senza rinunciare del tutto ad una buona qualità delle foto e delle prestazioni discrete: il prezzo da pagare è di una ventina di euro in più rispetto al Realme 5. Purtroppo è insieme al Realme tra i modelli più lenti a caricarsi, mancando il supporto al fast charging, al posto del quale troviamo la tradizionale ricarica a 10 W.

4. Redmi Note 9s

Batteria: 5020 mAh
Autonomia in chiamata: 41:30 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 19:12 ore
Autonomia in riproduzione video: 16:30 ore

C’è chi già gli attribuisce il titolo di beat-buy: il nuovo smartphone di Redmi si presenta sul mercato con delle caratteristiche davvero interessanti, che includono una super autonomia. La batteria da 5020 mAh è capace anche di 8 ore di display acceso, con luminosità media, che si traducono, con un utilizzo moderano, in quasi due giorni di utilizzo con una singola carica. Il prezzo è di poco inferiore a 200 euro, ma rispetto al Realme 6i presentato in questa guida, sacrifica un po’ di autonomia per offrire uno schermo a più alta risoluzione (1080 x 2400 pixel), supportata parzialmente da un processore 720G con prestazioni simili ma con una gestione energetica ancora più efficiente. I tempi di ricarica possono contare sul supporto del fast charging a 18 W, e della dotazione di un charger da 22.5 W capace di caricare lo smartphone da 0 a quasi il 40 % in mezz’ora, del 60 % in 50 minuti e al 100 % dopo 1 ora e 45 minuti.

5. Motorola One Macro

Batteria: 4000 mAh
Autonomia in chiamata: 39:23 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 15:57 ore
Autonomia in riproduzione video: 17:23 ore

Motorola One Macro è la dimostrazione che non è possibile dedurre la durata della batteria dalla sola capacità. Dotato da una batteria da 4000 mAh, inferiore ad altri modelli presentati in questa guida, riesce a garantire un’autonomia eccellente grazie ad uno schermo a bassa risoluzione (720 x 1520 pixel) e all’ottimizzazione di Android One, strizzando l’occhio a tutti gli utenti che vogliono uno smartphone da utilizzare spensieratamente non solo dal punto di vista dell’autonomia ma anche della protezione. Motorola garantisce aggiornamenti e 2 release di versione. La ricarica rapida è assente (10 W, 5 V – 2A) ma avendo una batteria più piccola i tempi di ricarica sono equiparabili a quelli di altri modelli di questa guida con ricarica rapida.

6. Motorola G7 Power

Batteria: 5000 mAh
Autonomia in chiamata: 42:52 ore
Autonomia in navigazione web (wi-fi): 21:45 ore
Autonomia in riproduzione video: 23:58 ore

Con un prezzo di mercato da poco sceso sotto i 200 euro anche su Amazon, G7 Power è indubbiamente tra gli smartphone con la maggiore durata della batteria. Lo abbiamo messo come ultimo in questa guida perchè è quello meno recente, essendo uscito circa 12 mesi fa (Aprile 2019). Se dovessimo guardare solo l’autonomia sarebbe secondo solo al Realme 6i. La batteria da 5000 mAh, unita ad uno schermo a bassa risoluzione (720 × 1520 pixel) e un processore con un buon risparmio energetico (Snapdragon 632) consentono la piena copertura di due giorni. Supporta inoltre la ricarica rapida TurboPower, da 15 W o da 18 W a seconda delle versioni (quella europea è a 18 W), capace di ricaricare lo smartphone da 0 al 30% dopo soli 30 minuti.