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Manfrotto Befree GT XPRO: la recensione

La versione BeFree GT XPRO di Manfrotto è la soluzione perfetta per chi lavora con la propria fotocamera e ha bisogno della massima versatilità: un’asta che si può posizionare a 90 gradi e una leggerezza complessiva davvero invidiabile. Questi sono i primi due fattori da considerare nella scelta di questo interessantissimo treppiedi Manfrotto. Questo modello, infatti, è la versione avanzata del classico BeFree da viaggio a cui viene aggiunto il meccanismo a 90° gradi, finora visto su treppiedi più avanzati e costosi.

 

Manfrotto BeFree GT XPRO Design e materiali

Il design è assolutamente interessante, grazie al sistema che permette di ripiegare completamente la colonnina a 90 gradi all’interno ed ottenere una forma decisamente più compatta e comoda da portare in giro. In generale questa soluzione di Manfrotto è adatta per le esigenze di fotografi più o meno avanzati, dato che può supportare fotocamere con obiettivi e gabbie di ogni genere, fino a 10 kg massimo. In realtà esistono due tipi di BeFree GT XPRO in commercio, una in alluminio (più economica, ma più pesante dato che raggiunge circa 2 kg) e una in Carbonio, disponibile qui in Italia. Il peso è sicuramente un fattore da considerare dato che si ferma a 1,76kg.

Il Manfrotto BeFree GT XPRO sfrutta gambe che sono divise in 4 sezioni, per ottenere la massima versatilità in termini di altezza. L’altezza massima del treppiedi può raggiungere 162 cm, mentre da chiuso si ferma ad appena 43 cm di lunghezza. Davvero comodo se pensate di agganciarlo esternamente al vostro zaino fotografico. In generale le gambe possono lavorare su tre angolazioni: 22°, 54° e 89°, ma in alternativa possono arrivare ad una totale libertà se si liberano dai blocchi.

 

Le altre caratteristiche principali

La testa del treppiedi, di default, è una testa a sfera compatibile sia con il sistema Manfrotto RC2 che con il sistema a rilascio rapido Arca-Swiss. Effettivamente è un sistema classico di aggancio e sgancio che permette di lavorare in rapidità ed è perfetto per chi scatta soprattutto foto con il proprio setup. Se, invece, siete più interessati ai video, questo genere di testa a sfera è sicuramente meno consigliato. 

Una delle caratteristiche che mi ha colpito di più è la robustezza: nonostante si parli di un treppiedi molto leggero (appena 1,76kg), anche quando è posizionato all’altezza massima con vento, non mi ha mai dato la sensazione di essere instabile o scomodo per scattare foto. Sono riuscito a portarlo anche in alcune gite fuori porta sulla neve e, anche con temperature di poco inferiori allo zero, non ho notato alcun problema. 

Le sezioni delle gambe funzionano con il meccanismo di avvitamento-svitamento, quindi anche indossando dei guanti non avreste problemi di sorta per regolare le gambe comodamente. I meccanismi di blocco della testa sono posizionati tutti comodamente nella parte superiore, a portata di mano sotto la fotocamera, e questo permette di regolare rapidamente la giusta inclinazione e rigidità.

 

La sezione a 90 gradi

La colonnina a 90 gradi è una aggiunta interessante e importante per garantire la versatilità che il Manfrotto BeFree GT XPRO promette: questa effettivamente non risente del peso e può essere regolata e posizionata come meglio si crede. Il punto di equilibrio non deve essere necessariamente il centro del treppiede, ma si può allungare per sfruttare al meglio la sua comodità.

 

Le considerazioni finali

Manfrotto BeFree GT XPRO è un treppiedi che può far felice ogni genere di fotografo, seppur abbia un prezzo decisamente alto che può impaurire di primo impatto. Infatti il prezzo sul sito ufficiale è di 437€, mentre scendiamo a 410€ su Amazon.it. Sempre sul noto store ecommerce è possibile provare la versione in alluminio, di cui vi ho parlato a inizio recensione, a 235€. Su questa, purtroppo, non posso fornirvi ulteriori indicazioni avendo provato solo quella in carbonio.

Questo treppiedi è davvero indicato a chi cerca un prodotto di qualità altissima, curato nei particolari, leggero e soprattutto versatile per la presenza della colonnina a 90°.

Onestamente dopo averlo usato per praticamente due mesi non mi sento di segnalare alcun difetto che possa limitare l’esperienza d’uso.

 

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Huawei Gentle X Monster: la recensione

In questo ultimo periodo si sta diffondendo sempre di più, anche nel nostro paese, l’utilizzo degli occhiali smart, cioè quel tipo di occhiali dotati di tanta tecnologia da renderli sempre più simili ad un dispositivo indossabile che ad un accessorio per la vista (o per proteggersi dal sole). Oggi vi parlo di un paio di questi occhiali che ho avuto modo di provare e dei quali vi racconto la mia esperienza: stiamo parlando dei Huawei X Gentle Monster che sono stati lanciati anche sul nostro mercato nazionale e che, alla fine, assolvono diverse funzioni delle quali vi parlerò tra poco.

Questo prodotto nasce da una collaborazione tra Huawei e l’azienda coreana Gentle Monster, nota per la produzione di occhiali. In questo caso si potrà dire “l’unione fa la forza”?

 

Huawei X Gentle Monster: aspetto estetico e tecnologia

I nuovi Huawei X Gentle Monster sono un concentrato di tecnologia racchiuso all’interno di un modello realizzato con un design semi-aperto che assomiglia, senza pretendere di essere uguale, a quello dei Ray-Ban. Questo design è stato scelto, a quanto pare, proprio per consentire all’occhiale di essere adatto all’allocazione di due diversi speaker posti a metà delle due stanghette laterali. Costruendo l’occhiale in questa maniera si è reso possibile indirizzare il suono direttamente verso il padiglione auricolare e, devo ammettere, che dopo diversi giorni di utilizzo il risultato è davvero di buon livello.

Sempre a livello di tecnologia presente su Huawei X Gentle Monster ci sono due microfoni, posti ciascuno su di un lato diverso, che ho utilizzato per effettuare telefonate (con tanto di riduzione del rumore esterno), ed ancora abbiamo la certificazione IP63. Questa certificazione, che su di un paio di occhiali potrebbe sembrare superflua, in realtà si è resa molto utile, secondo la mia esperienza, soprattutto per evitare che si graffino o che, una volta posati accanto ad un liquido, lo stesso li possa rovinare (non vi nego che, al ristorante, si è rovesciata sull’occhiale una nota bevanda americana, ma non ho verificato nessun tipo di problema).

Ho potuto apprezzare la comodità e la buona risposta dei controlli soft touch posizionati lungo le aste laterali che permettono di rispondere alle telefonate o di iniziare a riprodurre i suoni ed interromperli: la musica si sente con una buona qualità e, se per caso vi levate gli occhiali, la musica si mette in pausa automaticamente. Si tratta di comandi comodi e ben funzionanti. Infine va detto che la modalità di ricarica di Huawei X Gentle Monster è leggermente farraginosa perché l’occhiale si carica solo se posizionato all’interno della sua ingombrante custodia (che a sua volta deve essere ricaricata con il cavo USB-C che trovate nella custodia stessa). Se da un lato dunque abbiamo un occhiale leggero, rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare, dall’altro abbiamo una custodia troppo ingombrante che ne limita la gestione e, soprattutto, la possibilità di ricarica dovendocela portare dietro se il livello della batteria è basso.

 

Huawei X Gentle Monster: i materiali

Se dovessi trovare un vero limite a questo dispositivo è l’uso di materiali non di primissimo livello: fondamentalmente, anche per garantire una certa leggerezza, è stata usata la plastica. Questo ovviamente comporta una certa spensieratezza nell’uso quotidiano, ma dipende molto da come voi vi approcciate all’acquisto di occhiali da sole. Ho fatto provare questi occhiali a molti amici e tutti si sono dichiarati quasi stupiti per la qualità del suono, ma non sono rimasti molto soddisfatti dall’uso dei materiali cheap.

 

Huawei X Gentle Monster: facili o difficili da usare?

La domanda che più di tutte mi sono posto prima di provarli è stata la seguente: saranno semplici o difficili da usare? Non avendo mai provato un occhiale di questo tipo il dubbio era legittimo ed ora devo ammettere che l’utilizzo dei Huawei X Gentle Monster non mi ha creato nessun tipo di problema. L’uso quotidiano è assolutamente intuitivo, infatti mi è bastato attivare la connettività Bluetooth, premere il tasto di abbinamento del device che si trova sulla custodia dell’occhiale ed associarli (si chiamano “Eyewear”). Il pairing è pressoché immediato come si si trattasse di una canonica cuffia senza fili. 

Inoltre va ricordato come con questo device si ha a disposizione l’app Huawei AI Life (ma solo se come me avete uno smartphone con sistema operativo Android). Grazie a questa app, molto comoda, potete sempre tenere sotto controllo il livello di carica (di norma durano fino ad 8 ore di utilizzo) ed anche svolgere l’aggiornamento del firmware. Si tratta dunque di un app decisamente importante, ed utile, ma il fatto che ad oggi non sia compatibile se non con un sistema operativo Androd è sicuramente un limite.

 

 

Huawei x Gentle Monster: pregi, difetti (e prezzo)

In conclusione si tratta di un dispositivo semplice e comodo da usare, che fornisce una buona qualità del suono ed un ottimo riscontro al controllo touch. Chiaramente però le vostre conversazioni saranno soggette all’ascolto di terzi (la privacy è difficile da mantenere in questi casi) ed il suo prezzo di vendita, pari ad Euro 399,00 è altino. Discorso diverso se li trovate in promozione o in offerta, a quel punto potrebbero essere un vero affare. Il giudizio dunque rimane positivo, sia sotto il profilo della qualità che della semplicità di utilizzo ma è chiaro come il prezzo sia una discriminante molto importante.

Personalmente avrei apprezzato di più l’utilizzo di materiali più pregiati visto il prezzo comunque elevato. Chi si avvicina poi a Huawei X Gentle Monster è evidente che lo faccia anche per il ricordo degli iconici Google Glass. A mio avviso sarebbe stato interessante avere un paio di occhiali smart che offrissero qualcosina in più a livello di funzionalità dato che effettivamente in questo caso le utilizzerete per la riproduzione musicale in primis.

 

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Recensioni Smartphone

Android 10 su Xiaomi Mi 9T: la recensione

Amici di Tecnologici.net ben trovati. Dopo un bel po’ di tempo, torniamo a parlare di Xiaomi e, più nel dettaglio di uno degli smartphone più apprezzati dagli utenti Android, Xiaomi Mi 9T.

In occasione del Prime Day Amazon di quest’estate, ho acquistato questo gioiellino e quindi ho potuto assistere quasi dall’inizio alla sua evoluzione lato software. In realtà, già dall’accensione era evidente come lo smartphone fosse già pienamente ottimizzato anche se con qualche piccolo problema ed imperfezione ereditato dalla MIUI 10.

Il 22 Ottobre 2019 quando la prima release MIUI 11 venne rilasciata, molte delle imperfezioni di cui sopra furono brillantemente risolte: la tanto agognata coerenza grafica in particolare delle icone, il menù delle impostazioni riorganizzato in modo molto più intuitivo ed ordinato ed in generale una migliore ottimizzazione lato software, migliorò sensibilmente l’esperienza utente, pur non introducendo particolari novità a livello generale.

Android 10 su Xiaomi Mi 9T

A distanza di 2 mesi e dopo i primi avvistamenti di inizio 2020, finalmente è arrivato il tanto atteso aggiornamento all’ultima release del robottino verde. La ROM su base Android 10 sta raggiungendo a scaglioni anche gli utenti europei e le novità sono davvero interessanti. L’aggiornamento che ha un peso di poco più di 2.2GB, porta il numero di versione del firmware MIUI 11.0.4.0QFJEUXM. nello screenshot qui sotto il changelog:

Le novità di Android 10 su MIUI 11

Non tragga in inganno la scarsità di indicazioni del changelog perché di cose da dire ce ne sono un bel po’. Oltre alle patch di sicurezza di Gennaio 2020, è stato aggiunto il supporto Android auto ed implementata la tecnologia Android system webview.

L’applicazione Temi è tornata accessibile anche a noi utenti italiani senza la necessità di modificare la regione, è stata aggiunta la modalità blog alla fotocamera MIUI oltre ad alcune funzioni molto utili tra le quali vi segnalo la gestione attività all’interno delle applicazione Note, che oltre alle classiche note di testo e vocali, registrabili semplicemente tenendo premuta l’icona per l’inserimento di una nuova nota ora permette anche di creare dei promemoria che non vi faranno perdere nessun nuovo appuntamento. Altra novità molto apprezzata e la possibilità di avere Gmail in modalità scura, funzione fin qui riservata agli smartphone dotati di Android 10.

 

La recensione

Venendo alle prestazioni è davvero sorprendente constatare come lo smartphone sia sensibilmente più reattivo e veloce: per spiegare la sensazione che rimane durante l’utilizzo, immaginate di avere sempre avuto attivo il risparmio energetico di sistema e di disattivarlo, tutto è più veloce, immediato e reattivo senza in realtà andare ad impattare minimamente sulla durata della batteria che nei primi cicli di ricarica, sembra addirittura più performante. Anche il display ha visto aumentata la sensibilità al tocco con una conseguente riduzione del tempo che trascorre tra un gesto e l’effettiva esecuzione del comando da parte dello smartphone.

Anche la fotocamera stock è decisamente migliore rispetto alla versione precedente in particolare nei video che sembrano essere gestiti meglio per quanto riguarda l’esposizione in condizioni di scarsa luminosità ed in generale, l’aggiunta delle scorciatoie per le varie modalità di scatto rende la fruizione dell’applicazione molto più veloce senza la necessità di entrare ogni volta nelle impostazioni per modificare questo o quel parametro.

Venendo alle conclusioni, trovare un difetto a questo smartphone dopo l’ultimo aggiornamento è impresa davvero ardua, se si escludono alcune mancanze relative alla dark Mode in alcuni menù ed impostazioni di sistema che verranno colmate dai prossimi aggiornamenti, come anticipato da Xiaomi.

Articolo a cura di Stefano De Ponte

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Audio Recensioni

Soundcore Life P2: la recensione

Perché comprare un paio di auricolari TWS che promettono una qualità cristallina delle chiamate e non una riproduzione musicale di alto livello?
È evidente che Soundcore, brand spin-off di Anker, si sia reso conto che la qualità delle chiamate di molti auricolari True Wireless fosse scadente: per questo mi sono avvicinato alle Soundcore Life P2.
L’obiettivo di questa recensione è comprendere quindi sia la qualità audio in chiamata che quella in riproduzione dei contenuti multimediali.

 

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Unboxing

Il packaging delle Soundcore Life P2 rispecchia la mentalità dell’azienda: pulito, lineare, ricco di dettagli. Difatti all’interno della confezione troviamo un buon set ordinato, a partire dal case e base di ricarica che contiene i due auricolari True Wireless, passando poi per 4 paia di gommini di diverse dimensioni per adattarsi perfettamente alle esigenze di ognuno. Continuando l’esplorazione troviamo anche una guida rapida, anche se l’utilizzo è piuttosto intuitivo, il certificato di garanzia, una brochure per dichiarare la propria soddisfazione del prodotto e, soprattutto, un cavo di ricarica USB-C con laccio a strappo per riporlo ordinatamente.
Come è facile intuire, la dotazione è piuttosto ricca e interessante per la fascia di prezzo a cui sono vendute le Soundcore Life P2.


Qualità in chiamata

Il nodo della questione riguarda le chiamate: “Crystal Clear Calls” che trovate ben impresso sulla confezione di vendita è un bel biglietto da visita, nonché un’arma a doppio taglio se non ne sarete soddisfatti.
La prima cosa che ho provato è infatti la qualità del microfono in chiamata, perché troppo spesso in passato mi sono sentito chiedere dagli interlocutori se portassi gli auricolari dato che l’audio era disturbato o troppo metallico.
Con Soundcore Life P2 le aspettative erano alte, pur sapendo che si tratta di un modello da 50€.
In effetti in chiamata ho avuto conversazioni più pulite, praticamente assenti i momenti in cui la conversazione sembrava provenire dalla luna. La voce è risultata ai miei interlocutori forse un po’ più ovattata è lontana, ma evidentemente il microfono dedicato alla riduzione del rumore funziona in modo tale da rendere meno cristallina la voce ma assicurare meno disturbo ambientale. L’effetto metallico è stato presente con una certa costanza, più che altro nei casi in cui non avevo molta ricezione del mio operatore telefonico.

 

Qualità di riproduzione musicale

La qualità musicale sfrutta bene l’isolamento passivo che si viene a creare quando inserite le Soundcore Life P2: il suono risulta corposo è abbastanza presente e convincente sulle frequenze basse.
Sulle frequenze alte invece si cala leggermente di qualità, ma niente che non impedisca di godere al meglio (per la spesa) della vostra musica preferita.
Personalmente le ho trovate molto equilibrate: non ci sono generi musicali dove effettivamente le ho trovate mal disposte, anzi.

Latenza e gaming

Il Bluetooth 5.0 è una autentica garanzia quando si riproducono video ed è richiesta la sincronia tra labiale e ciò che stiamo ascoltando nell’orecchio. Le Soundcore Life P2 permettono una riproduzione più che godibile di questo genere di contenuti multimediali.
Per il gaming, invece, trovo che non siano gli auricolari adatti ed è meglio rivolgersi su modelli di altri brand.

 

Comfort e isolamento passivo

L’apprezzamento di un paio di auricolari passa inevitabilmente dal comfort quando si indossano, infatti le Soundcore Life P2 riprendono il form factor delle più famose AirPods di Apple, a metà tra il primo fortunato modello e più vicine al modello Pro. Ovviamente vista la differenza di prezzo non puntano affatto a competere, ma grazie alla presenza dei gommini di diverse dimensioni difficilmente si sentirà un affaticamento alle orecchie portandoli diverse ore.
Gli auricolari TWS sfruttano l’isolamento passivo, quindi niente costosa cancellazione attiva del rumore, bensì si cerca di sfruttare la fisica: con il giusto gommino, e qui insisto sul fatto di provarli tutti per trovare il proprio, si riesce a trovare il giusto compromesso tra comodità nell’orecchio e isolamento dall’esterno.
Data la forma con il microfono allungato verso il viso, Soundcore Life P2 sono meno indicati per gli sportivi o i runner dato che potrebbero cadere più facilmente durante l’attività più intensa.


Batteria e autonomia

Ciò che di sicuro non delude è l’autonomia perché, pur utilizzandole a volumi medio-alti, le Soundcore Life P2 riescono a garantire circa 30 ore di autonomia. Ovviamente grande impatto positivo lo ha il case con la sua batteria interna.


Prezzo

Il prezzo delle Soundcore Life P2 è di 49.99€, ma potete acquistarle anche tramite il nostro codice sconto che vi permetterà di risparmiare ulteriormente.

Se non dovesse essere valido, usate questo codice sconto 64X2RY3R e vi verranno scontati 10€. 

Perché comprare le Soundcore Life P2
Soundcore Life P2 rappresentano una certezza per gli utenti che sono alla ricerca di auricolari True Wireless di ottima fattura, capaci di prestazioni equilibrate in ogni circostanza. Le avevo prese per la qualità in chiamata, ma in realtà non sono rimasto stupito in positivo per quell’aspetto quanto più per la qualità in ascolto musicale. Non è da poco la presenza della porta USB-C che migliora i tempi di ricarica, vi permette di unificare i vostri cavi se avete a disposizione altri dispositivi con questo standard.
7.4
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Recensioni Smartphone

Xiaomi Mi A3: non sottovalutatelo | RECENSIONE

Il titolo parla chiaro: Xiaomi Mi A3 è stato annunciato per l’Italia a fine Luglio, ma ora a distanza di alcuni mesi penso che sia assolutamente uno smartphone da considerare. Il prezzo di listino è 249€ e questo aveva lasciato perplesso per via del display HD, ma, considerato che si trova spesso in offerta a 150-160€, Xiaomi Mi A3 è diventato uno smartphone best buy di categoria.

Xiaomi Mi A3 fa parte della famiglia Android One: aggiornamenti garantiti in tempi rapidissimi, interfaccia Android pura con poche personalizzazioni e caratteristiche tecniche molto interessanti.

Solo per questa recensione non saranno inserite foto: lo smartphone è uscito da molto tempo e ho deciso di lasciarvi una recensione leggera, con il video per farvi capire come è esteticamente e quali sono le sue potenzialità.

Xiaomi Mi A3: le principali specifiche tecniche

Data di uscita: Agosto 2019 | Peso: 174gr | Spessore: 8.5mm | Sistema operativo: Android Pie 9 | Aggiornamento disponibile: – | Display: 6.01 pollici| Risoluzione: 720 x 1560 pixel (286 PPI) | Processore: Qualcomm Snapdragon 665 | RAM: 4GB | Memoria interna totale: 64GB | Memoria interna disponibile: – | MicroSD: SÌ, fino a 256GB | Fotocamera principale: Camera 48MP + 8MP + 2MP | Fotocamera anteriore: 32MP | Batteria: 4030mAh, Rimovibile: NO | 4G: SÌ | Dual SIM: Sì

 

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Xiaomi Mi A3: design e display

Xiaomi Mi A3 è uno smartphone ben costruito e rispetto al suo predecessore (sia la versione Base che la Lite) si presenta molto più accattivante come design. Complici le belle colorazioni (More than White, che sto provando, Kind of Grey e Not just Blue), ma anche il vetro e lo spessore ridotto ad appena 8.5mm, ci si rende conto che Xiaomi MI A3 è stato curato in molti dettagli. La fotocamera posteriore è sporgente, ma è costruita in vetro zaffiro e potrebbe rompersi solo in caso di negligenza personale. Ad ogni modo, come per ogni smartphone, consiglio sempre delle cover per la protezione quotidiana contro urti e graffi: una cover è anche in grado di aumentare leggermente lo spessore ed evitare che la fotocamera poggi sul piano dove poggiamo lo smartphone.

Lo smartphone si caratterizza poi per una buona presa, complice la scocca che si arrotonda sui bordi in modo da facilitare l’impugnatura. La superficie frontale, invece, è quasi completamente coperta dal display Super AMOLED da 6.01 pollici, sovrastato dal notch a goccia che permette di avere una buona visibilità delle notifiche.

Il display è la croce di Xiaomi Mi A3: se da un lato troviamo la tecnologia AMOLED per godersi i contenuti multimdiali, dall’altro riconosciamo nella risoluzione da 1560×720 pixel un evidente limite. Se consideriamo il prezzo di listino, di cui parlavo in apertura di recensione, allora è chiaro che il compromesso tra nitidezza e prezzo era troppo sfavorevole: a distanza di alcuni mesi ci si rende conto che la questione è cambiata. La bassa risoluzione si avverte anche a occhio nudo e anche qualche occhio meno esperto sarà in grado di riconoscere i pixel da distanza ravvicinata, ciò è causato dall’uso di una matrice PenTile (la più economica tra gli AMOLED). Vi faccio questa segnalazione perché, a mio avviso, è un fattore da tenere in considerazione al momento dell’acquisto e, quindi, vi consiglio caldamente di guardarlo in negozio: se non vi da fastidio, allora Xiaomi Mi A3 è lo smartphone per voi. La resa dei colori è stato l’aspetto che ho apprezzato di più, poiché sono caldi e naturali, senza cadere nella solita extra saturazione che colpisce questa tipologia di display.

 

Xiaomi Mi A3: prestazioni

Lo smartphone presenta un chip Snapdragon 665 con GPU Adreno 610, i tagli di memoria sono da 64GB o 128GB con possibilità di espansione di memoria tramite microSD. Il chip di Qualcomm rappresenta un salto di qualità rispetto al Mi A2 e Mi A2 Lite e, nonostante qualche remora di alcuni utenti più smaliziati che volevano almeno il chip 710 (che viene montato dal Mi 9 Lite), mi sento di dire che le prestazioni sono comunque assolutamente adeguate in questa fascia di prezzo. Il livello medio degli smartphone Android è sicuramente salito e non ci sono incertezze nell’uso quotidiano, dove i lag o i freeze sono praticamente assenti. Per strizzare l’occhio ai top di gamma, c’è una buona dotazione in termini di tecnologia per le memorie: LPDDR4x per la RAM e UFS 2.1 per quella interna. Questo permette di avere un accesso e un caricamento delle app molto molto rapido. La GPU è in grado di soddisfare gli utenti meno esigenti: i giochi vengono riprodotti senza difficoltà a 30 FPS o 60 FPS a seconda del gioco, ma in alcuni casi è conveniente impostare livelli di dettaglio più bassi per avere maggiore fluidità.

Xiaomi Mi A3 vanta poi il Bluetooth 5.0, capace di non appesantire il lavoro sulla batteria e garantire una connessione molto salda. Manca purtroppo il chip NFC con tutto ciò che concerne i pagamenti digitali tramite smartphone (ad esempio nei negozi con il POS), mentre invece troviamo il super apprezzato jack da 3.5mm che permette di collegarsi con auricolari/cuffie con cavo e ottenere una riproduzione audio di alto livello. Anche l’altoparlante si comporta molto bene, pur non essendo stereo, infatti non troviamo distorsione anche a livelli alti di volume.

 

Xiaomi Mi A3: fotocamera

Se per molti smartphone Xiaomi la scelta di installare la Google Cam è stata quasi obbligatoria per salire di livello, bisogna ammettere che il vantaggio di avere Android One si ripercuote anche nell’app fotocamera già adeguata: le uniche modifiche riguardano il supporto ai tre sensori posteriori. Difatti troviamo il sensore Sony IMX586 da 48 MP che ha fatto la fortuna di Xiaomi, caratterizzato da una apertura f/1,8, uno da 8MP grandangolare (forse il più divertente da usare) e infine quello da 2MP per catturare la profondità di campo. La resa delle foto è molto buona se ci troviamo in buone condizioni di luce, in questo modo si può riscontrare una nitidezza molto elevata, rafforzata anche dall’intelligenza artificiale. Balza all’occhio il bilanciamento del bianco che vira verso toni freddi, a questo proposito infatti è consigliabile modificare qualche scatto con app come Snapseed per godersi al meglio la quantità di dettagli catturata.

 

Xiaomi Mi A3: sistema operativo

E’ inutile girarci intorno al fatto che questo smartphone appassionerà soprattutto chi apprezza il sistema operativo Android puro, difatti presenta una interfaccia assolutamente pulita e priva di fronzoli. Perfetta per personalizzare secondo le proprie esigenze: potete sbizzarrirvi perché preinstallate ci sono pochissime app della suite Xiaomi e l’app fotocamera è stata modificata per tenere conto della presenza dei tre sensori posteriori. Integrazione aggiuntiva è quella che riguarda lo sblocco con il viso, sempre molto preciso nel riconoscerci e su cui non posso segnalare eventuali malfunzionamenti. Le patch di sicurezza invece sono state aggiornate in modo tempestivo e, al momento in cui scrivo questa recensione, sono state aggiornate a Dicembre 2019.

 

Xiaomi Mi A3: autonomia

Adoro gli smartphone con una autonomia favolosa e Xiaomi Mi A3 non è da meno: batteria da 4030 mAh e ricarica rapida fino a 18W. Bastano queste due caratteristiche abbinate ad un sistema operativo pulito e poco energivoro a rendere lo smartphone più che durevole come autonomia. Anche la scarsa risoluzione del display aiuta non poco a rendere di alto livello le performance della batteria. Per darvi un’idea della resa della batteria, si ottengono risultati migliori di Xiaomi Mi A9, inferiore a un Huawei Mate 20 o un P30, ma assolutamente paragonabili a iPhone XR.

Xiaomi Mi A3: disponibilità e prezzo

Come detto in apertura di recensione, lo smartphone è stato lanciato al prezzo di 249€, ma già dopo pochi mesi è possibile acquistarlo anche a circa 150-160€ nella versione base. Potete acquistarlo anche dal seguente link per quella da 4/64GB, mentre a quest’altro link nella versione da 4/128GB.

A distanza di alcuni mesi dall'uscita il prezzo è drasticamente calato e questo ha reso lo smartphone sicuramente più accattivante per tutti i consumatori che non vogliono spendere più di 200 euro.
Personalmente l'uso di memoria UFS 2.1, il display super AMOLED, l'app Google Cam leggermente rivisitata ma disponibile nativamente sono dei fattori che mi permettono di chiudere un'occhio di fronte alla risoluzione bassa.
Le scelte di Xiaomi permettono di ottenere uno smartphone molto equilibrato, supportato anche dalle più recenti patch di sicurezza e con una autonomia ragguardevole.
Basta questo per considerarlo tra i migliori smartphone a meno di 200 euro? Assolutamente sì!
Design7.5
Display6.5
Prestazioni7.5
Autonomia8.5
Fotocamera7.7
Sistema7.8
Reader Rating0 Votes0
PRO
L'autonomia è davvero eccellente
La riproduzione dei colori del display è molto piacevole
Il sistema operativo è pulito e senza fronzoli
La fotocamera offre buoni scatti in quasi tutte le circostanze
Il design è stato curato più che nei modelli precedenti
Sensore a infrarossi
CONTRO
La risoluzione è davvero bassa
La mancanza di NFC
Prestazioni di poco superiori al Mi A2
7.6
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